venerdì, luglio 05, 2013

Voglia d'estate



















Se l'anno scorso mi potevo lamentare del caldo assurdo, ora devo solo starmene zittina, anche se Milano continua a essere una città dove bastano 5° in più per avere afa, asfalto appiccicoso e persone pazze che mettono i condizionatori a 17° (e che ancora non hanno capito come faccio a manometterli).

Tutto è in ritardo, sul mio terrazzo le piante hanno un'aria primaverile, i gelsomini stanno ancora fiorendo, i mandarini mi hanno mandato a quel paese (col piffero che mettiamo fuori i fiori prima dei 32° costanti), le insalate ci mettono il doppio a crescere abbastanza da farsi mangiare e i peperoncini hanno cominciato a far frutti mentre ero a prendere il sole in Sardegna.

Una sorta di eterno autunno che mi ha messo una voglia matta di colore ovunque: compro solo cose ipercolorate e cucino cibi che mi trasmettano una forte allegria.
La macrobiotica è anche questo o meglio deve essere anche questo: niente cibi tristi o sempre uguali, nulla di pallidino, ma mettere nel piatto allegria, freschezza e stagionalità. Usate il cibo come una tela, mixate le consistenze e i profumi.

La ricetta di oggi è però merito del marito, anche se io ho fatto un paio di variazioni non approvate ...


20/30 pomodorini secchi 
1 peperoncino fresco, aromatico o piccante a vostro gusto
1 acciuga
la mollica di un panino integrale raffermo (se poi lo fate voi con la pasta madre, meglio)
2 spicchi d'aglio fresco
tante belle foglioline di timo fresco
3 cucchiai di olio extra vergine
sale
pasta a vostro gusto

Sciacquate velocemente i pomodorini e asciugateli. 
Tagliate a filettini sottilissimi i pomodori e il peperoncino e lamelle sottili l'aglio.
In una padella scaldate l'olio, metteteci pomodorini, peperoncino, acciuga e aglio e fate andare a fuoco bassissimo per almeno 30 minuti, controllando sempre che tutto non bruci (l'aglio se volete dopo una decina di minuti potete anche toglierlo). In questo modo l'olio diventerà di un meraviglioso colore rossastro e i pomodorini diventeranno morbidi.
Fate bollire l'acqua e gettate la pasta.
In un cutter o a coltello tritate grossolanamente mollica e mandorle.
Poco prima scolare la pasta, buttate in pentola la mollica e il timo, fatela saltare per bene, poi unite la pasta.

Potete anche aggiungere pinoli, uvetta, olive o capperi.

lunedì, maggio 27, 2013

A volte ritornano ...
















Dopo mesi di poche novità da cucinare, di troppi impegni e di mancata primavera (oddio, oggi ci sono le temperature di marzo ...) rieccomi: ero in letargo e di uscire dalla mia calda grotta non se ne parlava proprio.

D'altronde non mi sono quasi azzardata a cucinare cibi più freddi e primaverili: le temperature erano polari e le verdure stesse non erano un granché. Il mio corpo ha ancora bisogno di zuppone calde più che di torte salate e verdure crude.
Persino il mio terrazzo ha vegetato fino a fine a aprile ... e le piante mi guardano ancora con odio per avergli tolto tutte le copertine ed ho passato (passo e credo passerò, viste le previsioni) troppo tempo a ripararle dall'eccesso di pioggia più che a goderne i frutti.

L'unica cosa molto coltivata durante gli scorsi mesi è stata la pasta madre.
Suicidatane una due anni fa causa trasloco e troppo poco tempo a disposizione, ho deciso di riniziare a produrre pane e pizza con la pasta madre grazie a un'allergia ai lieviti che è tornata a tormentarmi e alla decisione  molto autonoma (ehmmm) del marito di abbandonare la colazione con brioche per quella con pane e marmellata.

Me ne sono fatta regalare un pezzetto da un'amica speciale e così sono tornata ai vecchi riti di rinfreschi e cura del "blobbino".

Ho una pasta madre molto attiva, che raddoppia in meno di due ore e che a volte avanza e così quando non abbondo in pane o pizza o focaccia, la trasformo in una via di mezzo tra la piadina e il chapati.

Non ci sono dosi, se non prendere la pasta avanzata, farla lievitare per un'ora al caldo e poi farne tante palline da appiattire con il mattarello e cuocere sulla piastra fino a un leggero abbrustolimento della superficie,
All'impasto potete aggiungere erbe aromatiche fresche o secche, buccia di limone, semi di sesamo etc.

Si cuociono e si servono belle calde, magari con hummus e cuscus.

martedì, marzo 26, 2013

Curry di cavolfiori e patate dolci




















Il curry è uno dei miei cibi coccola: caldo, colorato, morbido e pieno di profumi. 
Viste le previsione dei prossimi giorni (è la prima volta che a marzo il mio terrazzo è ancora in assetto invernale) potrebbe diventare la portata principale del pranzo di pasqua.
Mi rimette al mondo durante le giornate di pioggia o quando sono molto stanca. Il profumo del curry e del basmati sono gli unici odori di cibo che riesco a tollerare fino a sera.
Ne faccio sempre in quantità industriali in modo da averne un po' nel congelatore come forma di pronto soccorso quando torno a casa troppo tardi o non ho voglia di pensare a cosa ho nel frigo.
Mi basta solo aggiungere del basmati integrale o semi integrale come accompagnamento e ho la cena perfetta.

Inoltre è un ottimo svuota frigorifero e si può fare più o meno con tutto.
Per le spezie potete usare la pasta di curry thai (ne vado pazza, è un mix geniale), i mix per curry già pronti o sbizzarrirvi con curcuma, cardamomo, assa fetida, cannella, peperoncino, zenzero etc. 

Di solito  lo preparo la sera per il giorno dopo in modo che tutti i sapori si assestino e si mescolino per bene.

Il latte di cocco può essere sostituito dal brodo vegetale (non usate mai il latte normale o peggio la panna); la cremosità è data dalla lunga cottura.

