martedì, gennaio 17, 2006

Pici risottati con zafferano broccoli e salmone



Sono stata folgorata dalla pasta risottata una decina di anni fa credo grazie alla Cucina Italiana o a Sale e Pepe. L'idea mi è piaciuta, ho iniziato con le penne per finire con la pasta lunga. Leggere il libro di Allan Bay mi ha fatto sorridere (non è una sua invenzione...come molti credono, ma manco lui l'ha mai detto) e mi ha fornito nuovi spunti. Mi rifiuto di farla nel Bimby ;-)
Io la cuocio nel wok visto che è l'unica pentola grande a mia disposizione almeno fino a quando non riuscirò ad andare da Medagliani.
I pici sono gli spaghetti toscani, fatti di acqua e farina (alcuni ci aggiungono le uova, sigh) e tirati a mano, sono lunghissimi, cicciotti e sono la salvezza dei vegetariani nelle osterie "da chianina".
L'accostamento con il salmone farà orrore ed è opinabile, ma io sto ancora facendo fuori le scorte natalizie (il salmone è marinato solo con sale e zucchero senza erbe e non affumicato).

per due persone

200 gr di cimette di broccolo
4 cucchiai d'olio extravergine toscano
1/2 bicchiere di vino bianco
1 scalogno
2 spicchi d'aglio
80 grammi di salmone
250 gr di pici
1/2 litro di brodo vegetale
4/5 stimmi di zafferano

La pasta lunga o lunghissima come nel caso dei pici, per non doverla spezzare, la cuocio per 3 minuti nell'acqua bollente in modo che si pieghi. La pasta così ci mette di più a cuocere e i pici non sono facili da manovrare, ma il tutto risulta molto più saporito di una normale pasta spadellata con il sugo.
Tritate scalogno e aglio e fate soffriggere in una larga padella con l'olio, aggiungete le cimette di broccolo, fate saltare per qualche minuto. In un paio di cucchiai di brodo caldo mettete gli stimmi di zafferano e mettete da parte.
Scolate la pasta e versatela nella padella. Fate insaporire per qualche minuto poi sfumate con il vino. Continute a cuocere come per un risotto, aggiungendo man mano il brodo vegetale caldo. Il sugo diventerà una cremina densa.
Prima che i pici siano cotti controllate il sale, aggiungete lo zafferano e fuori dal fuoco il salmone tagliato a listarelle. Servite ben caldi.

lunedì, gennaio 16, 2006

La quasi tradizione: pasta e fagioli



Un fine settimana di freddo barbino, tanto che uscire di casa non è stato nemmeno preso in considerazione, così mi sono potuta finire l'ultimo Harry Potter in pace (bello...ultimi capitoli da divorare come da copione ;-))
Cucina poca (ero impegnata a divanizzarmi), ma molto invernale: una pasta e fagioli con digressione macrobiotica. A me piacciono gli spaghetti nelle minestre, ma c'è chi preferisce la pasta corta...va a gusti. Il resto è un connubio di elementi riscaldanti e disintossicanti.

300 gr di fagioli borlotti secchi
1 cm di alga kombu
1 foglio di alga nori
2/3 alghe dulse
1 carota
1 cipolla
1 costola di sedano
2 spicchi d'aglio
1 peperoncino o pepe di caienna (opzionale)
3 cucchiai d'olio extravergine toscano
100 gr di spaghetti integrali

Mettete a bagno i fagioli per una notte insieme all'alga kombu.
Tritate la cipolla, la carota e il sedano e soffriggeteli, in una pentola di coccio, in un cucchiaio d'olio, aggiungete i fagioli e l'alga scolati e acqua fredda fino a coprire. Fate cuocere fino a quando i fagioli non saranno morbidi. Frullatene una parte e rimettetela nella pentola.
A parte tostate l'alga nori sulla fiamma del gas per pochi secondi e tritatela finemente insieme alla dulse. Unite questo trito ai fagioli e poi aggiungete gli spaghetti spezzettati.
In una padellina verste due cucchiai di olio, aggiungete l'aglio schiacciato ma con la buccia e fate scaldare per qualche minuto. Togliete l'aglio, il peperoncino e aggiungete alla zuppa. Mescolate, aggiustate di sale (non dovrebbe essre necessario) e servite ben calda.

Macroconsiglio
L'olio in inverno andrebbe consumato il meno possibile a crudo. Questo perchè tende a raffreddare il corpo e ad affaticare il fegato, scaldarlo leggermente è un ottimo sistema per aumentare la sua energia yang e far sì che l'intero piatto diventi una vera fonte di calore.

giovedì, gennaio 12, 2006

Pasta porri e ceci



Vero che non sono l'unica a passar periodi di furibondo amore per un cibo in particolare?
Non ho mai amato la pasta in modo particolare, ho sempre preferito il riso (forse l'esser cresciuta tra le risaie aiuta), ma nelle ultime settimane la pasta mi fa impazzire. Sarà il freddo...
Vero che ho in casa pacchi di Faella, Setaro, Garofalo e una non meglio precisata schiera di paste integrali...regali di Natale ;-)
Mi piace poi abbinare i legumi ai cereali senza farli andare sempre in minestra.
Il gusto di questo piatto è molto dolce, adatto a stomaci e pancreas in crisi da abbufate natalizie; potete poi omettere l'olio e limitarvi al tahin e a stufare i porri in due cucchiai di acqua in modo da limitare i grassi.

250 gr di pasta corta

1 porro grande
100 gr di ceci cotti
1 cucchiaio di olio extra vergine delicato (garda o ligure)
1 cucchiaio di tahin
100 gr di ceci

pepe di sichuan
chiodo di garofano
sale
acqua qb

Togliete le foglie esterne al poro e affettatelo sottile compresa tutta la parte verde. Fate scaldare l'olio, aggiugete il porro e fate saltare a fuoco vivo per qualche minuto, poi salate, coprite a filo con acqua e fate cuocere per una decina di minuti. Aggiungete i ceci già cotti, la tahina sciolta in un pochino di acqua e fate insaporire.
A parte cuocete la pasta (le mie erano penne della Setaro), scolate molto al dente e versate nella padella del sugo dove finirete la cottura. Nel macinino infilate il chiodo di garofano e macinate pepe e chiodo di garofano sulla pasta prima di servire. Sarà una mania ma se cuocio il pepe mi pare di perderne l'aroma soprattutto con il pepe di sechuan o il pepe rosa.

