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giovedì, agosto 18, 2016

Sù e giù e un crumble

Ho trascorso le settimane estive facendo sù e giù tra Italia, Londra e Nord dell'Inghilterra, anche se ho scoperto che la definizione di Nord è fonte di discussioni interminabili tra gli inglesi stessi.

Al di là di tutte le discussioni sul Brexit (noi abbiamo deciso di darci tempo e poi decidere se restare o spostarci in altro luogo europeo, non più l'Italia ...), l'Inghilterra per me è un paese meraviglioso da girare soprattutto fuori Londra.
Ha paesaggi e luci incredibili e che spiegano come Turner possa essere nato solo qui.
Si mangia discretamente bene un po' ovunque e, anche nei posti più assurdi, puoi sempre trovare un'alternativa al pub's food.

Avere la macchina qui, è una gran figata. Possiamo andare in spiaggia in meno di un'ora.
Certo il costume da bagno non è quasi mai indicato, a meno che tu non sia britannico, non sia stato abituato a metterti in bermuda a novembre e parte della tua alimentazione non consista in burro e alcol.
Dato che detesto mettermi in costume (7 giorni in Sardegna all'anno, per me sono più che sufficienti) e che amo stare in spiaggia vestita, fare hiking lungo le coste dell'Essex o del Devon con regalo finale di granchi freschi è una delle cose che giustificano il mio stare qui.

Prima di trasferirci, andare a fare hiking in Inghilterra è stata la nostra vacanza preferita per anni (escluso il Giappone): Cornovaglia, Devon, Galles e Yorkshire sono posti meravigliosi.
Certo non ve li consiglierei se: cercate vita notturna o simili, non vi piace la pioggia, il vento e 15° a luglio, vi annoiate a stare a guardare un paesaggio con una tazza di tè per ore, non amate i paesini in cui la vita muore alle 8. In questo caso meglio le città con più di 50.000 abitanti.




Quest'anno abbiamo scelto il Lake District, un'area boscosa piazzata appena sopra il Galles e a lato dello Yorkshire, 4/5 ore da Londra. Da sempre luogo di vacanza preferito dai Brits per le passeggiate, data la quantità di boschi e di quelle che qui chiamano montagne, ma che per gli italiani sarebbero solo colline.
A dir il vero hanno l'aspetto e la conformazione delle montagne, ma è come se un gigante le avesse schiacciate camminandoci sopra.



E' un luogo fatato, fatto di laghetti e boschi, pieno di conigli selvatici, tassi e daini, che ti attraversano la strada, per non parlare del numero infinito di pecore. Luogo che ha ispirato scrittori e poeti da sempre e casa d'elezione di Beatrix Potter.
E' quasi obbligatorio avere la macchina se ci si vuole spostare velocemente e non stare sempre nello stesso posto, ma i collegamenti con gli autobus non sono male.
E' un luogo, dove ci si alza presto e si cena al massimo alle 7 e si va a nanna che il sole è appena tramontato (verso le 10 in luglio).
Se si ama il trekking si può trovare di tutto, dalle camminate facili intorno ai laghi (bagni e parcheggi sono ovunque) a quelle impegnative di parecchie ore con belle salite lungo le montagne.
Noi abbiamo girato soprattutto la parte sud del Lake Distric intorno a Coninston.



Il mio amore per le camminate è pari solo a quello per i pranzi tardivi, intorno alle 3.30/4, a base di zuppe del giorno, té e scones o per i panini con le uova (occhio a impedire l'imburramento automatico) e per tutto quello che ha dentro una mela.
Gli inglesi sono maestri nell'allestire locali deliziosi dove pranzare a tutte le ore e dove stare per tempi lunghissimi, magari a leggere, lavorare a maglia o solo guardare il paesaggio. Si trovano sale da tè e cafè ovunque e sono luoghi che amo tantissimo e perfetti per rilassarsi dopo 6 ore di camminata. Nessuno ti chiederà mai di andartene o se vuoi ordinare altro. Si trovano sempre zuppe, molto spesso vegan, insalate e panini di tutti i generi, in porzioni non proprio dietetiche.
Evito poi di ribadire la mia passione per pub e gastro pub, credo di aver ossessionato chiunque per anni.




Per passare a qualcosa di più cibesco: le mele in estate non sono mai eccezionali (di solito san di poco), ma sono perfette per i crumble e grandiose se associate a quella che è la frutta estiva inglese per eccellenza: le bacche, ovvero lamponi, mirtilli, more e affini.
Ovviamente ho pensato bene di sposare un uomo che odia tutta la frutta estiva, quindi nei crumble al massimo io ci posso mettere le uvette, ma voi metteteci mirtilli o lamponi (congelati vanno benissimo, costano molto meno, soprattutto in Italia, dove per comprare i lamponi devi venderti un arto e sono perfetti per un dolce dell'ultimo momento come questo).
Ho preferito usare il burro di cocco rispetto all'olio, perchè ha un sapore e una resa migliore, tanto più che ormai si trova facilmente in tutti i negozi bio o su Amazon. Ricordatevi solo di toglierlo dal frigo un'ora prima di usarlo.