Se volete 5 minuti prima di servire potete unire dei gamberi sgusciati.


2 cipolle gialle
2 spicchi d'aglio
1 cavolfiore diviso a cimette
1 patata dolce grande
1 lattina di latte di cocco da cucina
1 cucchiaino colmo di pasta di curry thai giallo
1 pezzo di zenzero fresco di 3 cm
il succo di un limone o di un lime
2 cucchiai di olio di sesamo o di arachidi bio
prezzemolo o coriandolo fresco
brodo vegetale qb

Affettate molto sottili le cipolle e lo zenzero e tagliate a tocchetti la patata dolce (di solito sono enormi).
In un pentola di ghisa o adatta alle cotture lunghe, scaldate l'olio con la pasta di curry e metà dello zenzero. Quando le spezie cominciano a profumare, unite le cipolle con un pizzico di sale, mescolate bene e stufate fino a quando non diventeranno trasparenti.
Unite il cavolfiore e la patata, mescolate bene e coprite con brodo vegetale.
Quando il brodo si sarà assorbito unite il latte di cocco e fate cuocere per almeno altri 30/40 minuti.
il tutto dovrà essere quasi disfatto e morbidissimo.
Aggiustate di sale e di piccantezza unendo altro curry (fatto scaldare in un pentolino a parte con pochissimo olio) o del peperoncino.
15 minuti prima di servire unite del prezzemolo o coriandolo fresco tritato, lo zenzero e il succo del limone. 
Servite con del basmati o del riso a chicco lungo cotto a vapore.

mercoledì, marzo 06, 2013

Gambi di velluto


















Se c'è una cosa che non sopporto è buttare via il cibo; non sono una maniaca dell'utilizzo dello scarto (ci fanno intere trasmissioni e alcune cose mi lasciano piuttosto scettica), ma i gambi di alcune verdure sono buonissimi soprattutto se cucinati freschi.

Massimo, il mio spacciatore verdurifero, ha quasi sempre broccoli e cime di rapa spettacolari e se mi ricordo di cuocerle nel giro di 24/36 ore posso utilizzarle quasi al completo. Diversa è invece utilizzare quelle robine mollicce e depresse che a volte si possono scovare nel frigo quando per troppi giorni si è fuori casa o ci si dimentica di fare pulizia prima delle ferie. In questo caso ci si può fare la "zuppa del senso di colpa" o del buon dado vegetale (se non sono cavoli).

L'altro giorno mi sono ritrovata con gambi di broccolo, cime di rapa e parte verde dei porri e ne ho fatto una vellutata deliziosa, perfetta per questi giorni di pioggerella uggiosa che fa entrare il freddo nelle ossa. 
Tutti i parenti dei cavoli hanno oltre a notevoli proprietà antiossidanti, anche il pregio di scaldare nel profondo i reni e di farci sentire caldi con uno sforzo minimo.
Un cucchiaio di miso fuori fuoco renderà questa zuppa un vero trattamento di bellezza per il vostro corpo.

Non ci sono dosi esatte perché quando si tratta di scarti non si possono fare previsioni.

gambi di broccolo
gambi di cime di rapa
foglie esterne e dure delle cime
parte verde dei porri
olio extra vergine d'oliva qb
brodo vegetale
sale 
1 cucchiaio di miso (qualità a vostro gusto)

Mentre pulite le verdure, separate i gambi o le parti esterne dure e filacciose. Togliete la parte più esterna dei gambi dei broccoli e dei porri (sono durissime e spesso molto sporche o rovinate) e fate il tutto a pezzetti.
In una pentola dal fondo pesante mettete un cucchaio di olio e saltate prima i porri poi tutte le altre verdure per qualche minuto. Coprite di brodo vegetale o di acqua a cui avrete aggiunto un cucchiaio di dado vegetale, meglio se fatto in casa e fate cuocere fino a quando tutto non sarà morbidissimo.
Passate la minestra al minipimer, aggiustate di sale e pepe, unite fuori fuoco il miso e servite ben caldo con dei crostini.
Se volte aumentare la densità della zuppa, unite anche dei fagioli già cotti.

martedì, febbraio 05, 2013

Ancora coccole: seitan senaposo















Periodo indaffarato e convulso per svariati impegni, alcuni molto felici, altri un po' meno, ma tant'è la vita non sempre ci regala strade spianate e piene di sole e a volte su queste strade perdi amici e compagni.

Tra le cose molto molto felici c'è di sicuro l'aver fondato insieme ad altri otto insegnanti la scuola Happy Tai Chi e aver avuto la possibilità di praticare la forma su un palco insieme a Enrico Intra e Tullio De Piscopo. Un momento a dir poco emozionante e pieno di ispirazione.
Questo fine settimana saremo all'Olis Festival, se siete a Milano e volete conoscere meglio il tai chi, potreste venirci a trovare.

Unite contro il cancro e la maglia continuano a dare tante soddisfazioni, siamo riuscite a fare una bella donazione alla LILT e febbraio è il mese della presina a favore di un'associazione benefica del mio paesino. Chi fa la maglia o l'uncinetto può partecipare e mi può trovare su Ravelry come Petula1.

Poi poi poi ci sono tanti altri progetti in corso, alcuni riguardanti anche la macrobiotica!

Tutto questo giustifica una volta di più la mia voglia di cibo coccoloso, morbido, caldo e pieno di sapore, che mi scaldi il cuore e l'anima. E che abbia il vantaggio di non essere troppo complicato o lungo da preparare, perfetto nelle serate in cui torno tardi dai corsi, il marito fa più tardi di me (che per altro detesta il seitan) e il tempo per la cucina si riduce a 15 minuti.
I crauti di accompagnamento sono perfetti in questa stagione: sono ricchissimi di vitamine e sali minerali, in più essendo un prodotto fermentato aiutano il fegato e i reni in previsione della primavera.