mercoledì, gennaio 11, 2006

I cavoletti di Ruth



Mangiar strano, come dice la mia mamma, non vuol dire non esser curiosi di tutti i generi di cucine (ho passato tanti anni formaggiosi prima di redimermi ;-)) anzi la cucina strettamente macrobiotica a volte è proprio noiosa e quindi le ispirazioni vanno colte ovunque.
Ruth Reichl è non solo la direttrice di Gourmet Magazine, rivista americana su cui investo parte del mio stipendio, ma critico gastronomico eccelso e scrittrice divertente.
Folgorata da La parte più tenera letto in volo per il Messico, deliziata da Confortatemi con le mele, ho divorato a Natale Aglio e zaffiri, ultimo capitolo della sua vita come critico gastronomico.
Sono libri lievi ma molto interessanti soprattutto per chiunque consideri la cucina americana ben lontana dai livelli europei...per quanto riguarda la cucina vegana e macrobiotica è vero il contrario, siamo noi a esser lontani almeno una decina di anni :-(

Se poi ci si aggiunge che i cavoletti di bruxelles sono non solo il simbolo di una cara amica, ma l'ortaggio che più mi manca in estate e che potrei mangiarli anche tutti i i giorni (i vicini mi inviterebbero a trovare un altro appartamento).
E' una ricetta di una semplicità estrema, all'originale ho aggiunto solo l'aceto balsamico.

300 gr di cavoletti di bruxelles
4/5 cucchiai di olio extravergine
1 cucchiaino di aceto balsamico extra aged
pepe
sale

Accedete il forno a 200°. Pulite i cavoletti e a parte miscelate olio, aceto, sale e pepe. Scegliete una pirofila abbastanza grande da far stare i cavoletti in un solo strato, irrorateli con il condimento e mescolate bene in modo che ne siano impregnati. In questa ricetta si possono usare anche oli dal gusto più pesante come i pugliesi o i toscani (ho ancora 3 litri dell'olio di CorteVecchia ;-)) visto che coprire il gusto spiccato dei cavoli non è semplice.
Fate cuocere per una ventina di minuti. Saranno pronti quando le foglie esterne saranno bruciacchiate e l'interno sarà morbido. I cavoletti così sono dolcissimi e vanno mangiati ben caldi.

lunedì, gennaio 09, 2006

Okara strapazzata alle verdure



Giorni di pigrizia gioiosa...quando ti accorgi che in 72 ore non ti sei alzata dal divano se non per riempire la teiera, finire il più bel libro letto da sei mesi in qua (Ian McEwan - Sabato - Einaudi) e per andare a cena con un amico speciale che tra poco tornerà in Australia (e sigh non vedrai per almeno un anno).

Ho dovuto alzarmi per cucinare (poco)...per chi nel fine settimana si fosse cimentato nel far il tofu in casa e non avesse pensato bene di buttare via (!!!) la purea di fagioli di soia, ecco una ricetta veloce da fare con l'okara.

Va tenuto presente che sebben in purea si tratta di fagiol di soia pressoché crudi e che quindi vanno cotti per almeno una ventina di minuti altrimenti risulteranno duri e indigesti. L'okara ha tutti i vantaggi della soia e questa ricetta (come il tofu) si presta benissimo alle diete del dopo-natale vista la scarsa presenza di grassi.

2 carote
1 porro
1 manciata di spinaci o erbette (anche congelate o avanzate)
200 gr di okara
3 cucchiai di olio di sesamo
acqua qb
sale
pepe
zafferano (opzionale)

Tagliate le carote a julienne e il porro a fettine sottili. In un wok fate scaldare un cucchiaio di olio e poi fate saltare le carote, il porro e gli spinaci per 5 minuti in modo che le verdure rimangano croccanti. Togliete dalla pentola e mettete da parte. Nello stesso wok aggiungete due cucchiai di olio e quando sarà caldo l'okara. Fatela cuocere per 15 minuti aggiungendo un pochino di acqua se risultasse troppo asciutta. In due cucchiai di acqua calda fate rinvenire gli stimmi di zafferano. Aggiungete all'okara lo zafferano, le verdure e fate saltare per qualche minuto. Salate e pepate. Servite ben caldo con del riso basmati integrale bollito...ottimo piatto anche per un lunch o una colazione tardiva visto l'impressionante aspetto da uova strapazzate (il sapore no ;-)).

giovedì, gennaio 05, 2006

Edamame



A volte ci si innamora di un'immagine: questa è la mia foto migliore ;-)
Per proseguire sull'argomento soia e per riposare apparato digerente&Co in previsione del pranzo della Befana gli edamame sono perfetti.
Sono i baccelli della soia verde, hanno tutti i vantaggi di questo magico legume ma soprattutto si possono mangiare al naturale senza perdersi in ricette complicate, cosa però non vietata (ve ne proporrò qualcuna). Sono uno snack perfetto....a patto di riuscire a smettere prima di ingurgitarne mezzo chilo ;-)
Negli Stati Uniti e in Inghilterra si trovano freschi e di differenti qualità come, per altro, i funghi shitake, purtroppo in Italia non ci sono ancora coltivazioni e ci si deve adattare al surgelato e non sono facili da trovare.
A Milano stanno diventando di moda e questo mi fa ben sperare in una loro diffusione e diminuzione di prezzo. Un consiglio è quello di comprare solo i prodotti provenienti dal Giappone che di solito assicurano che la soia non sia transgenica; questo perché si trovano anche edamame di provenienza cinese che costano meno, ma non sono ogm free.
Qui si trovano da Kathai (via Rosmini 12) nel reparto surgelati...anzi grazie Stefi! altrove provate nei negozi di alimenti etnici e giapponesi oppure online.

Ricetta che più semplice non si può:

500 gr di edamame surgelati
acqua
1 cucchiaio di sale grosso integrale
1 presa di sale rosa himalayano

Mettete sul fuoco una grossa pentola di acqua (mai sale con i legumi), al bollore versate gli edamame surgelati, aspettate che riprenda a bollire e calcolate 5/8 minuti.
A parte mischiate i due sali.
Scolate bene i baccelli e serviteli tiepidi cosparsi di sale. Ovviamente non dovete mangiare i baccelli, ma i fagioli che sono all'interno. Il sale che sarà sul baccello, si mescolerà con il fagiolo una volta in bocca...il sapore è stupefacente. Io li ho accostati a una serie di vini trentini bianchi e rossi (Muller Turghau e Marzemino Terrazze della Luna)....ma lo faccio per disposizione genetica.

martedì, gennaio 03, 2006

Fatto in casa: il tofu

L'avevo promesso in più di un post e così ieri per una volta mi sono messa a fare il tofu con la luce del giorno e con la digitale portata di mano.



Il tofu è noto per essere un cibo insapore e privo di una sua personalità, vero per quello che si compra nei supermercati. Fare in casa il tofu è un'occasione per scoprirne il sapore, delicato ma incisivo tanto che vale la pena di gustarlo al naturale.
Il sapore diminuisce gradatamente e dopo tre/cinque giorni avrà acquisito il non-sapore tipico del tofu da supermercato. Non è un caso che nei supermercati giapponesi esistano appositi banchi dove viene venduto il tofu fresco.