Per la base:
4 mele (meglio qualcosa di acidulo e croccante come una granny)
1 tazza di mirtilli o mezza di uvetta
2 C di sciroppo d'acero o malto di riso o agave
1 C di succo di limone

Per il crumble:
3/4 di tazza di fiocchi d'avena 
2 C di farina integrale
90 ml o 3 C di burro di cocco 
3 C di sciroppo d'acero o malto di riso o agave
1/2 tazza di mandorle
1 C di burro di noccioline (bio e non dolcificato)
la punta di un cucchiaino di carmamomo in polvere o di cannella
un pizzico di sale

Ammollate le uvette in acqua calda.Pelate e tagliate le mele a fette, mischiatele al resto degli ingredienti e mettete il tutto in una pirofila. Se usate i frutti idi bosco congelati, non fateli scongelare, cuociono in tempo minore delle mele e vi ritrovereste con della marmellata; quindi uniteli alle bele direttamente dal freezer.
In un frullatore mettete tutti gli ingredienti per il crumble e date una frullata veloce (non dovete ottenere una purea) e poi, aiutandovi con un leccapentola bagnato ogni volta, spalmate il composto sopra le mele.
Cuocete in forno caldo a 180° per venti minuti o fino a quando la copertura non comincia a brunire e le mele a fare le bollicine da sotto.
Si può mangiare tiepido o freddo. L'ing e tutti i britannici ci mettono a fianco il gelato.



Mi scuso per le foto da telefono, a volte è, non solo più leggero della tradizionale macchina fotografica, se avete già uno zaino pieno di roba necessaria come il Kindle o il lavoro a maglia, ma è molto più veloce, nel caso in cui l'ing abbia un cucchiaio in mano.

venerdì, gennaio 24, 2014

Robe golose



















La ricetta, anche se non è una ricetta, non è mia e sta ovunque sul web.
E tanto meno è macrobiotica, nel senso rigido della parola.
E' venerdì e, dopo una settimana così umida che penso mi cresceranno le branchie, ci vuole una coccola.

Non amo i dolci in generale, non riesco da sempre a mangiare dolci prima delle 10 del mattino e, in generale, i dolci a fine pasto mi nauseano e se fosse per me le pasticcerie fallirebbero e ammetto di amare poco anche i dolci naturali o macrobiotici. 
Amo di fondo solo il cioccolato, possibilmente a barrette, fondente sopra l'80% e mai sopra i 18° di temperatura esterna.
Sono strana e molto petulante ;DD

Ma la panna di cocco dovevo provarla, sono una scimmia curiosa e poi poteva essere un'alternativa golosa da proporre agli amici (i quali, se vengono a casa, sanno di doversi portare il dolce).

In effetti è buonissima. Da consumare a piccole dosi, ma ha il pregio di durare bella montata anche due o tre giorni in frigo.

Avete un barattolo di latte di cocco in dispensa e non sapete che farne (a parte ottimi curry)?

Beh cacciatelo in frigo per tutta una notte, il giorno dopo apritelo, levate la parte più liquida (non buttatela, ma tenetela da parte e usatela per verdure, curry o zuppe), mettete la parte solida in una ciotola e montatela con le fruste elettriche fino a quando non sarà bella soda e spumosa.
Non è necessario aggiungere zucchero, al massimo un po' di estratto naturale di vaniglia.

E' è più o meno buona con qualsiasi cosa, ma pure da sola per una golosa e goduriosa trasgressione. Con un pezzo di cioccolato mega fondente è perfetta!



martedì, novembre 26, 2013

... e di un dolce ripieno




















Non impazzisco per i dolci a meno che non contengano mele.
La torta di mele e lo strudel hanno popolato le mie merende infantili; avevamo sempre mele in balcone grazie a nonni, amici e parenti e mia mamma, da buona trentina, ne ha sempre fatto buon uso: dalla salsa di mele e cipolle per le carni al risotto con le mele fino alle frittelle di mele (quelle spesso me le sogno!)

Le mele, soprattutto cotte, sono anche un cavallo di battaglia della cucina macrobiotica, un dolce naturale che coccola lo stomaco e aiuta nell'equilibrare la glicemia soprattutto nei primi periodi di eliminazione degli zuccheri semplici (la notoria voglia di dolce o buco allo stomaco).

E quindi ho fatto una torta di mele.

impasto del post precedente
4/5 mele medie (qualità a vostro gusto, a me piacciono le annurka)
1 cm di radice di zenzero
succo di un limone
2 cucchiai di sciroppo d'acero

Togliete l'impasto dal frigo e dividetelo in due (uno per la base, uno per il coperchio) e spianatelo con un mattarello. La pasta deve essere sottile ma non trasparente altrimenti di aprirà in cottura facendo fuoriuscire il ripieno. Rivestite con uno dei due impasti una teglia antiaderente coperta di carta forno; mettete l'impasto per il coperchio su un foglio di carta forno e mettete il tutto in frigo.
Tagliate a cubetti le mele, grattugiate lo zenzero, mettete tutti gli ingredienti (mele, succo di limone, sciroppo d'acero, zenzero) in pentola, mescolate e fate cuocere per 10 minuti, in modo da asciugare un pochino le mele ed evitare che tutto il succo esca durante la cottura in forno rendendo troppo umida la base. Se il liquido fosse troppo, scolatene una parte. Fate intiepidire e accendete il forno a 180°.
Tirate fuori gli impasti dal frigo, versate le mele, pareggiate bene il ripieno e coprite con il resto dell'impasto unendo bene i bordi con l'aiuto di un pochino di acqua.
Fate dei tagli sulla superficie del dolce così da far fuoriuscire il vapore e spennellate il tutto con una miscela di acqua e succo d'acero.
Fate cuocere il forno per 40 minuti.
Servite tiepida o a temperatura ambiente.

venerdì, novembre 15, 2013

La storia di un impasto ... (1)



Si sa non amo i dolci, ma il periodo finto autunnale e la speranza dell'inverno mi portano a desiderare di essere in grado di proporre dolci a ospiti, amici, parenti e persino marito che non siano solo la mousse al cioccolato (troppo fredda e yin) o i budini. Spesso rimedio chiedendo agli ospiti di portarsi il dolce che preferiscono, ma non sempre è possibile.