150 g di seitan tagliato a cubotti
2 cucchiai colmi di senape dolce
1 cucchiaio colmo di senape di digione
1 cucchiaio di olio extra vergine qb
2 cipollotti
acqua qb
1 cucchiaino scarso di maizena
sale qb

In una ciotola miscelate le due senapi, mezzo cucchiaio  di olio, un pizzico di sale, la maizena e acqua abbastanza da ottenere un composto non troppo liquido.
Affettate i cipollotti e stufateli con il restante olio e un pizzico di sale, unite il seitan e fatelo dorare da tutte le parti.
Unite infine la miscela di senape e fate cuocere per una decina di minuti. Se dovesse addensare troppo unite l'acqua a cucchiai.
Servite caldo con tanti crauti, condite con un po' di olio e del cumino (io li mangio appena scaldati senza nulla, ma son strana, si sa).

venerdì, gennaio 11, 2013

2013, inizi e coccole



















BUON ANNO!!!!
Non ho ancora capito se il 2012 mi è piaciuto o no, ci son state tante cose buone, ma sul finire (e purtroppo anche sull'iniziare) ho detto addio a un po' troppe persone.

Ho iniziato l'anno dall'altra parte del mondo (sempre la stessa da qualche anno), girando a piedi una città che amo molto ed evitando l'eccesso di cibo che caratterizza da sempre il periodo delle feste.

Tornata in Italia, forse a causa del jet lag che mi fa avere fame ad orari assurdi, ho una voglia matta di cibi caldi, morbidi e molto coccolosi.
Mi sono mancati tutti i cavoli e i loro parenti, che in Giappone non usano moltissimo, e quindi ho provveduto a riempire subito la dispensa di crucifere di ogni genere.

Oddio a dir il vero, ho dato la lista della spesa al marito con scritto un broccolo, un cavolfiore e mi sono ritrovata due broccoli e due cavolfiori di dimensioni ipertrofiche.

I gnocchi sono il mio cibo preferito, quello da ultimo pasto del condannato; quando la mia mamma vuole coccolarmi sul serio mi fa gli gnocchi, di pane, di patate, di farina poco importa, a me piacciono sempre.

Se li fate con le patate, chiedete quelle vecchie, le nuove o simili non vanno bene, al posto degli gnocchi vi ritroverete un bel purè. E se le patate son buone, userete poca farina (e non metteteci l'uovo che tanto stanno insieme benissimo senza).

Questa volta Gnocchi con salsa di cavolfiore e pistacchi

600 gr di patate vecchie 
farina qb
un cavolfiore piccolo
2 cucchiai di pesto di pistacchi o 3 cucchiai di pistacchi macinati fini
1/2 spicchio di aglio
il succo di mezzo limone
erba cipollina
sale
pepe
olio extra vergine

Cuocete al vapore le patate con la buccia, sbucciatele calde e passatele nello schiacciapatate (non usate mai e poi mai il robot da cucina). 
Mettete la massa calda sulla spianatoia e unite farina fino ad avere un impasto lavorabile e non appiccicoso.
Fate tante biscioline, tagliate gli gnocchi e passateli o sul rigagnocchi o sulla forchetta o sul retro di una grattugia.
Metteteli su dei vassoi infarinati, fateli asciugare per un paio di ore e poi cuoceteli in acqua bollente salata, appena emergono scolateli con una schiumarola e conditeli.

Fate a cimette il cavolfiore e cuocetelo sempre al vapore fino a quando non sarà molto morbido.
Frullate con il frullatore a immersione il cavolfiore, il pesto di pistacchi, il succo di limone (dà una nota acida piacevole e mantiene bianco il cavolfiore), l'aglio, sale e pepe, olio exrtavergine e un pochino di acqua calda fino a ottenere una salsa vellutata e liscissima.

Conditeci i gnocchi.

PS Se fate troppi gnocchi, congelateli distesi sui vassoi e poi metteteli in tanti sacchetti. Se invece vi avanza salsa, unite un cucchiaio di fecola per renderla un pochino più densa (se è già densa di suo, meglio) e avrete un ottimo patè per i crostini.

lunedì, dicembre 03, 2012

Soba per principianti




















La soba è un tipo di noodles che adoro; calda in inverno, in brodo e fredda con il ghiaccio  in estate. Ne amo la consistenza, la ruvidità e il sapore pieno e antico.
In Giappone l'ho mangiata fresca appena fatta in più occasioni ed era stratosferica (la stessa sensazione che ho quando riesco a mangiare orecchiette fatte in casa). Amo andare nelle trattorie dietro la stazione di Ueno a mangiarla in brodo ustionante insieme agli impiegati che ti guardano strano perché non solo non riesci a fare il risucchio, ma ci soffi pure sopra.

Composta di farina di grano saraceno è uno dei must della cucina giapponese e per imparare a farla ci vogliono dai due ai tre anni; ha un'energia molto calda ed è perfetta in questi giorni in cui pare finalmente essere arrivato il generale inverno, almeno da queste parti.
La trovate in tutti i supermercati etnici e a volte anche in quelli normali.
Questa ricetta è facilissima e può risolvere una cena all'ultimo momento o una voglia improvvisa di cibo coccola.

Per le dosi: la soba nei pacchetti è divisa in porzioni legate da un nastro, a un occhio occidentale pare poca, attenzione perché tende a espandersi e a riempire parecchio. Se siete in due e avete fame fatene tre dosi.

2 dosi di soba
1 porro
1 cucchiao di semi di sesamo
2 cucchiai di salsa di soia
1 cucchiai di aceto di riso o di mirin
2 cucchiai di olio di sesamo
sichimi (opzionale)


Cuocete la soba in acqua non salata, scolatela e sciacquatela molto bene.
Tostate i semi di sesamo a secco e metteteli da parte. Affettate sottilmente il porro.
In una ciotola mischiate salsa di soia, olio, mirin e un cucchiaio di acqua.
Scaldate il wok, unite il condimento e fate saltare per qualche minuto il porro, poi unite la soba, i semi di sesamo e il sichimi. Saltate per un altro paio di minuti e servite caldo.


venerdì, novembre 16, 2012

Risotto in verde e rosa











Finalmente son ricomparsi sui banchi del supermercato!! Cosa? Beh i Cavolini di Bruxells.
Li amo alla follia e potrei, insieme alle cime di rape e alla zucca, mangiarli tutti i santi giorni senza stufarmi mai.
In più sono tondi, leggermente amarognoli e pieni di buona energia riscaldante per la stagione fredda, uniti alle cipolle rosse sono un mix perfetto.
E si sa che amo alla follia anche i risotti!

