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martedì, gennaio 10, 2017

Soup of the Day: Zuppa di funghi (quasi un classico)

Nemmeno un post da mesi. Non ce l'ho fatta per l'autunno, per Natale e nemmeno per Capodanno: pigrizia, un po' di cose da fare e un sacco di scuse.

Mi rotolo nella cenere per coloro che mi hanno scritto (alcuni urlato pure dalla Val d'Aosta) chiedendomi nuovi post. Meglio tardi che mai.

Vivere a Londra mi fa perdere il senso del tempo. Mi pare un attimo che sono partita e una vita che mi mancano famiglia e amici. Mi pareva di aver scritto poco tempo fa e invece era agosto (udiu!!!!!).
Ho passato quasi un anno a conoscere la città (e non ho ancora finito visto che la maledetta crea nuovi spazi ogni volta che ti distrai) e ora sto cominciando a tirare le fila su cosa voglio fare per la prossima metà della mia vita: le idee sono tante, alcune folli, alcune confuse, ma piano piano vedo la luce.
Mollare tutto a 30 anni non è facile, farlo con molti anni di più e tante sicurezze (casa, lavoro, famiglia) è destabilizzante. Mi aiutano un marito che è una roccia, per quanto ing, e vent'anni di pratica di tai chi: le mie due costanti in un anno così rivoluzionario.
In compenso studio, faccio corsi (inglese e qigong), knitto e crochetto come se non ci fosse abbastanza lana in tutto il Regno Unito e leggo come una matta.

Cominciamo con quella mini rubrica su Londra e la vita britannica, che ho promesso mesi e mesi fa e partiamo dal più facile.

London: My Fussy Way.

Food (1)
Sfatiamo il mito che a Londra, e in generale in Inghilterra, si mangi male.
Si mangia male o bene come in tutto il resto del mondo. Solo che qui c'è il resto del mondo da provare.
Non mi rivolgo a chi vive qui: gli italiani sono una comunità fortissima e ormai si trova quasi tutto qual che si trova a Milano, il resto te lo manda la mamma o te lo vai a prendere durante le vacanze (le mie valigie sono imbarazzanti). Io trovo la mia pasta preferita, la Rummo, nel Sainsburys, vicino a casa più o meno allo stesso prezzo di Milano e quasi sempre in offerta.
Se siete turisti e in due giorni a Londra e cercate di mangiare italiano (cosa che ho sempre trovato oltremodo da idioti) facile che finite in una catena dove vi rifilano le lasagne con il cheddar o la pasta al sugo di pomodoro con aceto balsamico. Evitate Pizza Express o Jamie Italian, lui è tanto carino e divertente, ma i suoi ristoranti molto meno.
Il caffè non è un granché e sarà sempre troppo lungo, ma se proprio non resistete Caffè Nero ha i baristi italiani o potete rifugiarvi da un Nespresso. Parlo per sentito dire, il caffè mi fa schifissimo.
E non mi fucilate, ma per me la cucina italiana non è la migliore del mondo, è una delle tante molto buone a patto di sapere dove mangiare o di saperla cucinare.

Io amo i pub, mi piace il sidro, il fish&chips e la soup of the day con tanto di fettona di pane a lievitazione naturale. Il burro che la accompagna di solito se lo mangia l'ing.
I pub buoni a Londra sono decine e decine.
Sceglieteli per la birra o il sidro e usate siti come Londonist o Time out, se siete sotto i 40 anni.
Ce n'è uno ogni 50 m e il mio preferito è giusto dietro casa, ma se siete in centro e amate il sidro, The Green Man non è niente male.
Non andateci di venerdì. Tutti, ma proprio tutti, escono dall'ufficio e passano al pub per una birra, quindi anche i più sfigati dei pub sono strapieni.

E rassegnatevi, qui si mangia presto. Alle 9 di sera molti pub (a Londra e soprattutto fuori Londra) chiudono le cucine.

Come e più delle chiese i pub sono la base della vita sociale britannica. Un popolo che riesce a non parlare del tempo solo con un minimo legale di alcol in corpo (timidezza, fairplay, introversione, fate voi) ne ha un assoluto e costante bisogno.
I paesi, anche i più minuscoli, quelli fatti da due vie, una chiesa, due case e 1000 pecore, ne hanno almeno due. Ci si va per mangiare (si mangia a casa il meno possibile), bere e chiacchierare, almeno con il barista. Ci si può fare pure colazione.
E si sono evoluti: facile che nel menu ci sia un piatto vegetariano, vegano o gluten free.
Ci sono posti poi i gastro pub, luoghi meravigliosi, spesso persi nel più assoluto nulla, dove mangi splendidamente in un'atmosfera più rilassata. Alcuni si sono guadagnati anche le stelle Michelin, come quello di Tom Kerridge, i cui programmi di cucina sono per me un mito almeno come quelli di Mary Berry.
Il migliore dove ho mangiato, nello Yorkshire, prevedeva una camminata a piedi di 30 minuti superando muretti, campi, stalle, fattorie e pascoli con decine di pecore (e cacca annessa). Si poteva usare anche la macchina, ma aldilà delle decine di curve in strade strettissime, sarebbe stato meno divertente.