Fare in casa il tofu non è per nulla difficile sempre a patto di avere un paio d'ore a disposizione; inoltre è molto economico: il costo della soia gialla e del nigari, con meno di tre euro si possono ottenere circa 3 etti e mezo di tofu.
Si possono fare tipi differenti di tofu più o meno morbidi e insaporirli con erbe o spezie. Difficile è invece fare il silk tofu, una qualità di tofu morbidissima che si usa soprattutto per salse e dolci..meglio comprarlo ;-)

Prima di iniziare dovete procurarvi:
1 colino grande o un canestrello per la ricotta: si trovano nei negozi di casalighi ben forniti o nelle ferramenta (io devo ringraziare Carla di Cucina Italiana per avermi regalato un intero set per fare i formaggi). Vanno bene sia di plastica sia di metallo, quadrati, rettangolari o tondi non ha importanza.
soia gialla: secca, si trova nei supermercati bio o nei supermercati ben forniti...deve esere quella gialla, con quella verde ci si fanno le minestre ;-)
nigari: determinante, si trova nei supermercati bio o di alimenti giap. Si tratta di caglio giapponese a base di cloruro di magnesio, insapore, inodore e soprattutto vegan (non è fatto con stomaci di vitello o roba chimica). Non è economicissimo ma con una busta potete fare circa tre chili di tofu.
1 telo di garza di cotone o di etamine: si trova nelle mercerie e serve per filtrare il tofu.
una pentola grande e un frullatore

Dosi:

500 gr di soia gialla
5 litri di acqua
1 cucchiaio di nigari

Il rapporto deve essere 10 a 1 quindi 500 gr di soia/5 litri di acqua in cui va compresa quella dell'ammollo.
La sera prima mettte a bagno la soia in un litro di acqua fredda con un pezzetto di kombu. Il tempo di ammollo può variare dalle 8 alle 12 ore a seconda dell'età della soia. E' pronta uando aprendo un fagiolo in due l'interno sarà giallo iniforme senza zone più scure.


Frullate la soia fino a ridurla in purè aiutandovi con un pochino dell'acqua totale.


Mettete sul fuoco una pentola grande con i 4 litri di acqua e quando comincia a sobbollire versatevi la purea di soia. Fate sobbollire (occhio che tende a straripare...) per qualche minuto.


Filtrare il liquido ottenuto e rimettete sul fuoco questo latte e fate bollire per altri 10 minuti.
La parte solida non buttatela, si chiama okara e può essere mangiata in diversi modi (nei prossimi gorni ci saranno ricette a questo proposito)


Fate raffreddare il latte fino a quando non avrà raggiunto gli 80° (termometro o occhio clinico: quando non fuma più...).
A parte sciogliete un cucchiaio clmo di nigari in una tazza di acqua tiepida.
Il caglio va versato nel latte in tre volte, mescolando mentre versate e poi fermando il liquido e facendo riposare per una decina di secondi.
Al termine vedrete che il latte comincia a cagliarsi.


A questo punto dovete solo dividere la pare solida dal siero. Ricoprite un colino con la la garza e versate la cagliata. Al termine ricoprite un'altra garza o con i lembi della stessa, ponete sopra un peso (un sacchetto di riso ve benissimo) e lasciate riposare così per almeno trenta minuti. Il siero fuoriuscirà lentamente e rimarrà solo il tofu.


Togliete il tofu dal colino/canestrello con attenzione e mettetelo in una bacinella piena di acqua fredda per altri 15 minuti.
A questo punto il tofu è pronto.


Si conserva per una decina di giorni immerso in acqua.

Raccomandazioni:
le dosi...il tofu non viene se si va ad occhio, vanno rispettate le dosi
tentativi..almeno un paio prima di avere un tofu perfetto, ma già al primo si mangia qualcosa di unico
nigari..alcuni lo sostituiscono con limone..provato..non è la stessa cosa.
lezione: se volete al prossimo raduno lo preparo in diretta, si impara più velocemente se lo si vede fare ;-))

Ricetta per il tofu "primo giorno":
Al naturale con una salsa fatta in parti uguali di soia, aceto di riso e olio di sesamo.

domenica, gennaio 01, 2006

La colazione del 1 giorno



Il Capodanno non è stato in compagnia di Jane Austen ma tranquillo, felice e circondata da persone eccezionali. Parte della serata è passata a chiacchiarere e rispondere agli sms di amici e amici-blogger...a proposito: grazie!
Mi è toccato cucinare, ovviamente molto macro e poco tradizionale....i piatti ve li beccherete per un po', per ora la colazione di stamattina: bagel, trota gravlax, Mozart, the des sherpas (darjeling verde) dono di una persona speciale e gatta di 8 chili spaparanzata sulle mie gambe. Un inizio perfetto.
Per la trota gravlax o simil svedese: stessa ricetta del salmone solo con la trota salmonata. Un esperimento riuscito e di salvezza per chi ha mariti, fratelli amici pescatori che ti riempiono il freezer di trote.

I bagel sono nati nel 1683 come omaggio di un panettiere al re di Polonia per aver contribuito a salvare Vienna dall'invasione ottomana. La leggenda dice che il panettiere volle dargli al forma di una staffa (bugel in tedesco) per celebrare l'abilità del re come cavaliere.
Di fattura molto semplice, sono stati portati negli USA dagli immigrati polacchi e sono stati adottati e trasformati in qualcosa di più pesante visto che spesso vengono infarciti di uova e burro. Assaggiato in tutti i modi, per me l'originale è il migliore e la ricetta viene diretta da New York e da un negozio che si chiama "All on the bagel".
Come tutto il pane ne va limitato il consumo perché troppo yang per la cottura e se in eccesso causa di rigidità muscolare e problemi al fegato e alla pelle...ma se se ne mangia uno (vabbè due) al primo dell'anno ;-))

Io li ho fatti piccolini e non mi è venuto perfetto il buco centrale...ma il sapore era da "colazione sulla Terza in una mattina di giugno" e fuori era Milano a -3°. Il malto questa volta è indispensabile e al massimo potete sostituirlo con la melassa (che però non è macrobiotica ;-))

per 8 bagel piccoli o 4 medi

2 tazza di farina (manitoba, 0 e integrale)
1 tazza di acqua
2 cucchiai di olio di mais o oliva leggero
1 cucchiaino di sale
15 gr di lievito di birra fresco o 5 gr di lievito secco
2 cucchiai di malto d'orzo
semi di papavero o di sesamo
1 cucchiaio di latte di soia