Ieri la temperatura ha iniziato a scendere e quindi la voglia di robe calde e coccolose è aumentata.
Se poi passerò mezzo sabato sul balcone a cercare di rimediare al mese e mezzo di incuria ne avrò tanto tanto bisogno.
Lo scorso anno fui così furba da lavorare sul balcone non adeguatamente coperta e mi ritrovai con una meravigliosa infreddatura che fece spaventare tantissimo il mio medico che temeva che a novembre fosse già iniziata l'influenza.
Forse quest'anno sarà più intelligente ... forse (nel senso che rischio di abbandonare le piante anche questo sabato)!
La voglia di passare le giornate sul divano tra gomitoli, libri e tazze di tè è molto forte.

350 gr di riso carnaroli o vialone nano
10/12 cavolini
1 cipolla rossa piccola
2 cucchiai di olio extra vergine d'oliva
mezzo bicchiere di vino bianco
brodo vegetale qb
sale
pepe bianco

Pulite i cavolini e tagliateli in quattro, in una padella con pochissimo olio fateli saltare velocemente per renderli croccanti (la cottura solo nel risotto, per i miei gusti, li rende troppo mollicci). 
Affettate la cipolla e fatela soffriggere nell'olio, unite il riso, fatelo tostare bene e poi sfumate con il riso.
Continuate la cottura unendo il brodo vegetale caldo a mestoli e aspettando che il riso lo assorba prima di unire il successivo.
A metà cottura unite i cavolini.
A fine cottura, aggiustate di sale e pepe, mantecate fuori da fuoco con un cucchiaio di olio e se volete un po' di lievito alimentare (o qualche nocciola tostata e triturata).

Nota golosa: al posto dell'olio, ho usato un cucchiaio colmo di pesto di pistacchi. Il risultato è stato spettacolare.

lunedì, novembre 05, 2012

Unite contro il cancro: il libro e il corso


Passioni tante, a volte penso che forse son pure troppe, ma fin quando ce la faccio e mi rendono la vita migliore e piena di gioia, posso fregarmene anche della stanchezza.

Da qualche anno ho scoperto, meglio riscoperto, la maglia: la mia casa si è riempita di lana e la mia vita di nuove e splendide amiche.
Una di queste è la Ciami e con lei e un bel gruppo di knitter, lo scorso anno, abbiamo dato vita a una nuova esperienza, unite dall'essere passate tutte, chi più chi meno, dalla devastante esperienza del cancro: un'associazione e un libro che facesse della nostra passione qualcosa di più utile.

Così è nato Unite contro il cancro e il suo libro:


23 schemi che sono il simbolo della generosità di quasi 30 persone che per questo libro hanno ideato gli schemi, li hanno testati, hanno impaginato, rivisto e scritto e nel tempo lo hanno portato in giro per l'Italia per farlo conoscere.
23 schemi che dimostrano che la maglia non è per nonnette, ma è trendy,  utile e generosa.

Tutti i proventi sono andati e vanno alla LILT e potete acquistarlo in ebook o in cartaceo su Lulu.

La novità è invece questa:

Venerdì 9 novembre alle 18.30 presso Postura e Benessere 

Ciami (e io ...) presenteremo il libro e un corso per imparare basi della maglia e fare per Natale uno scialle selezionato tra gli schemi del libro.

Il luogo è speciale e noi arriveremo munite di ferri, lana, piccoli gadget, golosità, prototipi degli schemi e tanta voglia di contagiare tutti con le nostre passioni.

giovedì, ottobre 18, 2012

Baccalà in tortino



Sono ancora in un tornado, ma visto che non so se cesserà e se ho voglia di scendere dal vortice, non accampo scuse.
Al mercato son tornati tutti i miei spacciatori di fiducia (ho il verduriere che parte per coltivare le terre a inizio luglio e ritorna a fine settembre lasciandomi triste a vagare per banchi sconosciuti), compreso lo spacciatore di baccalà dissalato e sottoli/sottaceti vari. Il mio sogno è rimanere chiusa nel suo magazzino per un fine settimana.

E soprattutto è tornato l'autunno, il freddo, la pioggia, le zucche, i cavoli, le zuppe, etc e io sono sempre più contenta.
Ovviamente è il periodo giusto per iniziare a preparare il corpo al freddo invernale, facendo il cambio della dispensa oltre a quello dell'armadio: via  gelati, bibite fredde, yogurth e affini, benvenuti cereali, zuppe, bevande calde, avena a colazione, verdure tonde etc.

Avevo voglia di qualcosa di caldo, sostanzioso e che mi permettesse di cuocere tutto prima e non dover spignattare con gli ospiti per casa.
Se si vuole si possono sostituire le patate con le rape o, meglio ancora, con delle fette di polenta.

4 patate medie
2 porri
500 gr di baccalà dissalato e ammollato
una manciata di olive nere snocciolate
un cucchiaio di erbe aromatiche fresche tritate (salvia, prezzemolo, erba limoncina per me)
2 cucchiai di pane grattugiato
un pezzetto di peperoncino fresco o secco
olio extra vergine qb

Pelate e affettate sottili, ma non troppo, le patate e sbollentatele per 5 minuti in modo da dar una precottura.
Togliete la pelle e le eventuali lische al baccalà e e sminuzzatelo con le mani.
Affettate i porri compresa la parte verde.
Mescolate insieme pane grattugiato, peperoncino e erbe aromatiche.
Ora prendete una pirofila, ungetene il fondo e cominciate a comporre il tutto.
Primo strato di patate, poi il baccalà, poi i porri, le olive, un filo d'olio e infine il pane grattugiato fino a esaurimento ingredienti, finendo con le patate e il pane grattugiato.
Mettete in forno a 180 per 20 minuti e gustate questa sorta di tortino caldo o tiepido.

mercoledì, settembre 26, 2012

Hot Hot Hot

È autunno!!!!
La mia seconda stagione preferita: il tempo si rinfresca, il cervello mi si schiarisce e le mie energie son meglio ora che a giugno.
Ci sono le zucche e i cavoli!!!!!!
Ho una gran quantità di progetti coi quali vi ammorberò nelle prossime settimane e iniziamo con il primo e forse il più tradizionale: conservare.
Avete coltivato qualche piantina sul balcone? Volete portarvi i colori e i profumi dell'estate anche nel grigiore di novembre? Volete predisporre qualche regalino home made per Natale?
Cominciamo!