La ricetta (quella sempre).
Zuppa di funghi

1 patata media
1 porro
500 gr di funghi misti
50 gr di farina di polenta
1 C di olio extra vergine di oliva
sale
timo
prezzolo

È una delle mie solite svuota dispensa. Tutto sta nei funghi. Ho scoperto che gli inglesi non solo ne vanno matti, ma ne hanno decine di tipi diversi più o meno locali.
Qui ad esempio trovo gli shitake e i maitake freschi!!! Nel questo caso ho messo chesnut (gli champignon marroni che hanno un sapore notevole), galletti, shitake, enoki, oyster (i nostri orecchioni).
Affettate il porro, soffriggetelo leggermente con un cucchiaio di olio extra vergine. Salate. pepate e unite la patata a pezzi e dopo qualche minuto i funghi. Fate saltare e poi coprite di acqua o brodo vegetale a cui aggiungerete la farina di polenta.
Potete anche scegliere di usare solo patate o solo polenta, ma a me è piaciuta la consistenza, non troppo da purè e non troppo da polenta.
Portate il tutto a cottura e frullate, unendo acqua o brodo fino a una consistenza non troppo densa.
Sistemate di sale, unite prezzemolo e timo tritate e servite con fettone di pane, leggermente tostato e passato di aglio o anche senza nulla.

PS Se proprio non sapete che fare sono su Instagram ... oddio sono foto di gatti, parchi, Londra e tanti calzini :)







giovedì, agosto 18, 2016

Sù e giù e un crumble

Ho trascorso le settimane estive facendo sù e giù tra Italia, Londra e Nord dell'Inghilterra, anche se ho scoperto che la definizione di Nord è fonte di discussioni interminabili tra gli inglesi stessi.

Al di là di tutte le discussioni sul Brexit (noi abbiamo deciso di darci tempo e poi decidere se restare o spostarci in altro luogo europeo, non più l'Italia ...), l'Inghilterra per me è un paese meraviglioso da girare soprattutto fuori Londra.
Ha paesaggi e luci incredibili e che spiegano come Turner possa essere nato solo qui.
Si mangia discretamente bene un po' ovunque e, anche nei posti più assurdi, puoi sempre trovare un'alternativa al pub's food.

Avere la macchina qui, è una gran figata. Possiamo andare in spiaggia in meno di un'ora.
Certo il costume da bagno non è quasi mai indicato, a meno che tu non sia britannico, non sia stato abituato a metterti in bermuda a novembre e parte della tua alimentazione non consista in burro e alcol.
Dato che detesto mettermi in costume (7 giorni in Sardegna all'anno, per me sono più che sufficienti) e che amo stare in spiaggia vestita, fare hiking lungo le coste dell'Essex o del Devon con regalo finale di granchi freschi è una delle cose che giustificano il mio stare qui.

Prima di trasferirci, andare a fare hiking in Inghilterra è stata la nostra vacanza preferita per anni (escluso il Giappone): Cornovaglia, Devon, Galles e Yorkshire sono posti meravigliosi.
Certo non ve li consiglierei se: cercate vita notturna o simili, non vi piace la pioggia, il vento e 15° a luglio, vi annoiate a stare a guardare un paesaggio con una tazza di tè per ore, non amate i paesini in cui la vita muore alle 8. In questo caso meglio le città con più di 50.000 abitanti.




Quest'anno abbiamo scelto il Lake District, un'area boscosa piazzata appena sopra il Galles e a lato dello Yorkshire, 4/5 ore da Londra. Da sempre luogo di vacanza preferito dai Brits per le passeggiate, data la quantità di boschi e di quelle che qui chiamano montagne, ma che per gli italiani sarebbero solo colline.
A dir il vero hanno l'aspetto e la conformazione delle montagne, ma è come se un gigante le avesse schiacciate camminandoci sopra.



E' un luogo fatato, fatto di laghetti e boschi, pieno di conigli selvatici, tassi e daini, che ti attraversano la strada, per non parlare del numero infinito di pecore. Luogo che ha ispirato scrittori e poeti da sempre e casa d'elezione di Beatrix Potter.
E' quasi obbligatorio avere la macchina se ci si vuole spostare velocemente e non stare sempre nello stesso posto, ma i collegamenti con gli autobus non sono male.
E' un luogo, dove ci si alza presto e si cena al massimo alle 7 e si va a nanna che il sole è appena tramontato (verso le 10 in luglio).
Se si ama il trekking si può trovare di tutto, dalle camminate facili intorno ai laghi (bagni e parcheggi sono ovunque) a quelle impegnative di parecchie ore con belle salite lungo le montagne.
Noi abbiamo girato soprattutto la parte sud del Lake Distric intorno a Coninston.



Il mio amore per le camminate è pari solo a quello per i pranzi tardivi, intorno alle 3.30/4, a base di zuppe del giorno, té e scones o per i panini con le uova (occhio a impedire l'imburramento automatico) e per tutto quello che ha dentro una mela.
Gli inglesi sono maestri nell'allestire locali deliziosi dove pranzare a tutte le ore e dove stare per tempi lunghissimi, magari a leggere, lavorare a maglia o solo guardare il paesaggio. Si trovano sale da tè e cafè ovunque e sono luoghi che amo tantissimo e perfetti per rilassarsi dopo 6 ore di camminata. Nessuno ti chiederà mai di andartene o se vuoi ordinare altro. Si trovano sempre zuppe, molto spesso vegan, insalate e panini di tutti i generi, in porzioni non proprio dietetiche.
Evito poi di ribadire la mia passione per pub e gastro pub, credo di aver ossessionato chiunque per anni.