Miscelate acqua, lievito, olio e un cucchiaino di malto. Aggiungete a cucchiaiate la farina fino a ottenere un impasto molto morbido, elastico ma non appiccicoso. Impastate bene per una decina di minuti poi mettere la pasta a lievitare in una ciotola unta e coperta per un'ora. Reimpastate e formate 8 palline e fate un buco al centro con il pollice. Lasciate riposare per dieci minuti. Nel frattempo in una pentola scaldate dell'acqua con il resto del malto. L'acqua deve solo sobbollire. Con delicatezza mettete ciascuna pallina nell'acqua e toglietele qualdo vengono a galla. Fatele asciugare leggermente su una teglia ricoperta di carta forno, poi spennellate i bagel con il latte di soia e cospargeteli con i semi. Cuoceteli in forno caldo a 180° fino a quando non saranno dorati.
Determinante è la doppia cottura e il fatto che l'acqua venga addizionata con il malto d'orzo che dà un sapore dolce ma amarognolo alla superficie.
Vanno mangiati tiepidi o riscaldati. Si possono conservare congelati per un mese. Ottimi con il salmone, ma anche con la marmellata.

sabato, dicembre 31, 2005

Beh auguri!!!!



Prima che la rete si intasi e che i cellulari non mandino più sms..AUGURI!!!!!!
Per me vorrei un 2006 bello, emozionante, stravolgente di persone e di eventi come il 2005...anche per tutti quelli che sono stati e sono i momenti difficili e innervosenti. Mi è piaciuto tutto.
Sono una persona fortunata (matta forse) e che il cielo mi cada pure sulla testa ;-)) Grazie!

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità. (Neruda)


PS per i pani dovrete aspettare....mi conservo la goduria per il nuovo anno!

Uffi Capodanno...salmoni e amenità!



Premessa: il Capodanno è una festa a me indifferente...mi fa lo stesso effetto di San Valentino: nulla! Il Natale mi dà una gioia e un'energia che mi dira mesi, sogno invece il Capodanno con Hikmet, Bronte o Austen, un bicchiere di porto o di Banyuls (purtroppo mio padre non molla la bottiglia), il concerto per clarinetto K622 e nessun altro!
Facile a dirsi difficile a realizzarsi...forse quest'anno ci riesco! ;-))...a meno che una blogger che mi è molto cara non passi da queste parti....
Comunque visto che bisogna mangiare e che ho una Falaghina del 2004 in balcone a prendere il fresco (non sono munita di cantina...prima che qualcuno faccia osservazioni)...un salmone marinato similsvedese va benissimo!
Iniziate la sera del 30 altrimenti nisba! e' comunque perfetto per il pranzo del primo giorno dell'anno.

500 gr di filetto di salmone
4 cucchiai di sale grosso
1 cucchiaio di sale rosa
2 cucchiai di zucchero
1 cucchiaino di aneto
1 cucchiaino di pepe rosa macinato

Salsa al prezzemolo:
4 cucchiai di prezzemolo fresco tritato
2 cucchiai di capperi
olio extravergine toscano (Cortevecchia)
sale
pepe

Salsa alla senape:
1 cucchiaio di senape al calvados (Malle)
3 cucchiai di olio extravergine
1/2 cucchiaino di aceto balsamico extra-aged

Fatevi sfilettare dal pescivendolo mezzo chilo di salmone con la pelle. Asciugatelo e togliete tutte le lische con una pinzetta.
Mescolate i sali con lo zucchero e le erbe. In un contenitore di vetro distribuite metà della miscela, sistematevi sopra il salmone dalla parte della pelle e coprite con il resto del sale. Chiudete con un coperchio o con della pellicola e mettete al fresco per almeno 15/20 ore.
Il sale e lo zucchero serviranno a disidratare il salmone che infatti cambierà colore diventando più scuro e perderà parte della sua acqua.
Nel frattempo preparte le due salse mettendo gli ingredienti nel blender e frullando fino a ottenere un'emulsione morbida.
Prendete il salmone, sciacquatelo brevemente in modo da togliere tutto il sale, asciugatelo con carta da cucina e affettatelo sottile nel senso della venatura.
Servitelo con le salse a parte....i pani con cui accompagnarlo sono in fieri così come il mio saluto al 2005 ;-))

giovedì, dicembre 29, 2005

La pittura in cucina



Ho un carattere terribile e altrettanto terribile è per chiunque farmi regali e soprattutto regalarmi libri. Tanto che da quando ho 15 anni fornisco a famiglia e amici una lista dettagliata dei libri che vorrei leggere...le ore trascorse in Fnac e Feltrinelli con blocchetto in mano a prendere appunti danno i loro frutti.
Questo libro è nato invece da un'iniziativa assolutamente personale ed è un regalo perfetto che coniuga cibo e arte in un'edizione deliziosa come solo Sellerio sa fare (anche se presbiti e astigmatici potranno avere qualche problemino).

Questo piccolo saggio è il risultato degli sforzi di uno storico dell'arte (Luca Mariani), di una chef (Agata Parisella) e di una giornalista di culinaria (Giovanna Trapani) che hanno deciso di fare di ciascuna delle trentasette nature morte selezionate un'esperienza che coinvolge tutti i sensi: immagine, suono delle parole, parafrasi dell'opera e ricetta. Soggetti d'arte desueti e poco apprezzati le nature morte hanno il bello di voler evidenziare quasi in modo metafisico la vitalità in oggetti in apparenza inanimati.
Le opere sono soprattutto italiane e fiamminghe del periodo di maggiore diffusione delle nature morte ovvero gli anni a cavallo tra Seicento e Settecento. Le ricette non sono antiche o contemporanee alle opere ma visioni attuali di una grande cuoca.

mercoledì, dicembre 28, 2005

Il carpaccio di polpo e la pressa



Prima di Natale o di ogni cena importante programmo i piatti che cucinerò...ma solo nella mia testa. Mi guardo bene da fare le prove nelle settimane precedenti, vado in scena senza rete ;-). E quest'anno ne ho combinata una delle mie: mi sono presentata a casa dei miei con un polpo da un chilo e mezzo da fare in carpaccio...mai fatto prima!
Pensavo sarebbe stato il falliemnto di Natale e invece si è rivelato diuna semplicità assurda.

La ricetta del carpaccio la devo al forum di Coquinaria...le salse sono un assemblaggio di tutto quello che girava in cucina in quel momento.

un polpo pulito da almeno un chilo
1 carota
1 cipolla
1 gambo di sedano
1 foglia di alloro
olio extra vergine fruttato Giuseppe Fois di Alghero
due cucchiai di prezzemolo tritato
succo di un lime
buccia di un mandarino
sale rosa
pepe rosa
una bottiglia di plastica vuota

Sciacquare il polpo e metterlo in acqua fredda con carota, cipolla, sedano e alloro. Portare a bollore e cuocere per almeno 40 minuti (fate la prova forchetta...se penetra nei tentacoli allora è cotto). Il polpo non deve essere stracotto. Nel frattempo avrete provveduto a tagliare il collo della bottiglia di plastica e a bucherellarne il fondo. Tagliate il polpo a pezzi e mettetelo nella bottiglia ancora caldo senza lasciare spazi vuoti. Pressate bene e ponete sopra un coperchio o un pezzo di cartone ricoperto di stagnola e sopra un peso. Sotto la bottiglia mettete un piatto in modo che il liquido del polpo coli.
La mia pressa ha meritato una foto...