Premessa
Ho una parte del terrazzo che è al sole dalle 11 alle 9 di sera cosa che mi ha costretto negli anni a selezionare piante che sopportano la lunga insolazione (e a organizzarmi per le innaffiature) e tra queste i peperoncini si sono rivelati i più resistenti e soddisfacenti.
Ho iniziato da un paio di piantine di peperoncini di caienna presi per caso in una serra per finire ad avere otto piante di sei qualità diverse e di diverse altezze.
E non sono nemmeno una fissata del piccante, giusto in estate e in alcune preparazioni. Però le piante le adoro, sono colorate, relativamente facili da coltivare ed è bellissimo vedere i peperoncini passare dal verde al viola, fucsia, arancio e rosso a seconda delle qualità.
Ho scoperto che alcune qualità di peperoncino (come i caienna e affini) sono piante che hanno bisogno di grandi vasi e diventano alte quasi 150 cm, questo mi ha anche spiegato perché prima i miei raccolti erano più contenuti.
Finora ho raccolto più di quasi cento peperoncini e ne raccoglierò più di quaranta prima della fine della stagione.
E quest'anno metterò via i semi e proverò a coltivarle da zero il prossimo anno.
Ma che me ne faccio di così tanti peperoncini?
Per fortuna ho selezionato tre qualità piccanti (caienna, fuoco della prateria e calabrese) e tutte le altre aromatiche (pendolino, arlecchino e un paio che non ricordo).

A parte seccarli, congelarli (suggerimento del fratello), regalarli (sempre al fratello), l'altro giorno li ho trasformati una pasta aromatica e piccante, variazione di una ricetta americana, che diventerà uno dei miei regali di Natale.

Se non avete coltivato peperoncini sul terrazzo (leggasi non siete svitati come me, parole del marito), potete comprare i peperoncini freschi, che in questa stagione trovate su tutti i banchi dei mercati.
La salsa di pesce thai (da non sostituire con acciughe o similari perché il sapore cambierebbe parecchio) è la nota particolare. La trovate in tutti i negozi etnici, puzza in modo assurdo, ma da cotta è fenomenale; potete sostituirla con metà dose di colatura di alici. Ometterla è un po' un peccato.
Rispetto all'originale ho usato meno pomodori perché non li amo molto, ma servono a dare corpo alla salsa.



100 gr di peperoncini freschi (ho mischiato caienna e aromatici)
8 spicchi di aglio rosa grandi
2 scalogni
2 cipollotti
4/6 pomodori da salsa 
4 cucchiai di acidulato di riso (o aceto di mele)
2 cucchiaini di salsa di pesce thai  
2 cucchiai di olio extra vergine d'oliva leggero

Sbollentate, pelate e togliete i semi ai pomodori. Affettate i peperoncini e, se volete un gusto meno piccante, togliete parte dei semini. Pulite e affettate l'aglio, i cipollotti e gli scalogni.
In una pentola scaldate l'olio e unite scalogni, cipollotti e aglio e fateli diventare dorati e trasparenti, unite i peperoncini e i pomodori.
Fate cuocere per 20 minuti poi unite acidulato di riso e salsa di pesce e continuate a cuore fin quando tutto non diventa morbidissimo e consistente (la salsa non deve essere liquida).
Frullate con un minipimer e versate la salsa in vasetti sterilizzati. Chiudete con capsule nuove e fate fare il sottovuoto o mediante bollitura o capovolgendo i vasetti.
Nella pasta e nel minestrone è fenomenale.

martedì, agosto 28, 2012

Capperi!



Vorrei dire di aver passato un agosto tranquillo e in ferie e invece no! Ho lavorato a più cose e ho avuto più da fare negli ultimi 30 giorni che a maggio e farlo con 40°, un'umidità degna del VietNam fuori e 15° in ufficio è stato demenziale. 
In ri-vacanza andrò fra una decina di giorni. 
Il caldo e il fatto che la verdura estiva mi annoi a morte nel giro di due settimane (il che vuol dire già che a fine giugno le melanzane mi paiono più interessanti come elemento d'arredo che non come pietanza e che ad agosto sogno cavolfiori e funghi) non ha aiutato la mia voglia di cucinare.
In effetti mi son dedicata a far esperimenti con le mie piante e con il cibo che potevo far diventare conserva/condimento/etc per l'inverno. In queste settimane i pomodori per me hanno più senso piazzati dentro a un vasetto che non sulla pasta ... sono nota il mio non-amore per il caldo, l'estate e tutto quel che ne segue.

Questa ricetta è di grande effetto, perfetta se vorrete stupire gli amici a Natale; sembra lontano, lo so, ma da metà settembre tutto avrà un'accelerazione degna di un libro di Pratchett e vi ritroverete a dicembre con l'ansia del regalo.

L'idea non è mia, ma di uno dei tanti cuochi che popolano le tv satellitari e non chiedetemi chi perché quel pomeriggio ricordo solo che facevo zapping in attesa che il mio corpo, dopo un delirante ritorno tra metro, ferrovie e marciapiedi di catrame sciolto, ritrovasse la sua temperatura naturale e smettesse di appiccicarsi a tutto, comprese le gatte.
Il procedimento è invece farina del mio sacco perché o il cuoco non lo spiegò o io ero nel frattempo svenuta o sotto la doccia.