Per passare a qualcosa di più cibesco: le mele in estate non sono mai eccezionali (di solito san di poco), ma sono perfette per i crumble e grandiose se associate a quella che è la frutta estiva inglese per eccellenza: le bacche, ovvero lamponi, mirtilli, more e affini.
Ovviamente ho pensato bene di sposare un uomo che odia tutta la frutta estiva, quindi nei crumble al massimo io ci posso mettere le uvette, ma voi metteteci mirtilli o lamponi (congelati vanno benissimo, costano molto meno, soprattutto in Italia, dove per comprare i lamponi devi venderti un arto e sono perfetti per un dolce dell'ultimo momento come questo).
Ho preferito usare il burro di cocco rispetto all'olio, perchè ha un sapore e una resa migliore, tanto più che ormai si trova facilmente in tutti i negozi bio o su Amazon. Ricordatevi solo di toglierlo dal frigo un'ora prima di usarlo.

Per la base:
4 mele (meglio qualcosa di acidulo e croccante come una granny)
1 tazza di mirtilli o mezza di uvetta
2 C di sciroppo d'acero o malto di riso o agave
1 C di succo di limone

Per il crumble:
3/4 di tazza di fiocchi d'avena 
2 C di farina integrale
90 ml o 3 C di burro di cocco 
3 C di sciroppo d'acero o malto di riso o agave
1/2 tazza di mandorle
1 C di burro di noccioline (bio e non dolcificato)
la punta di un cucchiaino di carmamomo in polvere o di cannella
un pizzico di sale

Ammollate le uvette in acqua calda.Pelate e tagliate le mele a fette, mischiatele al resto degli ingredienti e mettete il tutto in una pirofila. Se usate i frutti idi bosco congelati, non fateli scongelare, cuociono in tempo minore delle mele e vi ritrovereste con della marmellata; quindi uniteli alle bele direttamente dal freezer.
In un frullatore mettete tutti gli ingredienti per il crumble e date una frullata veloce (non dovete ottenere una purea) e poi, aiutandovi con un leccapentola bagnato ogni volta, spalmate il composto sopra le mele.
Cuocete in forno caldo a 180° per venti minuti o fino a quando la copertura non comincia a brunire e le mele a fare le bollicine da sotto.
Si può mangiare tiepido o freddo. L'ing e tutti i britannici ci mettono a fianco il gelato.



Mi scuso per le foto da telefono, a volte è, non solo più leggero della tradizionale macchina fotografica, se avete già uno zaino pieno di roba necessaria come il Kindle o il lavoro a maglia, ma è molto più veloce, nel caso in cui l'ing abbia un cucchiaio in mano.

lunedì, novembre 28, 2011

Impressioni e impermanenza



Il Giappone è per me un grande amore con gli occhi aperti.

Come tutti gli amori della mia vita.
Sarà l'innato cinismo e l'immarcescibile ironia, non ho mai amato qualcuno o qualcosa ad occhi chiusi.
I colpi di fulmine non sono per me, i miei amori son lenti e meditativi e per questo amo per e malgrado i difetti a partire da mia mamma per arrivare alle gatte, al tai chi e alla macrobiotica.

Per il Giappone (e per l'Inghilterra) è la stessa cosa e così quando mi sveglio sul tatami, cammino per un giardino perfetto nell'imperfezione, sento le scale mobili parlarmi oppure sorrido alle spettacolari minigonne delle ragazzine mi si apre il cuore.
È un paese grazioso e severo, con miliardi di sfumature da cogliere con occhio attento viaggio dopo viaggio.
Un paese che non si piange addosso, che si rimbocca le maniche e da ogni tragedia esce con efficienza, orgoglio (difetto e pregio allo stesso tempo) e grazia.

Il viaggio questa volta è stato al sud, da Osaka in giù alla ricerca di un autunno che invece si è rivelato una tarda estate, tranne che in montagna.
Unica tappa obbligata imposta da me son stati tre giorni a Tokyo, la grande città che amo di più dopo Londra e nella quale riesco a non perdermi!

Un viaggio un po' fuori dalle rotte classiche da turisti, grazie a qualcuno che con il giapponese se la cava parecchio bene (... parlare bene inglese in Giappone è del tutto inutile) che ci ha regalato: parecchi aceri verdi
qualche acero con miliardi di sfumature rosse,
la ripidezza assurda delle scale di legno del castello di Hikone
una notte in un monastero a Koyasan, luogo tradizionale del buddismo giapponese
l'assurda pulizia di ogni luogo
l'atletismo dei pensionati
il silenzio di una mattina al cimitero buddista e la meraviglia del Toro-do
la rarità di facce occidentali
la gioia del sincretismo religioso
il casino di Halloween a Osaka
il pop giappo nei posti più incredibili


far colazione e cena nelle stazioni
due notti in un meraviglioso ryokan a Miyajima
lo stupore di vedere spazzare un bosco
la gentilezza complusiva
la bollitura nelle vasche in legno
gli alberi di Natale nelle stazioni
la bellezza dei boschi di Ise
un ristorante di daifu spettacolare e la gentilezza di un amico a Kyoto
tante polpette di polpo (takoyaki)
l'efficienza dei lost&found delle ferrovie
i ragazzetti danzanti di Kobe