Lasciatelo così fino quando non si sarà raffrfeddato poi mettetelo in frigo (o in balcone a seconda della stagione) sempre sotto un peso per almeno 24 ore.
Tagliate via il fondo della bottiglia e spingendo dal fondo affettate il polpo molto sottile, meglio con l'affettatrice. Disponetelo su un piatto di portata coperto da una salsa fatta miscelando bene olio, lime, sale, prezzemolo e pepe. La buccia del mandarino tagliata a julienne è un'aggiunta interessante e si sposa benissimo con l'olio fruttato sardo, ricordo dell'ultima vacanza estiva (;-) lorenzo). Il polpo conservato nella bottiglia si può anche congelare.

lunedì, dicembre 26, 2005

Un Natale da urlo e il tonno in crosta!



Tre giorni di gioia, risate, nipotino e cucina a go go. Amo il Natale in modo viscerale, mi piace stare in cucina a chiacchierare con la mia mamma mentre quella bestiola del mio nipotino dice "ia, fa pizza"...per lui qualsiasi impasto è pizza ;-). Pur non vivendo lontano purtroppo non ho moltissimo tempo da dedicare loro o meglio non quanto meriterebbero e quindi mi sfogo in queste occasioni.
Per il resto devo smaltire una quantità di alcol (macrobiotica ma non astemia) e riportare il cuore a dimensioni normali visto che è stracolmo...questo mi sa che me lo tengo così ancora per un po'...anzi grazie a tutti quelli che mi hanno fatto gli auguri, mandato messaggi e reso questi giorni ancora più esaltanti!

Beh in cucina salmoni, tonni e polpi se la sono battuta con lo stinco e i paté per uscirne ad armi pari (poi non vi racconto che qualcosa di formaggiosamente tradizionale ho dovuto cucinarlo...ma non mangiarlo ;-)).

Inizio con un tonno in crosta la cui ricetta è di Sandler e la devo a una carissima amica...un paio di variazioni le ho fatte ovviamente: il risultato per me è stato da triplo carpiato o meglio mio padre era deliziato e mio fratello (noto criticone) ha spazzolato tutto.

800 gr di filetto di tonno (meglio ancora il cuore di filetto)
4 fette di pancarré lungo
400 gr di spinaci o erbette
50 gr uvetta
50 gr di pinoli
1 cucchiaio di tofu seta
sale rosa
pepe bianco

Asciugate il tonno, tagliatelo a fette alte due dita e rosolatelo velocemente in una padella calda e appena unta. Mettetelo da parte.
Sbollentate le erbette in acqua bollente salata, strizzatele bene e mettetele in un frullatore con il tofu, un filo d'olio, l'uvetta ammolllata in acqua calda e i pinoli. Riducete il tutto a crema e infine salate e pepate.
Passate il pancarré nella macchinetta per la pasta o con il mattarello in modo da assottigliarlo e allungarlo. Spalmate ogni fetta con la crema di erbette e avvolgeteci il tonno. Dorate questi involtini in una padella unta e poi metteteli in forno per 10 minuti a 170°. L'interno deve essere crudo e la temperatura tiepida.
La ricetta originale prevedeva un uovo come legante sostituito con il tofu e la borraggine...beh quella proprio non l'ho trovata.

PS ora vado a giocare con il mio nuovo mp3 da 20 giga....hihihi tutto il patrimonio in musica da camera paterno sta per essere mio!!!! ;-)) mi ci vorranno tutte le vacanze di Natale.

venerdì, dicembre 23, 2005

Uso non cuciniero di food blog

Visto che la mail di Paolo Marchi non funziona lo faccio qui:

GRAZIE

Perchè? perchè ha messo sulla newsletter di Identità Golose la ricetta dello zelten della mia mamma con tanto di foto. Lei sta gongolando, io son contenta e Marchi farà lo zelten per il suo nonnino! Un inaspettato regalo di Natale!

Lo zelten è un elemento base del Natale trentino, ogni famiglia ha la sua ricetta (più omeno alto, con i canditi, con la farina integrale etc)...quello di casa Petula è buonissimo ;-))
Io non lo mangio più da quando mi tocca farlo visto che la mia mamma lo regala a parenti e amici e ogni anno ne sforna dai 30 ai 35 a seconda delle richieste. Sembra di stare in pasticceria con tanto di folletti (mio padre) che rompono noci e tagliano fichi...
Comunque visto che è lei l'artefice dello zelten e la mia vera maestra di cucina...grazie mamma Claudia! Se solo riuscissi a fotografarla, ma si rifiuta e non è facile fregarla....

Beh ecco lo zelten in tutto il suo splendore e UN BUON NATALE (non macrobiotico) A TUTTI

giovedì, dicembre 22, 2005

Zuppa verde con tekka.



Torniamo alla normalità! e quindi un po' di sana cucina macrobiotica ;-)) prima della mia tre giorni ai ceppi materni.
Intanto se volete godervi qualche anticipazione della mia tre giorni nataliazia potete comunque andare su PepeRosso...Sono una Pepe'SAngels (loro però erano tre...noi cinque)

Il freddo imperante nel mio ufficio e la risposta dei tecnici (sigh) ha imposto questa zuppa super riscaldante e anche un po' svuota-frigo a base di cavolo nero, piselli e tekka.
La tekka è un condimento a base di miso e radici fantastico sul riso e sui cereali integrali in genere, ma è ottimo anche nelle zuppe e sul tofu...ha un profumo che dovrebbero distillare. Ha un effetto energizzante e riscaldante. Va usata in dosi omeopatiche perrchè tende a sovrastare tutti gli altri sapori. La si trova nei negozi di alimenti biologici o di alimenti giapponesi.