Di contro amo poco le margarine di soia, per quanto utilizzabilissime, a me non  ne piace molto l'odore e sono spesso peggio di un cane da trifola.

All'inizio dell'estate complice una scorribanda al supermercato bio preferito e una serie infinita di ricette lette in rete, mi sono convinta a comprare l'olio di cocco solido. Con qualche resistenza iniziale dovuta al fatto che è un alimento tropicale e dall'odore pareva una crema abbronzante.

In effetti è rimasto in dispensa intoccato fino alla scorsa settimana, quando presa da un momento di cucina matta e furibonda ho deciso di fare una torta e ho sperimentato (e variato) un impasto trovato in rete (Cleà e Food52 sopra tutti).

Mi sono ricreduta sull'olio di cocco, sa di crema abbronzante sia mentre si impasta, sia in cottura (per non parlare delle mani), ma è assolutamente insapore e dona fragranza e giusta consistenza agli impasti.

Se avete una casa fresca tenete l'olio di cocco fuori dal frigo, se no mettetelo in frigo e ricordatevi di tirarlo fuori almeno un'ora prima, altrimenti dovrete usare uno scalpello.

Nel farlo comportatevi come con qualsiasi impasto burroso, ovvero mani fredde, tavolo per impastare freddo e, se usate la planetaria o il frullatore (che per gli impasti veloci come questo va benissimo, evita di sporcare e viene molto meglio), bicchiere in frigo.
Inoltre dopo aver ottenuto l'impasto piazzatelo nel frigo per almeno mezz'ora (serve anche a far rilassare la maglia glutinica e quindi a fargli perdere elasticità) e dopo averlo steso nella teglia rimettetelo nel frigo per altri 30 minuti e comunque fino al momento dell'utilizzo. Questo eviterà che il grasso venga rilasciato e di ottenere una torta unticcia.

Come misura ho utilizzato le cup ... mi sono innamorata dei misurini a forma di cuore trovati da Tiger ovvero l'ikea della stupidaggine (a Milano ce ne sono ben due in centro e quindi pericolosamente vicini al mio ufficio). Hanno accessori da cucina colorati e deliziosi.

1 cup e 1/4 di farina 0
1 cup di farina semi-integrale
1/2 cup di olio di cocco solidificato
1 cucchiaio di sciroppo d'agave o malto di riso
1/2 cup di acqua 
1/2 cucchiaino di sale fino

Mettete in un'impastatrice o frullatore tutti gli ingredienti solidi e mescolate bene; unite a filo prima lo sciroppo d'agave/malto e poi l'acqua fermandovi quando comincerà a fare le briciolone.
Versate tutto su una spianatoia, date una veloce impastata tanto da ottenere una bella palla elastica, avvolgete nella pellicola e piazzate in frigo.

La prossima volta vi dirò con cosa l'ho riempita ... il marito ancora non ci crede!



lunedì, febbraio 01, 2010

Cibococcola: il budino!!!!


Il budino è pura coccola. Ogni volta che lo faccio ritorno ai pomeriggi dopo i compiti in cui mia mamma mi faceva il budino e mi consentiva (previa lotta a sangue con il fratello) di leccar la pentola, mentre si aspettava che freddasse sul davanzale ... per poi mangiarlo tiepido ;).
Non sono una golosa, ma il budino è il budino e un po' come il cioccolato esula per me dalla definizione di "dolci" e rientra in quello "cibo che fa star bene l'animo".
Son così brava a raccontarmela che quasi quasi lo trasformo in lavoro (uuppps ... già fatto! ;DDDDD)

Quindi in un delirio di gola con palline da golf (leggasi tonsillite) e di desiderio solo di cose calde e morbide mi sono ritrovata a farmi il budino.
Tranquillizzo tutti dicendo che ha il bollino "assaggiato dalla mamma e nipote": so di non essere una fonte affidabile per i dolci visto che tendo a star stretta di malto e sciroppo d'acero (per me infatti è quasi troppo dolce...)
Potete scegliere se mettere l'agar o la polvere di carruba (altro addensante), secondo me il budino non deve essere troppo solido, quindi ho preferito la carruba, ma se dovete uscire per comprarla, lasciate perdere e usate l'agar in dosi ridotte ;)

1/2 litro di latte di riso
4 cucchiai di cacao amaro in polvere
5 cucchiai di sciroppo d'acero o malto di riso
1 cucchiaino scarso di agar agar (o 1 cucchiaio di polvere di carruba)
mezza tazza di nocciole tostate e tritate grossolanamente