la pazienza delle spose in posa
l'esaltazione del silenzio
gli onigiri a colazione
l'altezza dei crisantemi
la demenzialità dei cani nei passeggini e dei negozi per bestiole
le onde infuriate e le ranocchie del tempio di Futami
ritrovare il mio ristorante coreano preferito a Ueno (Tokyo)
l'amore per i viaggi in treno
aver migliorato il risucchio obbligatorio mangiando udon e soba
la giappopazzia del primo (e ultimo credo) ristorante italiano a Tokyo
tante ghiande sia nei boschi sia in valigia


e molto altro ... ma se vi racconto tutto ora come reggerete il fatto che non metto nemmeno una ricetta?
Purtroppo al ritorno dal viaggio son entrata in un tornado di attività che spero si cheterà la prossima settimana e mi darà il tempo di recuperare tutte le foto in raw, di cucinare per bene, fotografare e di fare la lotta con il divano per qualche giorno.

In ogni caso su Stray in Japan trovate altre descrizioni del viaggio!

martedì, novembre 22, 2011

Eccomi!




Son tornata, son tornata!
Scusate l'assenza prolungata, so che mi si dava per scomparsa, ma molto più semplicemente ho pensato bene di staccare per un po', sposarmi e andarmene a gironzolare per il Giappone per la terza volta.
Al ritorno son stata aggredita dal lavoro, dalla pratica, dagli allievi, dalla famiglia, dagli amici, dalle gatte e infine dalla tecnologia che ha deciso di ribellarsi in massa (cellulare, pc e satellite mi han mandata a stendere ...).



In Giappone fuori dai normali percorsi mi son goduta la bolgia delle città, le architetture strabilianti, i silenzi dei monasteri, i colori dell'autunno, un caldo micidiale fuori stagione, cibo godurioso e soprattutto l'effetto gaijin (straniero) in un paese che fa della gentilezza la normalità.

Sto facendo ordine in testa, nel pc e tra le foto e quindi a brevissimo ci saran ricette nuove e qualche racconto.
Per qualche anticipazione andate su Stray in Japan.

martedì, settembre 15, 2009

Perché non è solo Giappone....

Breve breve post sugli ultimi 3000 e fischia km percorsi e così faccio felici i curiosoni e gli amici ;D.

Per andar dove? Ma alle Channel Islands!
se come il 98% delle persone a cui l'ho detto risponderete "dove????" beh, Jersey e Guernsey stan davanti a Saint Malò, son isole britanniche, paradisi fiscali e naturali spettacolari dove se non si ama il trekking (o la vela seria) e il mare freddo (e mangiar pesce a quasi tutti i pasti) è meglio non andare o si rischia di annoiarsi in due giorni ;D

Oltre a trekking lungo le coste
a passeggiate in spiagge semi deserte con le maree tra le più alte d'Europa

... se non molli gli ormeggi la mattina, la sera ti puoi trovare così...


e a un paio di parrish fair stile miss marple e ispettore barnaby, senza omicidio, sigh, ma con i saltimbanchi, le esibizioni dei taglialegna e le gare per la torta più buona e la rapa più grossa


ho anche realizzato uno dei miei sogni infantili con il Gerald Durrel Wildlife Center! ;)


martedì, giugno 23, 2009

Impressioni e ricordi (seconda parte)

La testa è altrove causa esame, ma quando riesco a riportarla sulla terra rimbalza e se ne va in Giappone ;D il che vuol dire che i miei neuroni sono poco accessibili 24 ore al giorno!

Foto per ricordare

In giro per Nezu e Yanaka: vicoletti stretti, villette e cimiteri con tempi shinto e/o buddisti che si alternano (la commistione religiosa è esemplare ed evidente), quantità di piante e fiori incredibili, mancanza di rumori. Non immaginatevi Tokyo solo a grattacieli, molti quartieri son fatti di villette mono e bifamiliari o palazzetti di al massimo 3/4 piani, in cui gli abitanti manifestano il loro amore mostruoso per le piante mettendole ovunque.
In Giappone c'è una concentrazione di venditori di fiori e piante che non ho visto nemmeno in Inghilterra ;D



Noodles mood: se fosse stato per me avremmo mangiato noodles e onigiri (triangolini di riso avvolti nella nori ovvero i panini giapponesi per i bimbi a scuola e per gli impiegati...una sorta di spezza fame) almeno a colazione e pranzo, ma mentre l'anno scorso ci eravamo concentrati più sulla soba, questa volta gli udon hanno avuto la meglio e per gli onigiri ho fatto numerose spedizioni al fantastico supermercato della stazione di ueno.



Freddi o caldi, con pelle di tofu fresca (terrificante traduzione di yuba ovvero la pellicina che si forma nella preparazione del tofu) o verdura in tempura è un piatto completo e non è così complicato trovare ristoranti che la producono in loco (un po' come i nostri ravioli).