Polvere di capperi

Prendete dei capperi di ottima qualità, dissalateli, lasciateli asciugare su un telo per un paio di ore, infine metteteli su una placca ricoperta di carta da forno.
Accedete il forno al minimo e lasciateceli per un paio di ore o fin quando non saranno secchi.
L'alternativa è metterli nel forno dopo averlo usato, per intenderci mentre si sta raffreddando, e fare questo procedimento un paio di volte ... risparmierete energia e vi sentirete molto ecologici. 
Polverizzateli poi in un frullatore e metteteli in vasetti carini.
Ovvio che da un etto di capperi non ricaverete un etto di polvere, quindi prendete vasetti piccini piccini come quelli delle spezie e visto che, anche se dissalati, i capperi son molto saporiti non eccedete nell'uso.

Avrete il sapore e il profumo dei capperi senza trovarveli sotto i denti, cosa che disturba parecchio l'elemento maschile di tutta la mia famiglia.

lunedì, luglio 23, 2012

Salutiamoci: Zucchine for dummies


Son stata in vacanza, son tornata e ci ho messo dieci giorni a riadattarmi al caldo e alla città, e in questi dieci giorni non ho avuto un attimo o una serata per potermi schiantare liberamente sul divano o per cucinare.


Spero da questa settimana di acquisire i ritmi del bradipo estivo, curare le mie povere piante, svenire sulla sdraio in terrazzo prima di cena e far contenta la micia più vecchia e sorda del mondo che esige di potersi sdraiare su di me e coprirmi di pelo per almeno un paio d'ore a serata.


Ho saltato il Salutiamoci di giugno, dovevo partire, avevo finito l'orzo e non mi sognavo nemmeno di comprarlo e poi lasciarlo alle maledette farfalline per due settimane.
Questo mese, invece, si parla di zucchine e il blog ospitante è quello della mia cara Cobrizo.


Premetto una cosa, son strana e non ho mai amato le zucchine; a me han sempre fatto l'effetto fagiolino: li mangio, ma li trovo insulsi e di mio nella pentola non li metto mai.
Con le zucchine mi son dovuta ricredere negli anni, mi piacciono, le uso spesso e argino il marito che le mangerebbe anche a gennaio (piene di semi e giustificatamente più insulse di un fagiolino).


Quest'anno le zucchine le sto pure coltivando,  più per i fiori che stanno già spuntando e che avranno una ricetta a parte.



Questa ricetta fa parte anche del Piantiamo e mangiamo ... infatti dentro ci son parecchie erbe del mio terrazzo e un fiore di zucchina che una delle micie aveva staccato - nonostante l'età ragguardevole, sono parecchio creative - e stava lanciando di sotto.

Io le ho piazzate (non le micie, ma le zucchine) su una meravigliosa bruschetta ricca di aglio.

10 zucchine piccole
5 foglie di erba limoncina (in alternativa poca buccia di limone)
erba cipollina a piacere
timo a piacere
1 peperoncino rosso fresco 
un fiore di zucchina a listarelle (opzionale)
uno spicchio d'aglio
due cucchiai di olio extra vergine
1 cucchiaio scarso di aceto di vino rosso (non balsamico)
sale


Tagliate le zucchine a rondelle sottili e saltatele in padella con l'olio, il peperoncino a fettine e l'aglio fino a quando non saranno un po' abbrustolite e ancora croccanti. Il trucco sta nel non metter sale, se lo mettete in cottura la zucchina rilascerà tutta l'acqua e si stuferà, quindi trattenetevi.
Unite verso fine cottura le erbe fresche.
Togliete dal fuoco le zucchine, mettetele in una ciotola e conditele con l'aceto, il sale e ancora qualche erba fresca, compreso il fiore.
Lasciate riposare per almeno due ore (meglio ancora se per un giorno) e servitele a temperatura ambiente.


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L'erba limoncina



E' una mia scoperta recente e del tutto casuale visto che era una pianta abbandonata in un angolo di una serra e me l'hanno regalata tanto era bruttarella. Rinvasata e messa in un angolo del terrazzo sta prosperando allegramente.

E' una pianta che ha bisogno di sole e acqua e sopporta poco il freddo, quindi fuori in estate, dentro in inverno.
Le foglie hanno un fortissimo aroma di limone e si possono usare secche o fresche sia per insaporire i cibi sia per farne una tisana.
Come la verbena o la lavanda, potete usare le foglie secche e messe in una garza per profumare la biancheria.


Per i peperoncini farò un post a parte e dedicato.


La "creativa" controlla che fine ha fatto il fiore di zucchina.

martedì, giugno 19, 2012

The fake pancake



Ripulisco la dispensa per l'estate e scovo di tutto. Il mio essere scoiattolesca e far scorte, a volte esagero così in piena estate mi son ritrovata a far il castagnaccio e una certa quantità di risotti. 
Vero che io posso mangiare risotto e polenta con qualunque temperatura e che il climatizzatore aiuta parecchio, ma qualcuno si è lamentato di non aver ancora visto cibi estivi in casa ... vabbè le vacanze son previste in posti dove le temperature non andranno oltre i 20° quindi lo sto spacciando per un training di adattamento.


Ma ho fatto i pancake????? Anche no!
Son nella fase elimino tutte le farine e le compro solo quando ne ho bisogno, ma oggi si elimina la farina di ceci e null'altro.
Le uova d'altronde le mangio di rado e solo se vengono da galline a cui son stata presentata io o qualcuno di famiglia (per me le uova del super hanno l'odore di varechina ...) e queste frittatine son fantastiche e di diversi usi salati.


Possono essere la base della colazione della domenica, le si può preparare in anticipo per un aperitivo, una cena in piedi (magari facendole piccine piccine) o portarsele dietro nella schiscetta o a un pic nic.