250 gr di piselli surgelati
5 foglie di cavolo nero
400 gr di acqua
1 cucchiaio di dado vegetale (meglio fatto in casa)
1 cipolla
2 cucchiai d'olio extravergine
1 cucchiaino raso di tekka

Tagliate a velo la cipolla e fatela soffriggere nell'olio fino a quando non è diventata trasparente. Aggiungete i piselli, il cavolo nero lavato e tagliato a listarelle e fate cuocere a fiamma vivace per 5 minuti. a questo punto aggiungete l'acqua, il dado e fate cuocere fino a quando le verdure non saranno morbire. Passate il tutto al passaverdure e servire con una spolverata di tekka.

mercoledì, dicembre 21, 2005

A piedi nudi nel parco

Non è cucina lo so (dopo)...Milano è una città che non amo molto, ma se esci da casa con un freddo polare, la testa fra le nuvole e trovi questo



è pura magia.
Un paio di scarpe quasi nuove perfettamente allineate in un angolo del parco. I lacci abbandonati.
Un angelo è volato via oppure qualcuno ha deciso di sentire il rumore dell'erba in una notte di dicembre.



e questo comincia a girar per i pensieri:

Nuovi piedi percorrono il giardino,
nuove dita smuovono la zolla -
un trovatore sopra l'olmo
tradisce la solitudine.
E.Dickinson

martedì, dicembre 20, 2005

La zuppa di miso



Sarà che in ufficio sono al freddo da ieri e a Milano siamo a -3° ma ecco un grandissimo classico della cucina giapponese e macrobiotica! e finora non ne avevo mai scritto...orpo che magra ;-)
La zuppa di miso è il cibo "casa" per ogni giapponese, ogni mamma la prepara in modo diverso e, come noi ci ricordiamo la pasta al forno o il minestrone della nostra infanzia, loro si ricordano la zuppa di miso. Il miso nasce dalla fermentazione della soia gialla con sale marino in grandi mastelli a cui viene aggiunto spesso un cereale (riso od orzo). il miso si presenta come una pasta e può essere o di sola soia (Hacho miso) o di orzo (Mugi miso), o di riso (Kome miso) o riso e orzo (Genmai miso). In tutti i casi il consiglio è di prendere un miso non pastorizzato im modo da avere la maggior quantità di enzimi vitali possibile.
Questa è la versione base che può essere variata a seconda della stagione o dell'estro.
La dose è per una persona:

1 tazza di acqua
1 cucchiaino di miso non pastorizzato
1 pezzo di alga wakame (2 cm)
1 pezzetto di zenzero
1 cipollina o un porro piccolo

Tagliuzzare l'alga a pezzettini piccoli e metterla a bagno nell'acqua fredda per 10 minuti. Affettate la cipollina (compresa la parte verde) e grattuggiate lo zenzero. Accendete il fuoco e portate lentamente a ebollizione l'acqua con l'alga e la cipollina affettata. A parte grattuggiate lo zenzero e strizzatelo con l'aiuto di un telo di cotone in modo da ottenerne solo il succo. Quando vedete che l'acqua inizia a bollire spegnete il fuoco e aggiungete il miso che avrete sciolto in un pochino di acqua calda. Lasciate riposare coperto per 5 minuti e prima di servire aggiungete un cucchiaino di succo di zenzero.

Attenzione: la zuppa di miso non va mai bollita altrimenti gli enzimi muoiono. Lasciatele sobbollire appena se volete tenerla calda.
Non può essere nè preparata ore prima nè congelata.

Macroconsigli

La zuppa di miso è la miglior cura per combattere gli effetti dell'inquinamento e per riequilibrare le energie negative della giornata (oltre che del cibo magari non salutare del bar). Energie yin e yang in perfetto equilibrio (fermentazione dei semi di soia lunga e sotto un enorme peso), milioni di enzimi utili in caso di problemi intestinali o di abbassamento delle difese immunitarie, buona quantità di proteine nobili, vitamine del gruppo B e sali minerali fanno del miso un alimento che andrebbe introdotto nell'alimentazione quotidiana sotto forma di zuppa o di condimento. Inoltre riscalda, aiuta a depurare il fegato e migliora lo stato di pelle e capelli.Se non avete la possibilità o la voglia di farvi la zuppa tutti i giorni potete ricorrere anche ai preparati che si trovano ormai in molti negozi o di alimenti naturali o etnici.

domenica, dicembre 18, 2005

The Christmas CookBook

In un momento di delirio mi ci sono iscritta anch'io.....è il The Blogger's Christmas cookbook di Macchianera nato secondo me dal desiderio del Neri di avere una serie di ricette originali da rifililare ad amici e parenti sotto le Feste.
A me piace il Natale in un modo quasi imbarazzante, addobbo casa, faccio con le mie manine i regali per gli amici (quasi sempre è cibo ;-)), canto canzoncine idiote e partecipo a tutte le cene e pranzi natalizi che mi capitano a tiro, ad esclusione di quelli aziendali....non arrivo al punto di mettere renne luminose sul balcone, ma ci sto pensando seriamente. Ho passato solo un Natale nella mia vita lontano da tutto questo delirio e mi ha insegnato di quanto ami questo periodo anche se non mi considero né cristiana (se non per cultura) né tantomeno cattolica....quello che mi piace è l'atmosfera e il fatto che per me è solo un motivo in più per aver cura e coccolare le persone che amo.

Non so se vi racconterò cosa vuol dire a livello alimentare essere macrobiotici in una famiglia per metà padana e per metà trentina...;-))

Questo piatto è adattissimo a una Vigilia di magro o un 26 dicembre di recupero.

E' una combinazione di una serie di idee:
una purea di piselli di Sigrid con il wasabi
una ricetta di Allan Bay
la passione per il tempeh
la lunga lezione sui tortellini e sfoglia bolognese di qualche mese fa

strani pensieri notturni



Vellutata di piselli con ravioli ai due ripieni

200 gr di piselli secchi
1 pezzetto di alga kombu
200 gr di farina 0
150 gr di tempeh
150 gr di cavolo nero
150 gr di radicchio precoce
2 cipolline
acqua qb
sale
1 cucchiaino di wasabi in pasta

Mettere a bagno i piselli secchi per una notte, poi cuocerli in acqua e 1 cucchiaino di dado vegetale. Una volta che sono morbidi aggiungete il wasabi, fateli raffreddare e poi frullateli in un blender fino a ottenere una vellutata.
Impastate farina 0 e acqua tiepida fino a ottenere una pasta non troppo morbida. Lasciatela riposare coperta per una notte.
Precuocete il tempeh in una soluzione di metà acqua e metà shoyu per almeno 30 minuti, poi scolatelo e tgliatelo a pezzetti.
Affettate sottile i cipollotti, le foglie di cavolo nero e il radicchio.
In una pentola fate stufare metà dei cipollotti, metà del tempeh con il cavolo nero poi frullare fino a ottenere un impasto abbastanza sodo. Fate lo stesso con il radicchio e il resto degli ingredienti.
A questo punto riprendete la pasta, lavoratela per 5 minuti e con la macchinetta stendete delle sfoglie sottile.


Tagliate dei quadrati, ponente sopra una noce di ripieno, chiudete a triangolo (o come più vi aggrada) premendo bene sui bordi. A seconda della dimensione dei quadrati vi verranno dai venti ai cinquanta ravioli che potranno essere congelati o conservati per un paio di giorni in frigo.