Altra delizia è il tofu fresco che si trova un po' ovunque e che nulla a che fare con i cubotti nazionali e il cui sapore è una vera esplosione di freschezza riproducibile in parte solo facendolo in casa. Il sapore è fantastico e persino l'ing che cosidera il tofu una sorta di punizione divina ne ha mangiato parecchio ;D Stesso discorso si può fare per gli edamame (cibo tipico da aperitivo estivo insieme a una birra gelata) ... per sushi ed affini vi rimando ai post dello scorso ottobre ;D



Miyazaki mood
: la passione per Miyazaki e la sua opera continua, se già lo scorso anno la visita al Ghibli Museum era stata prenotata addirittura prima di avere i biglietti aerei, quest'anno abbiamo proseguito con
Nihon Minka-en, ovvero il Museo all'aperto delle case del periodo Edo che che ha ispirato a Miyazaki "La città incantata" ... il bus dovrebbe essere riconoscibile a tutti i maniaci ;DDD



e con parecchi giretti nei negozi della Ghianda (i luoghi ufficiali per i gadget ghibli) e nei negozi di giocattoli (che consiglio soprattutto agli adulti...visto che in Italia non solo stanno sparendo ma non abbiamo mai avuto nulla di simile ;)))

mercoledì, giugno 17, 2009

Ricordi e sospiri (prima parte)



Il jet lag è svaporato, ma in compenso il lavoro (com'è che se stai lontana dalla scrivania 10 giorni ti ritrovi sommersa come dopo un mese?????) e lo studio per l'esame annuale come insegnante di tai chi si stan risucchiando il tempo.
Son messa che se apro il frigo mi vien da piagere come nella pubblicità della crociera ... è stracolmo di alghe, miso e sunomono (gli insalatini giapponesi), ma il tofu trafugato in valigia finirà con il pranzo di oggi. Il resto sta in un'enorme busta sul pavimento e il non cibo ancora in uno scatolone ;) . So cosa farò nel mese di luglio.....

Tre ricordi per ora ...

Ho iniziato il viaggio con una serie di Sugoi sugoi (traduzione: bellissimo, fantastico etc) emessi da una gentile dama giapponese che mi ha visto ricamare - ognuno combatte la noia dei voli a suo modo - e che è andata in estasi scoprendo che non era punto croce e ha persino chiesto di voltare il ricamo per vedere il retro (la signora se ne intendeva...) ;DD

I negozi di sunomono, umeboshi e di alghe dove per comprare devi assaggiare e dove divertitissime signore giapponesi mi cacciavano in bocca di tutto (mi stavano mettendo alla prova???) per sentirmi emettere mugolii di goduria assoluta. Il fondo della mia valiga era ricorperto di strani pacchettini sottovuoto tanto che avrei potuto essere incarcerata per contrabbando di ignote verdure ;D Abbastanza inutile dire dove trovarli visto che Tokyo (e gran parte delle città del paese) ne ha uno ad ogni angolo e che si può sempre ricorrere ai mercati ;)

Il breve corso di giapponese fatto quest'anno è servito almeno per non confondere i saluti e per essere in grado di capire - l'ing soprattutto visto che lui ha studiato e io no - quando i camerieri chiedevano cose base come "cosa volete da bere" "preferite soba o udon" "preferite la zuppa calda o fredda" ;D

ps ... su stray in japan fra qualche giorno metterò un post sullo shopping compulsivo di non cibo ;DDDD impossibile tener mani e carta di credito a freno (oddio meglio munirsi di contante...le carte di credito son assurdamente molto poco usate ;))

giovedì, giugno 11, 2009

Argh! Tornata ;)



8 giorni in giro per Tokyo, solo Tokyo questa volta e qualche dintorno con lo scopo di gironzolare nella città dai contrasti assoluti con tranquillità godendoci i passaggi dalla sensazione pallina da pachinko di Akihabara e Sinjuku alla serenità zen degli immensi parchi e giardini che costellano la città.


Abbiam camminato per viette deserte, mangiato in locali dove persino i prezzi erano in kanji (evidente messaggio del "non vogliam chi non parla o capisce il giapponese"), divorato bento nei parchi sotto lo sguardo inquietante degli enormi corvi tokyoti, ma soprattutto goduto di una vacanza splendida, calda e divertente.



Per i particolari dovrete aspettar i prossimi giorni quando il jet lag svaporerà insieme all'effetto palline di polistirolo nel cervello ... qui però mi dedicherò soprattutto al cibo e affini mentre per tutto il resto godetevi Stray in Japan, l'ing per altro è molto più preciso di me su percorsi e nomi dei luoghi (credo pure che si ricordi perfettamente i nomi di tutti i negozi di ricamo e craft in cui l'ho trascinato ;DDD).

venerdì, maggio 29, 2009

Forse.....



... ci torno ... ve lo racconto tra dieci giorni :)
nel frattempo potete leggere qualcosina qui

martedì, novembre 04, 2008

Mercati, mercatini e negozi

Il Giappone è decisamente il paese per shopping maniache di ogni genere.
L'extra bagaglio di 15 kg rispetto alla partenza (più 10 kg di zaino) la dicono lunga ;-D ... senza qualcuno che mi ha sollevato il trolley per mezzo viaggio mi starei ancora curando gli strappi muscolari.


Il Giappone ha negozi e mercati/ni spettacolari e l'inquietante fissazione di impacchettar qualsiasi cosa. Mai visto nessuno più triste (in Italia funziona al contrario) all'idea di non farmi il pacchetto regalo e infilarmi non visti la carta e il fiocchetto "nonsisamaichelevengalavogliadiimpacchettarancheilsacchettinodistoffa".