Son stupiderrime da fare, ma bisogna pensarci in anticipo.
Son infatti composte da una pastella di farina di ceci e acqua e se vorrete farle venire morbidissime questa deve riposare almeno quattro ore.
La consistenza deve essere quella delle crepe, forse addirittura un pochino più liquida perché la farina di ceci tende ad assorbire più acqua. Il trucco sta nel far un paio di frittatine, vedere se vi vengono tipo mattoncino a secco e nel caso allungare la pastella.
Quindi prendete della farina di ceci, allungatela con acqua e fatela riposare. Unite infine della curcuma, per dare un bel colore dorato e una presa di sale.
Azionate il climatizzatore o spalancate tutte le finestre se decidete di farle in questi giorni, mettete sul fuoco una padella dal fondo spesso e oliatela leggermente, quando è ben calda versate un mestolino di pastella, a seconda di quanto volete far grande la vostra frittatina e cuocetela da entrambi i lati per un minuto fin quando non saranno dorate.
Procedete nello stesso modo fino a esaurimento della pastella.
Se le volete perfettamente tonde usate poggiate un coppapasta nella padella, versateci la pastella e levatelo solo quando dovrete girare la frittatina.


Possono essere imbottite con qualunque cosa dalle verdure, alle acciughe, affettati di seitan vari fino ad arrivare a quella che per me è la vera "morte loro" con l'hummous o con una salsina fatta di tofu morbido, limone, poco olio e erbe aromatiche varie.


La farina di ceci è presente in tutta la cultura gastronomica mediterranea e orientale, più o meno simili a queste, ma con cotture e consistenze diverse di trovano: farina, cecina, socca, panelle, panisse.
C'è da divertirsi e viaggiar parecchio con un solo sacchettino di farina prima che le orride farfalline ne facciano scempio.

mercoledì, maggio 23, 2012

Salutiamoci: pesto di piselli e robine verdi



In onore della fantastica iniziativa delle quattro del Salutiamoci, una delle salse, pesto, roba spalmabile che meglio mi son venute finora ..  e due chiacchiere sul giardinaggio!


Con il discorso Salutiamoci non vi ammorbo, l'iniziativa mi piace assai e spero stiate partecipando numerose sia elaborando nuove ricette con fave e piselli per questo mese, sia rifacendo le ricette proposte dai vari blog (questa stamattina mi ha esaltato non poco).
Se ancora non lo avete fatto, scaricatevi l'elenco degli ingredienti ammessi, filate al mercato a rifornirvi di piselli o fave fresche e datevi da fare ... e magari comprate vi un libro sull'argomento, trai tanti che ho consigliato in questi anni.


Invece vi ammorberò un tantino con una delle mie fissazioni/passioni ... le piante!
Da anni sostengo il rilassamento zen dato dalla cura anche solo di una pianticella.
Molteplici son le piante che possono non solo sopravvivere, ma prosperare su un mini davanzale milanese, se poi avete addirittura un balcone potete sfogarvi.


Amo tutte le piante, di solito ho il pollice verde per quelle che si mangiano, ma quest'anno ho avuto grandissime soddisfazioni anche da tutto quel che si limita a fiorire (vi annoierò pure con quelle, non temete), però visto che questo dovrebbe essere un blog di cucina, ho deciso di inaugurare il settore "coltiviamo una piantina e mangiamocela".
Pensando al Salutiamoci questa è un'ulteriore aggiunta di salute, visto che coltivare qualche aromatica o dell'insalata non solo rilassa ma aggiunge vitamine e sali minerali alla vostra alimentazione.


Protagonisti: erba cipollina e scalogno.


Erba cipollina: pianta facile, si trova in tutti i mercati, supermercati o serre. È stupidissima da coltivare, non prende malattie e parassiti, vive bene ovunque ed essendo una bulbosa se in inverno la cimate del tutto e la mettete coperta in un angolo del balcone, la primavera successiva ricrescerà.
Ricordatevi che è sempre meglio trapiantare le piante acquistate già cresciute, perché i terreni utilizzati di solito son ipersfruttati e le piante vengono costrette a vivere in poco spazio, quindi dategli una casa migliore e più comoda.
Potete anche partire dai semi, piantandoli in superficie (son semini piccini, se li affondate non riusciranno mai a germinare) in vasetto da semina e poi trapiantandoli in un vaso più grande dopo un mese o due.
È una pianta che richiede acqua e non troppo sole, è come l'erba solo più cicciona e questa consistenza è dovuta proprio alla presenza di acqua nelle foglie. Potete concimarla una volta al mese e fare meditazione togliendo le foglie secche.
Ha un gradevole sapore cipolloso, leggermente piccante; va cimata abbastanza spesso e questo è di gran goduria per chi la coltiva perché solo qualche fogliolina tagliuzzata dà vigore al  pesce al vapore, alle insalate e ai cereali.





















Scalogno: sto andando sul difficile? No ... lo scalogno, come l'aglio è scemo da coltivare a patto di dargli un vaso profondo. 
Forse l'unica difficoltà sta nel fatto che è di certo meglio avere un balcone e che è meglio piantarli in autunno o all'inizio della primavera.
Gli scalogni funzionano come i bulbi di tulipano.
Vaso profondo, buchetto, piantate i bulbi (potete usare quelli che trovate al supermercato, ma nelle serre si trovano anche quelli appositi per l'orto) con la puntina all'insù, ricoprite, bagnate ogni tanto e poi scordateveli fino a giugno. Nel frattempo avranno fatto un gran fogliame che si può mangiare tagliuzzato come l'erba cipollina e conservare sott'olio o secco.
I bulbi vanno di solito fatti seccare prima del consumo. 
Io son già felice di godermi le foglie, ma appena coglierò i miei scalogni metterò le foto, per il momento guardate che razza di roba ho ottenuto con 9 bulbetti. 




Ricetta:
una tazza di piselli freschi
un cucchiaio abbondate di erba cipollina tagliuzzata
un cucchiaio abbondate di cime di scalogno tagliuzzate
mezza tazza scarsa di pistacchi ammollati per qualche ora (o un cucchiaio abbondante di pesto di pistacchi)
olio estra vergine qb
sale qb
pepe bianco (opzionale)
acqua tiepida qb


Cuocete i piselli freschi in acqua salata, facendo attenzione a non stracuocerli e quindi a fargli perdere vitamine e colore.
Sciacquateli con acqua ghiacciata (si manterranno verdissimi) e metteteli in un frullatore con gli altri ingredienti.
Frullate bene fino a ottenere una salsa liscia e non troppo liquida.
Io ho usato questa salsa nell'insalata di farro e per le polpette di pesce.