Sciogliete il cacao nel latte (meno due cucchiai che vi serviranno per l'agar)e fate scaldare. Unite lo sciroppo d'acero e assaggiate, se non è abbastanza dolce unite ancora un cucchiaio di malto o sciroppo, senza esagerare. A parte sciogliete l'agar o la carruba nel latte tenuto da parte e unitelo fuori fuoco al latte caldo. Rimestate bene in modo che non si formino grumi e portate a bollore. Cuocete mescolando per 5 minuti . Unite le nocciole e mettete negli stampini bagnati. Fate raffreddare e servite con le nocciole tritate come copertura.

venerdì, dicembre 18, 2009

Storia di un barattolo di latte di cocco ... II parte


E con il latte di cocco entriamo nel Natale!
Amo il Natale, ne amo ogni aspetto tranne quello del caos per le strade (chissà come mai???) ma vivo da due settimane con le lucine sparse per la sala, stelle, alberelli appesi ovunque e un sacco di babbo natale ricamati in giro ... sembra la casa di Martha Stewart (così terrorizzo per bene un paio di amiche ;DDD).

Lo so il latte di cocco è natalizio come la torta di frutta, ma mi capita così di rado che mia madre approvi un dolce fatto da me (di solito son poco dolci secondo lei ... ha pure ragione a me i dolci non piacciono e quindi tendo a farli poco dolci ;DDD) che non resisterò a proporlo come merendina alternativa al nipote e famigliari vari.
Quindi se non amate i panettoni, se non avete un dolce di famiglia (noi l'abbiamo!!! ;)), se avrete ospiti vegani o a dieta, se volete proporre una cosina leggera il 26 al termine dell'ordalia di cibo natalizio ... il budino di cocco fa per voi!!!

E' pure facile facile e velocissimo!

500 ml di latte di cocco
1 cucchiaino pieno di agar agar in polvere
8 cucchiai di sciroppo d'acero
1 bastoncino di cannella
1 stella di anice stellato

Fate scaldare il latte di cocco con la cannella e l'anice stellato (potete metterlo in infusione a freddo la sera prima in modo che la speziatura sia più accentuata), una volta quasi a bollore, togliete le spezie, unite lo sciroppo d'acero e l'agar agar.
Mescolate molto bene con una frusta a mano così da evitar grumi e cuocete per altri 5 minuti.
Versate negli stampini in cui avrete messo un cucchiaino di sciroppo d'acero, fate raffreddare e poi mettete in frigo fino al momento di servire. Capovolgeteli su un piatto prima di portare in tavola.

Trucchetto: se il budino risultasse o troppo solido o troppo morbido, potrete ricacciar tutto sul fuoco, far sciogliere tutto e ricalibrare aggiungendo un po' di latte di soia (se aveste finito quello di cocco) o di agar agar. Questa fantastica alghetta, ora molto di moda trai cuochi nazionali, non soffre nell'esser scaldata di nuovo contrariamente a quel che accade usando le gelatine industriali.

lunedì, marzo 17, 2008

Crema di cocco e mandorle



Avevo detto pane ai semini???
Ho cambiato idea: un dolcino veloce e di grandissima soddisfazione!

Sarà che sto sentendo sempre più la primavera e quindi cambio idea.
E' un periodo di grande energia (nonostante alcuni eventi non proprio positivi :-)): non fa troppo caldo, ci son tante cose da fare e tante da non fare e riposare, il mio mini giardino pensile è tutto in fioritura, persino le carnivore paiono voler uscire dal loro coma invernale e comincio a veder avvicinarsi i giorni di vacanza tra marzo/aprile e maggio.

Un dolce per compensare la voglia di salato e acido che mi prende sempre in primavera: il fegato è in pieno risveglio e può sbarellare facendoci sentire più stanchi o più nervosi del solito.
Una colazione tranquilla con una tazza di té, un dolce morbido e cremoso e magari una finestra socchiusa a cambiar energia e aria alla stanza, è un bel modo per coccolarsi.

200 ml di latte di soia
200 ml di latte di cocco
1 cucchiaio colmo di crema di mandorle bianca
1 cucchiaio e mezzo di sciroppo d'acero o 2 di malto di riso
1 cucchiaino scarso di agar agar in polvere

Scaldate i due latti e usando una frusta sciogliete bene la crema di mandorle, lo sciroppo d'acero e l'agar agar. Fate sobbollire per 5 minuti e poi versate negli stampini. Fate raffreddare e servite a temperatura ambiente o dopo un breve periodo in frigo.
Può sembrar che lo sciroppo d'acero/malto sia troppo poco...assaggiate, latte di cocco e crema di mandorle son molto dolci.

lunedì, gennaio 28, 2008

Castagnaccio con le mele e cranberries



Premesso che non mi son mai piaciuti molto i dolci (sempre stata una bimba corruttibile con la pizza e non con la torta...); premesso che proprio per questo non mi spreco molto nel farli (gli amici da sempre sanno di doverselo portare); premesso che per me i dolci macrobiotici non son nemmeno tanto entusiasmanti (escludendo le mousse e i budini) e premesso che castagne e affini mi piacciono da matti ....
il massimo che la mia mente possa elucubrare come dolcino da portarsi dietro per i momenti di fame in ufficio è il castagnaccio in una serie di variazioni. E' poi di una facilità al limite dell'imbranataggine e che si può decidere di farlo anche alle 11 di sera ;-D.

Questa arriva diretta dalla mia spacciatrice di farina di castagne e legumi: la mela rende ancora più morbido e gonfio il castagnaccio.