Oggi approfitto per risolvermi un problema: rispondo alla domanda "che cosa hai comprato di cibo in Giappone" una volta per tutte e persino mia madre è pregata di guardar qui invece di farmi il terzo grado ogni volta che vado a cena ;-)))


Insalatini, verdure, pesce ossia come trovar del pesce secco in valigia
I mercati son luoghi da non mancare. I cachi quadrati, i meloni con il fiocchetto e le mele impacchettate singolarmente (vero che una mela ha sovente il peso di almeno 300 gr) son in linea con le leggende metropolitane e a prezzi stratosferici.


Gli insalatini son la versione giapponese dei nostri sottaceti, ma hanno da sempre un valore non solo di golosità ma di cura digestiva, la leggera acidità e fermentazione aiuta l'apparato digerente nelle sue funzioni e apporta una quantità di sali minerali e vitamine.
I più noti son le umeboshi (di cui esistono almeno 30 varietà e differenti annate di invecchiamento), ma dalle radici alle alghe passando per carote, cipolle e aglio tutto può diventar un insalatino e in ogni mercato ci son banchi giganteschi dove potrete assaggiar di tutto.

L'assaggio è spesso quasi una tappa obbligata, i negozianti son orgogliosi della loro merce e son capaci di infilarvi in bocca alle 10 del mattino pezzetti di pesce secco così come daikon sotto aceto di riso o biscottini di sesamo salatissimi.


Luogo per cui vale un'alzataccia è il mercato del pesce di Tokyo. La zona delle contrattazioni dei tonni è offlimits per chiunque non possieda un ristorante o commerci in tonno, ma la vista dei banchi con enormi conchiglie misteriose, interi grappoli di uova rosso corallo, polpi da effetti speciali e nessun odore è quasi straniante.

Tutto si muove a una velocità supersonica e i carrelli trasportatori rischiano di farvi visitar da vicino un ospedale giapponese ogni due minuti se indulgente ancora nel sonno mattutino, mentre c'è chi fa colazione con zuppe bollenti, chi prende ordinazioni in sgabbiotti che sembrano risalire alla prima guerra mondiale, chi seziona tonni giganti con l'eleganza di un praticante di aikido e chi, come me, scappa nel primo ristorante a ingozzarsi di sushi e sashimi ;) alle 6.30 del mattino. Non consigliato a vegani, vegetariani, odiatori di pesce e stomaci deboli.

Ho comprato alghe, funghi, insalatini (alcuni impuzzolentiscono allegramente il frigo e l'armadio dell'ufficio), té, crackers di sesamo, tofu secco, spezie di ogni genere e di un paio non ho ancora avuto tempo di capirne l'uso.

I supermercati son altro luogo di perdizione ... non solo per i bento freschi, ma per la quantità di noodles pronti o da fare, spezie, tè e dolcetti mollicci e gommosi che contengono. In alcuni casi ho preso a caso, per puro divertimento e curiosità e ora mi sto domandando dove metter tutta questa roba.

Alla dogana italiana erano interessati solo a quante sigarette avevo comprato (e visto che non fumo li ho parecchio delusi) ... avrei potuto aver un tonno in valigia per quel che importava loro.


Il paradiso dei bentobox
Prevedibile e ovvio visto che qui li hanno inventati (noi siamo fermi alle schiscette di metallo o ai contenitori tupperware) e declinati in ogni modo possibile. Sia da Tobu (i grandi magazzini più raffinati di Tokyo ;-)) sia da nei Dazo100yen (l'esatto contrario) per chi ama i bentobox è come esser spediti in paradiso.
Bento di ogni genere da quello iperraffinato di lacca a quello per uomini, da quelli per bimbi con i personaggi di Miyazaki (un paio son finiti in valigia) o della Disney fino alle carte per dividere i cibi, le macchinette per ottener decori con le aghe, posatine e bacchette di ogni genere e poi thermos per le bevande, copri thermos e borsine.
Ora ho ben 4 bentobox in più, contenitori per cibi piccoli, portasoia a forma di porcellino e gattino, almeno 5 borse portapranzo, un telo termico per impacchettar i bento, bacchette e posate di vario genere e persino un tot di portabacchette.

Okki ... dalla prossima volta si ricomincia con le ricette...forse ;-DDD

lunedì, ottobre 27, 2008

Giap Giap

Il mood giapponese forse è giunto lietamente al termine...vero che ho ancora una busta enorme di cibo accanto alla porta della cucina che non ho ancora messo in dispensa e che due scatole giganti di shopping frenetico giacciono accanto al divano (oltre ai dieci libri sparsi sul tavolo), ma ho superato definitivamente il jet lag, mi sono rassegnata alla comprensione dei dialoghi sul tram e son riuscita a rientrare in un ristorante giap senza pensare "che razza di roba spacciano da queste parti" ;-DDD

Impressioni sul cibo giap e varie

Premessa
: in Giappone si mangia bene tanto quanto in Italia, è sufficiente aver un minimo di apertura mentale e curiosità da non pensare che solo pasta e pane siano cibo per gli dei tanto più che a Tokyo (e persino nelle microcittadine) c'è una tale varietà e quantità di ristoranti che morire di fame è impossibile. ;-) Unica accortezza: si pranza e cena presto, intorno alle 12 e alle 18.30/19 e le cucine chiudono al massino alle 21, nelle grandi città il problema è minore, ma nelle piccole è cosa da tener presente.
Hanno interi palazzi di ristoranti e intendo proprio palazzi: dai 5 ai 10 piani di ristoranti di diverso genere; se non vogliono stranieri (che spesso contestano alghe e consistenze mollicce cosa che li manda in crisi) hanno il menu solo in giapponese senza le figure ;-D
Ho imparato a distinguere i kanji di animali a 4 e 2 zampe e quello dei pesci ... per il resto ho sovente indicato a caso e non me ne sono pentita.