PS L'acqua della cottura dei piselli, non buttatela. Usatela per cuocerci il riso, i cereali o per le minestre; se proprio vi avanza, innaffiateci le piante una volta fredda.

martedì, maggio 15, 2012

Polpette arancioni




















Tempo ballerino, piante confuse, gatti rognosi, petule pigre!
Quest'anno son in ritardo con le pulizie di primavera in generale, nell'armadio stazionano ancora i maglioni di lana, il piumino ancora giace sul letto e ho decisamente troppa roba in dispensa che potrebbe diventare la casa delle mie odiate farfalline (nessuno mi suggerisca di piazzar la roba nel freezer, devo svuotar pure quello).


Quindi cominciamo con lenticchie rosse e semi vari per fare dei simil falafel da pucciare voluttuosamente in queste salsine, io ho optato per la vegan sour cream.
Una sola avvertenza, le lenticchie come tutti i legumi tendono ad assorbire acqua, quindi lasciate l'impasto morbido altrimenti dopo la cottura vi ritroverete con delle polpette da ping pong.


una tazza di lenticchie rosse
una tazza di semi misti (sesamo, girasole e anacardi)
2 tazze di acqua
1 cucchiaio di olio 
2 cucchiai di timo fresco ed erba cipollina tritati
1 zucchina piccola
mezzo cucchiaino di miso
1 cucchiaio di lievito alimentare in scaglie (opzionale)


Sciacquate bene le lenticchie e cuocetele nelle due tazze d'acqua fredda con un pezzetto di kombu.
Lavate e pelate la zucchina, se necessario. Quando saranno belle morbide mettetele in un mixer con il resto degli ingredienti e frullate fino a ottenere un impasto morbido ma lavorabile. Se son troppo solide unite un po' di brodo vegetale o acqua, se troppo liquide unite dei fiocchi d'avena o del pane vecchio.
Fate delle polpette e mettetele sulla placca da forno unta. Cuocete a 180° per 20 minuti o fino a quando saranno dorate.
Son ottime anche fredde, per i picnic di primavera e per la schiscetta del mezzogiorno.



mercoledì, maggio 02, 2012

Salutiamoci!


















Non fatevi prendere un colpo ... non chiudo il blog!

Al contrario per la prima volta dopo anni partecipo a un'iniziativa bloggica; non amo i contest perché non ho abbastanza memoria per ricordarmeli, ma questa è una cosa diversa. E soprattutto si confà a me, al mio stile di vita quotidiano e quindi al blog.

Salutiamoci è una bella iniziativa nata da alcune blogger (più una che mi è particolarmente cara e che ha disegnato il logo) in collaborazione con l’Istituto dei tumori di Milano che con il professor Berrino si occupa da anni di prevenzione dei tumori tramite l’alimentazione.

La sfida è quella di cucinare qualcosa di buono, bello e soprattutto sano, scoprire nuovi ingredienti nel rispetto della loro stagionalità, approfondire quello di cui scrivo da anni ovvero il rapporto tra cibo e salute. 

Come si partecipa:

- ogni mese ci sarà un blog ospite
- ogni mese ci sarà un ingrediente "protagonista"
- dovrete seguire una precisa tabella di ingredienti permessi e non
- se avete un blog, dovrete inserire il bannerino e il riferimento del blog ospite nella ricetta e inserire  il link nei commenti del blog ospite
- se non avete un blog, dovrete mandare la ricetta stessa al blog ospite
- ogni mese ci sarà una raccolta di ricette

Per il mese di maggio il blog ospite è Stella di sale

Leggete per benino le istruzioni e partecipate!


In palio ogni mese: migliorare la vostra salute!


mercoledì, aprile 18, 2012

Paté di anacardi


















Ho messo in pratica i miei consigli riposandomi, spegnendo il pc una volta uscita dall'ufficio (ecco lì non prenderebbero molto bene queste mie iniziative) e andandomene per un po' alle terme a vaporizzare corpo e cervello. A un certo punto ho pensato mi si scollassero i tatuaggi!

Ho anche cucinato parecchio causa pulizie di primavera in dispensa e in frigorifero e ho "giardineggiato" per interi fine settimana, quindi vi beccherete la solita serie di ricette "svuota tutto" e consigli per l'area verde di casa.

Per abitudine e gusto tendo a far solo colazioni salate e sovente pesciose, cosa che rende molto felici le gatte, un po' meno l'altro membro a due zampe della famiglia; cerco spesso di elaborare nuove ricette perché non riesco a mangiare la stessa cosa per più di due giorni consecutivi.
I paté da spalmare sulle cracotte di riso, i polistirolini per intenderci, o sul pane buono buono sono una buona soluzione e se non piacciono a colazione possono essere sempre utili come antipasti o per gli aperitivi.

Spesso aggiungo ai paté mandorle o noci, ma gli anacardi li ho sempre trascurati perché non fan parte della nostra tradizione e spesso si trovano solo tostati e salati.
Le scorse settimane nella mia furia di pulizia e giardineggiamento invece mi son capitate due cose:
- trovare in dispensa un barattolo di anacardi al naturale
- dover potare per bene il timo che era un po' troppo esuberante
e quindi Paté!!

100 gr di anacardi al naturale
mezza tazza di foglie di timo fresco 
il succo di mezzo limone
un cucchiaio di lievito in scaglie (opzionale)
sale
acqua qb

Per evitare il fastidioso difetto della frutta secca di rimanere granulosa (cosa utile per il pesto, ma non per le salse) e di tirar fuori l'olio mentre la si frulla, è bene metterla a bagno per una notte in acqua fredda così si ridurrà a crema in un batter d'occhio, o di lama.
Mettete poi nel frullatore tutti gli ingredienti e frullate fino a ottenere una crema aggiungendo acqua fino a ottenere una consistenza "spalmabile".