1 tazza di farina di castagne
acqua qb
1 mela
1/4 di tazza di cranberries o altri frutti rossi essiccati
2 cucchiai di sciroppo d'acero o malto di mais
2 cucchiai d'olio extra vergine leggero
un pizzico di sale

Miscelate la farina di castagne, sale e acqua fino a ottenere una pastella non troppo fluida. Unite la mela grattuggiata, lo sciroppo d'acero e i cranberries, che prima avrete fatto ammollare in acqua calda per 15 minuti.
Ungete abbondantemente una tortiera e cuocete in forno caldo a 180° fino a quando sulla superficie non compariranno delle crepe (una quindicina di minuti).

martedì, dicembre 18, 2007

Mousse di mela



Mentre soffoco trai libri di cucina per il menu natalizio e mi ritrovo a parlare in diretta con il pescivendolo mentre sfreccio a 130 sull'autostrada (mia madre è parte integrante dei servizi segreti americani ... ti trova sempre e comunque), la voglia di fare dolci, già di suo ridotta al minimo, si orienta sempre più verso cose non prevedano lievitazioni e uvetta. E soprattutto mettano a riposo lo stomaco in un periodo in cui lavora come un pazzo.

Le mele cotte son tra la poca frutta che mi piace sul serio (un assioma ovvio se non amo i dolci non amo la frutta) e appena tiepido è una coccola serale straordinaria.
Ho provato per la prima volta a usare lo yogurt di soia. Lo so pare strano ma son parecchi anni che non mi avvicino a nulla che somigli a uno yogurt e non ne ho mai sentito la mancanza continuerò a non sentirne la mancanza ;-))) Per quel che mi riguarda è cibo troppo freddo e può andar bene in estate, nelle salse o nelle mousse anche se può esser sostituito dalla panna di soia.
Solito accorgimento nell'acquisto: legger bene l'etichetta e controllare che non ci sia zucchero aggiunto.

3 mele gialle
200 gr di yogurt di soia
2 cucchiai di sciroppo d'acero o 3 di malto di riso
1/2 cucchiaino di cannella in polvere o 1 cucchiaio di cioccolato amaro tritato

Sbucciate e cuocete le mele fino a quando non saranno completamente disfatte. Fatele appena intiepidire poi unite yogurt e sciroppo d'acero e montate con un frullatore a immersione fino a quando non saranno spumose. Decorate con cannella o cioccolato e servite. Ottimo dopo cena o come colazione.

mercoledì, dicembre 12, 2007

Mousse di castagne e pistacchi



Fa freddo!!!!
E son molto molto contenta ... devo aver qualche gene islandese, ma il freddo mi piace, mi piacciono i campi ghiacciati e la brina sui vetri, mi piace dovermi metter il cappello e la sciarpa e aver anche un'ottima scusa per cercar di rintanarmi in casa (anche se no mi riesce molto bene ;-))

Le castagne son una fantastica coccola da inverno. Anche loro son un jolly dato che si possono usare nei risotti, come farcia per involtini o saltate con il tofu e come dolce, con la farina ci si può poi fare pasta fresca e torte.
Son inoltre dotate di un gusto dolce naturale che fa di un castagnaccio un perfetto rompifame durante la giornata.

150 gr di castagne secche
2 cm di kombu
100 di tofu
2 cucchiai di pistacchi
3 cucchiai di malto di riso

Mettete a bagno le castagne in acqua fredda per una notte con la kombu.
Togliete la kombu (potete anche lasciarla ma a mio parere da un gusto marino di sottofondo non adatto ai dolci), sciacquate le castagne e togliete le pellicine.
Mettetele in pentola a pressione coperte d'acqua e cuocetele per 30 minuti dal fischio, dovranno essere morbidissime.
Frullate le castagne con il tofu e il malto fino a quando non saranno ben spumosi. Unite i pistacchi tagliati a coltello. Servite a temperatura ambiente o appena tiepidi.

giovedì, giugno 07, 2007

Fragole in sciroppo




Non sono un'amante della frutta e dei dolci in generale, si salvano fragole, ciliege, pesche e cioccolato ;-)
Per mangiare la frutta devo sempre trovare un modo alternativo al solo lavarla/sbucciarla.
Questo è un mix fra i classici e macrobioticissimi kanten e la frutta sciroppata.
Al posto del succo di mela o del té, ho usato una tisana alla frutta. Potete scegliere quella che preferite. Mettetela in infusione a freddo la sera (o comunque 8/10 ore prima) in questo modo il sapore ne guadagnerà e sarà più profumata.

1/2 litro di acqua
1 cucchiaio abbondante di tisana ai frutti rossi
300 gr di fragole
3 cucchiai di sciroppo d'acero
il succo di mezzo limone
1 cucchiaino scarso di agar agar in polvere.