La maggior parte dei ristoranti hanno però menu con le figure o gli esempi in plastica dei piatti piazzati nelle vetrine ... più rari i menu in inglese, ma ci sono anche se a volte non presentano tutti i i piatti perché i giapponesi son convinti (o hanno avuto prova) che alcuni cibi siano poco adatti ai gusti occidentali.
I costi sono più o meno come in Italia con la differenza che a Milano per 10 euro ti danno a malapena un'insalata mentre a Tokyo (e ancor di più fuori Tokyo) ti danno un pasto completo con acqua e té compresi.

Fantastici il cibo da strada - il polpo in polpetta è da svenimento - e i bentobox da viaggio: vengono messi nei ripiani dei supermercati o negozietti delle stazioni la mattina, son freschissimi, con una scelta a dir poco imbarazzante e con porzioni così abbondanti da farti pensare che sui contenitori applichino strane magie ;-)). Si può mangiare in treno o nei parchi ma non sui mezzi pubblici o per strada (molto maleducato, se non in occasioni particolari come i matsuri).



Da provare i ristoranti a monetina e le trattorie livello strada.


Occhio alle cameriere/i dei ristoranti: pochissimi parlano inglese e anche se è chiaro che non capite un'acca continueranno imperterriti a parlarvi con grande enfasi (tipo camerieri italiani con gli stranieri....), utilizzo di mani e sovente si rivolgeranno alla donna per spiegare come servire l'uomo al tavolo. La cameriera di un elegantissimo ristorante di Ueno ha trascorso la serata a spiegarmi disperatamente e con un'enfasi degna del teatro Kabuki come servire e mangiare in modo corretto lo shabu shabu ... è un piatto a base di carne cotta in un brodo leggero che non avrei mangiato nemmeno sotto tortura prova ne era che avevo di fronte qualcosa come 10 piattini del loro sashimi e sushi migliore.
Ogni volta che si avvicinava ero presa dal panico: ignorava bellamente gli uomini al tavolo e continuava a farmi vedere come sgrassare il brodo. Il tutto in un perfetto giapponese, credo! ;-D



Uno dei ricordi più carini è l'unico caso in cui abbiamousato la guida e siamo finiti nel ristorante macrobiotico di Takayama (che la Rough Guide indicava come vegetariano - prova che nessuno è in grado di capire che la macrobiotica non è né vegana né vegetariana) in cui ho mangiato un curry giapponese di verdure e riso spettacolare servita con tempi biblici da una signora che sarà stata tra le prime seguaci di Osawa.

Ho mangiato soba appena fatta, tempura, alghe e verdure che non mi sono preoccupata di comprendere, tofu da svenimento e panini strani pieni zeppi di cetrioli (bleach); ho assaggiato insalatini (la versione giapponese dei nostri sottaceti) in tutti i mercatini,
uova cotte sotto la cenere di un vulcano, pesce di ogni tipo, dolcetti mollicci e gommosi e qualsiasi cosa contenesse azuki castagne; bevuto litri di tè verde freddo in bottiglia e altrettanti litri cado a ogni pasto, tanto miso da diventare un germoglio di soia e parecchia parecchia birra ;-D



Vita dura per vegani e vegetariani...i brodi son spesso a base di pesce (il dashi è tonno in scaglie ed è usato nel 90% dei brodi per noodles e soba) e se non indicato espressamente nessuno si fa problemi a mischiar tofu/pesce e carne.

La cucina italiana non è mancata per nemmeno mezz'ora ;-D

Seguiranno mercati, mercatini, negozi etc.......

venerdì, ottobre 17, 2008

Back Home



Eggià ... son tornata!

Oddio son tornata da quasi una settimana ma tra jet lag, appropiazione indebita di lettori per schede fotografiche e vari deliri lavorativi, son riuscita solo oggi a scaricare il 1 giga dei 6 fatti e a trovare 5 minuti per fare un riassunto veloce.

Aspettatevi racconti molto più approfonditi.


Ammetto di essermi innamorata profondamente di un paese che riesce ad avere contraddizioni così forti da lasciare inebetiti e se non ci si va non se ne può sul serio avere idea: i primi 5 giorni li ho passati come dentro a un videogame di cui non mi interessava per nulla trovare il bottone escape.

Il Giappone è il paese della cultura (parecchia, tanta, in ogni luogo) dell'amore per la propria cultura e tradizione, del cibo ovunque, delle macchinette per bibitepilefiorietc, dello shopping sfrenato, della superstizione, della tecnologia, della gentilezza compulsiva, della pulizia, degli asciugamanini, dei templi e dei giardini da commozione, delle terme, della tranquillità, del caos e di blade runner, di totoro e dello sdoganamento di gambaletti e fantasmini.....


Sarà per curiosità o predisposizione naturale, ma il cibo era entusiasmante: gusto, colore, consistenze contraddittorie ... ho amato anche i dolci (che forse giusto a me potevano piacere visto che erano stati soprannominati "insulse pallette gommose insapori") tanto che me li sono portata indietro.