Scaldate la vellutata e cuocete i ravioli al vapore o in acqua bollente e salata. Impiattate con la vellutata a specchio e tre/quattro ravioli a persona.


e questa per dimostrare che è veramente un lavoro della cuoca petulante....segni particolari???


Link
Tocco di zenzero
Sigrid
Lilli
Ivano

venerdì, dicembre 16, 2005

Dulcis in fundo: le donne!

...le blogger sono fenomenali: si sono presentate tutte (o quasi) munite di digitale e si sono riconosciute a naso senza cartellini o simili: sono stata accolta da Elisa e Gourmet con un "sei la cuoca petulante!!!!!" senza che ancora avessi aperto bocca ;)) vale aprire un blog per conoscere persone così! e non tolgo nulla ai maschietti che però avevano bisogno delle indicazioni!!!
e quindi eccole:


Sandra alias Tocco di zenzero (nei post in giro anche tocco di gran bella ragazza): un accento torinese che mi ha aperto il cuore, una vitalità irrefrenabile e una passione in comune dipinta sul corpo...e poi mi ha conquistato definitivamente mettendomi davanti un sacchetto gigante dei tourinot di Gobino, il vero maestro del cioccolato e lì per fortuna non mi hanno fotografato perché credo di essermene divorata una quindicina alla faccia della macrobiotica ;-))


Elisa alias la curiosa, un vero peperino e un fiume di informazioni, una gioia ascoltarla e "stranamente" per nulla acida. Ha notato prima degli uomini le bellezze di Sandra (scusami!!!) e ha fatto alla sottoscritta foto ricattatorie....dove le hai cacciate???
Per altro come due folletti abbiamo impazzato in cucina, in sala e poi per tutta la serata.


Sigrid alias cavoletto come una star è arrivata per ultima e in un ritardo improponibile. Bella, alta, con odiosi tacchi, finta timida (;-)) e così magra che io paio grassa al confronto. Non so che dire...per me la prova che esistono affinità elettive!


Mara alias la frattaglia, un viso da poster e una vitalità irrefrenabile. Sono stata sgridata perché non lascio commenti al suo blog: rimango così incantata dai suoi racconti che non riesco a pensare a frasi intelligenti! La sua matriciana con cipolla (:-PP a quelli che non la mettono) doveva essere irresistibile visto che nonostante un tour de force alimentare degno di Stallone è stata spazzolata alla velocità della luce...io sugo con i broccoli!


Lilli alias lettrice alias Linjat kitchen, parte della colonna piemontese...tutte le blogger sono così magre che si stenta a credere che cucinino ;-)) se poi lei ti parla della pasta fatta con 40 tuorli d'uovo quasi ti senti male!


Giovanna alias La piccola cuoca, parla quasi quanto me e mi ha minacciato botte in testa per la mia macrobiotica, ma quanto mi sono divertita ad ascoltarla (non che questo mi faccia cambiare idea -)) e poi quale ospitalità! grazie anche a Sigrid per la foto!

Solo queste...beh c'era una presenza maschile imbarazzante e alcune mi son proprio sfuggite (o son loro a essere fuggite?)!!!! Scusate! e ora basta...torniamo alle ricette che sono giorni che non cucino un piffero!

Il cibo e gli extra!!!

Come un sorbetto intervalla i piatti forti di una cena, il menu del PepeRaduno.
Un applauso a scena aperta e per chi dice che siamo troppo referenziali e reverenziali: non sa cosa si è perso!
Quasi macrobiotico e soprattutto perfetto!
Ecco la mia personale e "petulante" classifica


Tartare di tonno, fragoline di bosco e basilico (rimirate il porta coni...) fragole& tonno da delirio!


Zuppa di cavolfiore e patate al vapore (faccio bene a non bollire nulla!!!), uova di salmone balik e olio alla vaniglia...io due dosi!!!


Pesce spada con sautè di carciofi...mi sono state risparmiate le animelle fritte (grazie del pensiero, nicola!!!)...di solito lo spada mi urta i nervi!


Risotto alla zucca, spuma di mascarpone e polvere di caffe assaggiato il primo molto poco macro ;-)) per verificare che si usasse un mio grande amore: il carnaroli sebben veneto,


Mousse di ricotta con giochi di cioccolato...si vede che ho assaggiato il cioccolato???

Gli ultimi due solo immaginati...i latticini mi odiano da anni!!


Questo farebbe impazzire tutta la mia formaggiosissima famiglia "il bagoss" di dieci chili trasportati in valigia diplomatica dal tenore della giornata!


I grissini e il pane di Nicola...in dosi non omeopatiche! e questo scatena uno dei dilemmi della mia vita milanese "perché qui il pane nei ristoranti (ape esclusa ovvio) è così schifoso?" grazie Sigrid per le foto...al nostro tavolo è sparito prima che potessi metterlo a fuoco.


L'extra è questo...un piatto di ostriche che ti facevano l'occhiolino! Nicola con queste ha provato a scrostarci dal ristorante: erano le 19! per una merenda così posso uccidere!


e dulcis in fondo gli amati doni...gli speculos e le marmellate di Sigrid, lo zenzero e i datteri di Sandra (ormai ci sono solo i noccioli) e il riso di Nicola con il quale farò impazzire il mio papà a Natale: da novarese sostiene che il carnaroli buono è solo quello che si coltiva dalle nostre parti (!).

martedì, dicembre 13, 2005

Fra meno di 45 minuti mi avvierò a prendere il 2 e spostarmi in via Ludovico il Moro (spero solo di scendere alla fermata giusta...) all'Ape Piera dove avrà luogo



Saremo in tanti, food blogger e non, da Cavoletto a Tocco di zenzero da Tirebouchon a Pianogrillo e ovvio il padrone di casa e real food bloggers aggregator Pepe Rosso! Ma tanti tanti...!!!!!
La gioia di veder virtuale diventar reale perdura nella convinzione che la rete sia un luogo meraviglioso in cui l'"economia del dono" funziona sul serio ;-))
Chiacchiere, cibo (buono buono...grazie Nicola!) e vino a fiumi....come ne uscirà una macrobiotica nonché cuoca petulante??? Di sicuro felice e ubriaca (macrobiotica, non astemia ;-)) Domani vi racconterò!

lunedì, dicembre 12, 2005

Le puntarelle



Di rado in inverno mangio qualcosa di crudo: le insalate mi piacciono poco (sarà all'allergia ai bar milanesi ;-)) e l'eccesso di yin e freddo lo riservo ai sushi e ai crudi d'autore di certi ristoranti.
Le puntarelle sono però una passione smodata che fino a qualche anno fa dovevo limitare alle mie discese lavorative nella zona laziale (come per altro la cicoria ripassata e i pomodori al riso: buoni e straunti, slurp)...sabato però il verduriere, chiamandole friarielli, me le ha messe sotto il naso e non mi sono trattenuta.
Scoprirò anche come sono da cotte, ma questa volta mi sono limitata a seguire la ricetta di un amico romano.
Il nome esatto è catalogna spigata e si presenta all'esterno come la catalogna normale, ma tolte le prime foglie si scoprono all'esterno tante spighe cicciotte.
La rottura vera sta nella pulizia e nel taglio.
Le spighe vanno staccate una a una, lavate e tagliate dal fondo fino a quando non si vedra un buco all'interno; vanno poi tagliate a lamelle sottili per il lungo e messe in acqua ghiacciata per 30 minuti almeno. Questo farà arricciare le puntarelle e toglierà loro il sapore amarognolo.