Fate l'infusione con la tisana. Pulite le fragole, tagliatele a metà e mettetele in una pentola con lo sciroppo d'acero, il succo di limone e fate cuocere per una decina di minuti al massimo. Portate a ebollizione la tisana e unite l'agar. Mescolate bene con una frusta e fate sobbollire per 5 minuti, sempre mescolando.
Mettete le fragole in una ciotola o in tante ciotoline individuali e versate sopra la tisana senza però coprirle completamente.
Raffreddandosi il liquido si rapprenderà e creerà uno sciroppo semi solido intorno alle fragole.
Buono freddo o a temperatura ambiente. Può essere fatto diversificando frutta e gusti di tisane o té aromatizzati.

lunedì, aprile 02, 2007

Pane in padella: colazione della domenica




La domenica mattina è il mio momento preferito, quello in cui sono sola mentre la casa dorme e non devo andare da nessuna parte.
Amo tutte le colazioni ma quella della domenica mi piace più di tutte ;-) Leggo, a volte penso al pranzo e soprattutto mi cucino qualcosa di speciale ... solo per me!
Il pane nella padella è una tradizione familiare, il non si butta mai via il pane che porta ad abbrustolire nella padella di ferro le fette di pane del giorno prima.
Questa volta non avevo pane avanzato ma un'ottimo pane in cassetta di grano duro comprato dall'UMM ;-)) mentre andavo per bacari (;-)) e dato che ci eravamo mangiati anche le ultime briciole dei panini muffin ;-)

Spalmatina di tahina da un lato, di malto di riso dall'altro e riempito con cramberries e uvetta fatti rinvenire nel té caldo. Abbrustolito in padella, bruciacchiato persino un po' (lo so che non si fa, ma a me piace ...) e mangiato caldo.
Slurp!

giovedì, marzo 22, 2007

A volte ritornano ... kanten



Non si sa mai che qualcuno se lo sia perso ;-DDD
Il kanten è un tipico dolce giapponese e macrobiotico perché non contiene zucchero, è dolce naturale, è fatto con l'agar e con la frutta a pezzetti...è una gelatina con la frutta.
A me piace parecchio soprattutto perché mentre con la gelatina tradizionale ho sempre avuto problemi, soprattutto dopo averne letto gli ingredienti, con quest'alghetta giapponese vado d'accordissimo ;-)


L'agar si ricava da un'alga che si chiama tengusa e ha un alto potere addensante e viene utilizzata per creme, budini, gelatine dolci e salate.
Insapore e privo di calorie, ha buone qualità raffreddanti se usato come gelatina per dolci con la frutta e rilassanti se usato per addensare creme a base di latte di soia o riso. Ha inoltre un interessante potere disintossicante e lassativo.
Si trova in barrette, scaglie e polvere. In tutti i casi il mio suggerimento è quello di stare attenti perché soprattutto in alcuni prodotti di provenienza cinese non si garantisce la provenienza delle alghe e sono addizionati con coloranti (evitate le barrette colorate vi prego ;-))
Io vi dò le dosi per la polvere perché le barette mi fan senso e per le scaglie dovete solo fare questa proporzione 1 cucchiaino di polvere = 1 cucchiaio di scaglie

1/2 litro di succo di mela non zuccherato e bio (tipo quello tedesco)
3 cucchiai di malto di riso
1 cucchiaino di agar agar in polvere
mele e fragole

Scaldate il succo di mela e a bollore aggiungete il malto e l'agar. Mescolate bene con una frusta e cuocete per almeno 5 minuti. Se emana un leggero odore di alga non vi allarmate: è normale non si sente più dopo pochi secondi così come sentirà per nulla al gusto. Tagliate la frutta a pezzetti, e disponetela in bicchieri, tazze o qualsiasi contenitore vi piaccia, copritela con la gelatina calda (non bollente altrimenti la frutta si cuoce) e aspettate. In un'oretta tutto si solidificherà.

lunedì, febbraio 26, 2007

Il muffin della vita: mele, cramberries e nocciole



Faccio i meme forse due volte all'anno (pigrizia e petulanza ;-)) ma il meme di Canny sui muffin mi entusiasma per diversi motivi:
- faccio un dolce, cosa che non mi capita spesso
- faccio un dolce che mi piace parecchio
- faccio un dolce per la colazione delle prossime mattine
- faccio un dolce macrobiotico, buono e non cartonoso ;-))
- faccio un dolce e uso le mie nuovissime tovagliette ;-)) (battuta a uso privato, sorry!)

Se vi piace questa ricetta potete persino votarla...il meme infatti diventerà un pdf ed è un mini concorso (si vota il 1° marzo ;-DDD)

GRAZIE CANNY!


per 14 muffin:

400 gr di farina 0
100 cc di olio di mais bio e spremuto a freddo
100 cc di sciroppo d'acero o malto di riso
1 bustina di cremor tartaro (o lievito per dolci)
3 mele gialle grandi (o 4 piccole)
3 cucchiai di nocciole tritate a coltello
3 cucchiai di cramberries (o mirtilli congelati)

Miscelate farina, lievito e nocciole in una ciotola.
Mettete a mollo i cramberries per 10 minuti in acqua calda.
In una seconda ciotola grattuggiare le mele e unite il malto e l'olio.
Unite gli ingredienti secchi a quelli liquidi e infine unite i cramberries.
Riempite fino a 3/4 gli stampini da muffin (io non vado d'accordo con il silicone quindi uso gli stampini usa e getta o la teglia apposita) e cuocete in forno caldo a 180° per 25 minuti.
Spennellate la superficie con una miscela fatta di 1 cucchiaio di sciroppo d'acero o malto e 2 cucchiai di acqua per renderli lucidi e fate raffreddare su una gratella.