Non mi sono preoccupata di cercare ristoranti o di seguire i consigli delle guide (e mi spiace nemmeno più di tanto degli amici e lettori): in un paese che sembra aver più ristoranti che persone e non essendo vegetariana mi son fatta prendere dalla curiosità e dalla voglia di sperimentare.
Ho mangiato agli ultimi piani dei palazzi-ristorante di Tokyo, così come alle bancarelle e nei mercati. Non mangiare carne e latticini non è stato per nulla un problema ... anzi fonte di divertenti discussioni con i due non pescivori ;-DDD che erano orripilati da quello che a volte riuscivo a mettermi in bocca.

La macrobiotica continua a essere un modo fantastico in cui vivere ogni giorno visto che negli anni mi ha insegnato la capacità di compensare e di gestire le energie anche con la gioia di divertirmi con il cibo.



Un piccolo ringraziamento a tutti quelli che ci hanno seguito, scritto, dato consigli - Moka, Francesca, Giorgio, BlueWale, barocco giapponese solo per citarne alcuni (ehmmm per il momento posso addurre il jet lag per la mancanza di memoria????) ... siete stati preziosi e la mia carta di credito vi sarà grata in eterno!!!!!
Fine premessa ... altre puntate a seguire ;-D

venerdì, settembre 19, 2008

Vacanzeeeee




Da domani pomeriggio sarò qui ... sempre che si riesca ad uscire dalla metro di Tokyo ;-D

Per sapere dove sarò e cosa farò, ci si vede da Stray in Japan.
Ovviamente nello zaino ci sono macchina fotografica e minipc ;-))

Incasinatevi per bene le energie in mia assenza!!!!

martedì, luglio 22, 2008

Petula in Giappone


@ Nicus

Non ci sono ancora...ma ci sarò tra meno di due mesi ;-) YEEEEEEEE!!!!!!

La vacanza di qualche anno di sogni si è concretizzata in un assurdo pomeriggio al sole di Como con questo fantastico dialogo
fra N e P:

P. "Belle le tue foto del Giappone su Flickr"
N. "Già vorrei tornarci, ma non trovo nessuno che sia disponibile"
P. "Io verrei, è uno dei miei viaggi sogno"
N. "Ok"

Due settimane dopo a una cena:

N. "Se partissimo a fine settembre?"
P. "Va bene, partiamo"

...il viaggio è iniziato ad aprile ;-))


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Biglietti in tasca (o meglio sul PC), guide sparse per casa, avvisato genitori che per tre settimane sarò fuori dal mondo e tanti tanti troppi libri e film: ora il viaggio è qualcosa di più concreto.

Il delirio organizzativo è ora un blog "Stray in Japan" .... un modo per cercare di capire che cosa finiremo per portarci dietro, quanto grande potrà essere la mia valigia, che giri faremo, dove ci perderemo e per rimanere in contatto in un paese dove non solo nessuno parla un inglese decente ma dove non funzioneranno i nostri cellulari ;-DDD

ps il blog serve anche per consigli, indicazioni, informazioni di ogni genere .... ma non porterò miso a nessuno!!!!! ;-DDD

martedì, novembre 27, 2007

Una vacanza .... d'Egitto!




Ora son nera come un carboncino e piena di energia al punto che gli amici, rintronati dalla troppa pioggia della scorsa settimana, stan pensando di prendermi a mazzate per farmi star buonina ;-D

8 giorni di cielo cobalto, barriera corallina, pesci di ogni tipo (apnea ripresa dopo anni di timpani fischianti), deserto, un fiume antico come il mondo e così verde che ti ci riempi gli occhi per mesi, sorrisi da colmarti il cuore, pietre antiche in cui far scorrere le dita e templi che ti mozzano il fiato.


Aggiungeteci la compagnia perfetta, tanta birra e tempo in estensione trascorso tra bagni turchi e lunghe letture ... una bella vacanza! Domani si riprende con ricette, lunchbox e tutto il resto ...



giovedì, agosto 30, 2007

Gironzolamenti II parte e fine...


Mi
ripeto.... il fatto di essere un'isola, di avere una natura spettacolare e il tempo a me ideale per almeno 9 mesi all'anno (pioggerellina, vento e temperatura sotto i 30°) ha fatto del'Irlanda un luogo di vacanza splendido.

Un brevissimo tragitto fotografico.
Non voglio fare la fine di quelli che mostrano le diapositive delle vacanze ad amici pronti al suicidio
dopo tre minuti ;-DDD
Ruderi e cimiteri son molto molto presenti ... così come pecore, mucche e distese di torba ;-D
Il Giardino Botanico di Dublino da solo vale il viaggio (so già chi potrebbe sghignazzare per questa affermazione)

Da Kilkenny a Dungarvan


da Kingsale a Skibbereen


da Mizen Head a Glengarriff (lo Sculpture Garden vale una mattinata)


Il Ring of Kerry (la cosa più terrificante sono i torpedoni lanciati a tutta velocità in senso contrario)


Le Cliff Moher e la casa dei nani di gesso


Da Galway al Connemara


Connemara e Cong ... ovvero "Un uomo tranquillo" mitico film di J.Ford


I giardini Botanici di Dublino


e tanto tanto cibo