1 catalogna spigata
2 acciughe sotto sale
1/2 spicchio d'aglio
3 cucchiai di aceto balsamico
2 cucchiai di olio
pepe

Asciugate per bene le puntarelle e mettetele in una grande insalatiera. La ricetta originale dice di pestare in un mortaio l'aglio e le acciughe fino a ottenerne una pasta marbida, aggiungere l'aceto balsamico, l'olio a filo e una macinata di pepe fresco. Io invece ho dato una nota macrobiotica al piatto aggiungendo un'energia yang con la cottura del condimento: cuocete l'aglio in forno con la buccia fino a quando non sia ridotto in purè (basterà spremere la buccia ;-)); a parte scaldate a fuoco bassisimo in un pentolino l'olio con le acciughe fino a quando non si siano disfatte e poi aggiungete l'aglio ridotto in purè, l'aceto balsamico e il pepe. Togliete da fuoco, condite le puntarelle e lasciatele a insaporire per almeno due ore. C'è chi le piazza in frigo...a me venivano i brividi solo a pensarci ;-))

venerdì, dicembre 09, 2005

Tempeh fritto e mujadara



A Milano è vacanza da due giorni (anche la mia rete se ne era andata in vacanza da dire il vero :-()e per quanto non impazzisca per questa città puzzolente e fracassona con tanti lati positivi però... come l'hammam in cui mi sono infilata nel pomeriggio per regalarmi un paio d'ore di vapore e coccole ;-))
Mi piace quando la città è silenziosa, dal mio angolo di cortile si vede un angolo di cielo blu e soprattutto quando posso pigrare, leggere e cucinare con la prospettiva di altri quattro giorni così!
Per il resto via a tutto quello che potrà diventare regalo o pranzo di Natale e che non ho ancora fatto!
Questo la vedo difficile darlo da mangiare ai miei carnivori e formaggiosi parenti, ma andrà bene per il pre o dopo-scofanamento. La ricetta della mujadara "personalizzata" la devo ad un'amica (grazie N.)!

1 confezione di tempeh
3 cucchiai di farina di mais
1 cucchiaio di lievito di birra in scaglie
200 gr di lenticchie piccole o rosse decorticate
1 cucchiaio di prezzemolo tritato
2 cm di alga kombu
2 cipolle medie
1/2 tazz adi riso integrale
5 cucchiai di olio extravergine
1 cucchiaio di succo di limone
1 cucchiaino di cumino in polvere
150 gr di cavolo verza tagliato fine
sale

Precuocete il tempeh. Fatelo raffreddare e tagliatelo a cubi o a fette non troppo sottili.
Lavate le lenticchie e mettetele a cuocere con l'alga kombu. Quando le lenticchie sono al dente , aggiungete una tazza di acqua calda, il cumino e il riso e fate cuocere. per bene. Nel frattempo affettate le cipolle e fatele rosolare in un cucchiaio d'olio. Aggiungetele al riso e lenticchie, salate e passate il tutto al frullatore. Dovete ottenere una crema densa e profumata.
Mescolate la farina di mais, il lievito, un pizzico di sale e il prezzemolo tritate; passate le fette di tempeh in questa mistura e friggetele in olio profondo.
Accomapgnate il tempeh caldocon la mujadara appena tiepida e allargata su un piatto grande (lo strato deve essere abbastanza sottile) e cosparsa con la verza, condita con olio e limone.

Macroconsiglio
Il lievito di birra in scaglie si trova in tutti i negozi di biologico. E' non solo un'ottima fonte di vitamina B ma soprattutto aiuta a dare un sapore vagamente formaggioso a molti cibi...non per niente è chiamato il formaggio dei vegani. Non potete far passare una pasta in bianco condito con il lievito con una pasta con il pecorino, ma aggiunto ai polpettoni o ai patè è un insaporitore molto versatile.

lunedì, dicembre 05, 2005

BBM3 - A casa per le Feste...



Il Blogging By Mail numero 3, ovvero lo scambio di doni via posta fra food-blogger, questa volta doveva avere come argomento "a casa per le vacanze".
Cathy di Little Kitchen ispirata da una foto di famiglia durante il Giorno del Ringraziamento ha chiesto a tutti i partecipanti di scegliere cibi che riguardassero le loro feste tradizionali e di allegare spiegazioni e ricette tipiche delle proprie famiglie.
Io ho spedito panettone, peperoni sott'olio (il mio regalo per natale da più di dieci anni ;-)), dolcetti vari, decorazioni homemade e racconti natalizi a Eva, una ragazza svedese che vive in Belgio e venerdì è sbarcato sulla mia scrivania il meraviglioso e profumatissimo pacco di Michey da Amsterdam.

Ho così scoperto che in Olanda la festa più attesa dai bambini è quella di San Nicola il 6 dicembre e io ho avuto in dono tutto quello che è necessario per festeggiarlo degnamente (e qualcosa in più) ;-))
I bambini la notte del 5 dicembre mettono vicino al camino o alla finestra dei doni per i cavalli di San Nicola (una carota o un dolcetto) e il giorno dopo trovano doni, ma soprattutto biscotti e l'iniziale del loro nome fatta di cioccolato. Un po' come da noi per Santa Lucia.

Stasera preparo il tutto.... infatti michey mi ha mandato: i dolcetti di marzapane a forma di carotine, i peppernokel, una specie di panpepato per la mattina del 6, tutto l'alfabeto di cioccolato fondente Droste, un San Nicola di cioccolato anche lui e il necessario per preparare gli Spekulass (credo che assomiglino agli speculos belgi). E poi ho già i doni ovvero un magnete che ricorda le classiche piastrelle di ceramica dipinte (chi ha visto letto "La ragazza con l'orecchino di perla" se ne ricorderà), le candele alla cannella e la mia passione la senape, questa è molto natalizia e aromatizzata alla cannella.
Per me è già Natale ;-)) Il BBM è un momento meraviglioso....