PS Terry come vedi dalla foto: li ho!!!!!

venerdì, febbraio 23, 2007

Un quasi classico: il castagnaccio



Il castagnaccio è uno di quei dolci che per me sono simbolo di vera coccola. Dolce ma non troppo, bassino, morbido, ne posso mangiare a quintalate ... ovvio devono piacere le castagne, ma non ho mai capito perché ma il castagnaccio suscita o amore esagerato o disgusto totale nelle stesse persone che sono poi in grado di ingoiarsi un montblanc intero ;-))). Ha poi il vantaggio di essere dolce al naturale e di essere comodo da trasportare. Certo non è un dolce dieticissimo e questa non è proprio una versione originale ... ;-)) Di versioni di castagnaccio ne ho comunque prodotte diverse e in questa ho usato il latte di riso proprio per evitare le lamentele di quelli che dicono che è troppo poco dolce.


300 gr di farina di castagne
latte di riso qb
4 cucchiai di olio
due cucchiai di pinoli
2 cucchiai di mandorle tritate finissime
qualche ago di rosmarino
1 pizzico di sale

Miscelate farina di castagne, sale, mandorle tritate e latte di riso fino a ottenere una pastella liscia e abbastanza liquida.
In una teglia versate l'olio e poi la pastella, che non deve essere più alta di 1 cm e mezzo. Cospargete la superficie di aghi di rosmarino e pinoli e cuocete in forno caldo a 180° fino a quando sulla superficie non si formeranno delle crepe.

mercoledì, gennaio 17, 2007

Crumble di mele



Dopo un brasato che c'è di meglio di un crumble?
E' uno dei miei dolci preferiti, frutta sotto e crosticina croccante sopra. Si può fare anche salato ed è stata la mia mania dello scorso inverno.
Visto il periodo di pigrite acutissima, ha il vantaggio di essere veloce, far scena e molto molto coccoloso.
Il divertimento è variare le varie crosticine, un po' come per le impanature ;-D

4 mele
2 cucchiai di fiocchi d'avena piccoli
3 cucchiai di fiocchi di mais senza zucchero
1 cucchiaio di olio di mais bio e spremuto a freddo
2 cucchiai di malto di mais
1 cucchiaio di mandorle tritate a coltello

Sbucciate, tagliate le mele a fettine e diponetele in una pirofila con le uvette ammollate in acuqa calda per 10 minuti.
In una ciotola sbriciolate i fiocchi di mais con le mani, unite i fiocchi d'avena, le mandorle, l'olio e il malto. Mescolate bene e distribuite in modo uniforme sulle mele.
Cuocete in forno a 180° per 20 minuti o fino a quando la superficie non sarà marroncina e croccante.
Si può magiare sia caldo sia appena tiepido. Ottimo anche per la colazione.

martedì, novembre 14, 2006

Le mele al forno!



Non amo in modo spasmodico i dolci e nemmeno la frutta a meno che non sia cotta.
Le mele in particolare mi piaccono solo cotte o messe nello strudel della mamma.
La frutta cotta è tra l'altro il dolce per eccellenza dei macrobiotici: uno yin (la frutta) equilibrata da uno yang (la cottura) con in aggiunta la dolcezza naturale che fa tanto bene agli organi digestivi.
A molti le mele cotte fanno tanto ospedale ... a me piacciono in modo imbarazzante tanto che mia mamma ogni volta che la vado a trovare in inverno me ne fa trovare un contenitore stracolmo e così ho la merenda per qualche giorno ;-))
Le mele al forno sono il dolce più semplice ma chiudono bene un pasto invernale e vanno bene anche come merendina per i bambini.

4 mele golden
3 cucchiai di marmellata di pesche senza zucchero (indicativo, scegliete quella che preferite)
1 cucchiaio di mandorle tritate
1 cucchiaio di uvetta già ammollata
1 cucchiaio di sciroppo d'acero (opzionale)

Estraete il torsolo delle mele con l'apposito attrezzo o con un coltellino affilato, lasciando un il fondo (o rinfilandolo...non devono essere bucate da parte a parte).
Mescolate tutti gli altri ingredienti e riempite le mele.
Cuocete in forno per 15/20 minuti a 180°.

martedì, ottobre 31, 2006

Gyoza dolci



I gyoza sono i ravioli giapponesi.
Poco conosciuti in Italia dove la cucina giapponese si limita sovente solo al sushi e a qualche zuppa, sono invece base dell'alimentazione quotidiana di milioni di giapponesi. Di derivazione cinese, si distinguono per il tipo di cottura molto particolare e per il ripieno di verdure dolci e/o carne.
La pasta di cui sono fatti i gyoza è volendo ripetibile visto che è fatta di sola farina di forza e acqua ... non è però facile rendere la trasparenza di questa pasta e poi a Milano si trova abbastanza facilmente (soliti negozi etnici), già tagliata a dischi e da surgelare. Son macrobiotica, mica maniaca ;-)
La parte difficile è nel chiuderli facendo le piegoline ... si sa i giapponesi sono precisi e se non ci son le piegoline, non sono gyoza (sento ancora la voce della mia insegnante ;-)))
I gyoza tradizionali ve li proporrò nei prossimi giorni, ma la stessa pasta può essere usata per fare dei ravioli dolci buonissimi.

Prendete la pasta per gyoza già pronta o fatela impastando farina di forza (manitoba) e acqua fino a ottenere un impasto liscio, lasciatelo riposare una mezz'ora poi stendetelo in dischi sottilissimi (devo essere trasparenti) di 8/10 cm di diametro.
Mettete un disco sul palmo della mano e riempite con un cucchiaino di marmellata, crema al maltonocciola (io ho usato la composta di zucca ;-)). Bagnate con un pochino di acqua i bordi interni e chiudete a metà, premendo bene. Prendete poi il bordo del raviolo tra pollice e indice e fate delle pieghe (5 o 6) in modo da chiudere bene il ripieno.
Cuocete in forno a 180° per 10 minuti.

lunedì, ottobre 23, 2006

Torta al cioccolato piccante



Oggi il grigiore ispira tazza di tè e dolcetto!
Un comfort food adatto ai primi freddi soprattutto se dovuto alla mancanza di riscaldamento in ufficio...l'ho detto più volte, non amo in modo particolare i dolci e non sono di certo il mio pezzo forte in cucina, da sempre, ma questa torta è a riuscita sicura ed è velocissima da farsi. E' poi una torta perfetta da "pucciare" nel tè o tisana calda.
Per questa torta potete usare il cacao in polvere amaro aggiungendo del peperoncino ridotto in polvere oppure una miscela di cacao amaro e spezie già pronta (è quello che ho fatto io per far fuori un regalo di qualche tempo fa...). Se la volete più dolce potete mettere solo sciroppo d'acero. E' comunque preferibile usare il malto di mais rispetto a quello di riso perché più dolce. Non va usato quasi mai nei dolci il malto d'orzo.

3 tazze di farina 0
1 bustina di lievito o cremor tartaro
1/2 tazza di olio di mais
1 tazza di malto di mais
4 cucchiai di sciroppo d'acero
1 tazza di latte di soia o riso
4 cucchiai di cacao amaro e peperoncino (o + 1 cucchiaino raso di peperoncino in polvere)
1/2 cucchiaino di zenzero in polvere
un pizzico di sale

Miscelate prima gli ingredienti secchi (farina, lievito, cacao, spezie e sale) poi uniteli a olio, malto, sciroppo e latte. Versate il composto in una tortiera e cuocete in forno a 180° per 40 minuti.

mercoledì, maggio 17, 2006

Macro crème...




















Non sapevo che nome dare a questo esperimento ma l'aspetto è quello di una crème brulé solo che è un crema di riso ...

Negli ultimi tempi mi capita di incontrare o sentire sempre più persone che hanno problemi all'apparato digerente, dalla banale cattiva digestione alla gastrite a patologie più gravi. Ho quindi avuto voglia di fare un dolce da colazione per coccolare lo stomaco e di scrivere due righe (circa...) su proprio su stomaco&co.
Per amor di precisione l'apparto digerente inizia con la bocca e finisce con l'intestino, ma mi limiterò a esofago e stomaco e sarò breve.
Sono organi legati all'elemento Terra, sono i magazzinieri del corpo, quelli che smistano i nostri rifornimenti e dalla loro condizione si può dedurre il rapporto che abbiamo con il mondo fisico. Digeriamo gli alimenti ma anche il mondo che ci circonda. Lo stomaco di per sè è un organo molto forte che si ammala solo dopo anni di trascuratezza, ma quando lo fa si fa sentire in modo doloroso e ci vuole pazienza e tempo per curarlo. Certo è più rapida una pastiglia di antiacido...

Lo stomaco predilige i cibi morbidi e caldi e odia il freddo in tutte le sue forme (bibite ghiacciate e troppa verdura e frutta cruda) e ama il gusto dolce, che non vuol dire zucchero. Quest'ultimo infatti andrebbe eliminato e non fa nessuna differenza se si parla di zucchero di canna o miele. Perfetti sono i cereali come il riso e il miglio, le verdure come le cipolle, i porri o le carote. Meglio se cotti a lungo o stufati, le insalate o i cibi piccanti riservateli all'estate e non esagerate. Le minestre e le zuppe con tanti legumi, anche tiepide, sono perfette soprattutto per aprire i pasti. Ovviamente no ai latticini e agli insaccati ;-)

... e ora la ricetta. La consistenza è più cremosa e appiccicosa di quella di una crema tradizionale e più simile al mochi. Perfetta a colazione appena tiepida. E' molto nutriente (nel senso che riempie per bene non che fa ingrassare), evita i cali di zucchero a metà mattina e può essere fatta sia con il riso dolce glutinoso sia con il riso integrale.

1 tazza di riso glutinoso
2 tazze di latte di soia o riso senza zucchero
1 tazza di acqua

4 cucchiai di malto di riso
1 pugno di uvette
1/2 cucchiaino di zafferano in polvere
un pizzico di sale

Sciacquate e mettete in ammollo il riso in acqua fredda per un paio di ore... io l'ho abbandonato la mattina e cucinato la sera. Scolatelo e mettetelo in una casseruola con il fondo spesso insieme al latte di soia all'acqua e a un pizzico di sale. Fate cuocere, mescolando di tanto in tanto (occhio: brucia facilmente) per un'ora o fino a quando il riso non sarà completamente disfatto. La consistenza dovrà essere quella di una crema molto densa quindi se si asciugasse troppo in cottura aggiungete del liquido. Potete anche frullarlo per avere una crema più liscia. Aggiungete il malto, le uvette e lo zafferano. Mescolate bene e assaggiate per valutare il gusto dolce.
Versatelo in una tortiera unta e passatelo in forno sotto il grill per qualche minuto.
Quest'ultimo passaggio non è necessario e potete limitarvi a gustare la vostra crema di riso così com'è. Resiste per tre giorni e si conserva in frigo.