venerdì, ottobre 19, 2007

Un memo di color rosso


@ Lu di Vicino e lontano

Prendo di nuovo in prestito una foto di Lu.
Oggi niente lunch box ma un piccolo memo. Se poi sono petulante ... beh lo sapete da un pezzo ;-))

Le notizie sulla Birmania sono quasi scomparse o meglio sta scomparendo l'indignazione che avrebbe dovuto cogliere tutti nel momento in cui i generali hanno annunciato che continueranno per la loro strada, nel momento in cui si è saputo che stanno mettendo in carcere e cercando di catturare tutti quelli che hanno partecipato alla marcia per la democrazia.

L'indifferenza e il pensare che ci penseranno i politici o i governi è il primo passo per l'abbandono al loro destino di tutti i monaci imprigionati.
Si può fare qualcosa sempre, ogni giorno: informarsi, leggere, indignarsi, mantenere l'attenzione, cercare le aziende (anche italiane, e ce ne sono parecchie) che con la Birmania commerciano e cercare di non comprare i loro prodotti. Anche firmare petizioni, scrivere, fare piccole donazioni a quelle associazioni che provano ad aiutare i rifugiati è un modo per far sentire loro la nostra presenza.

Smettere di guardarsi l'ombelico per qualche minuto al giorno è l'arma migliore.

6 commenti:

stoffa ha detto...

Ottimo petula, spesso tendiamo a dimenticare le cose quando i "media" non ne parlano piu', a volte e' bene RICORDARE.

MATTEO ha detto...

Sono daccordo con te Stoffa, hai ragione, è bene Ricordare

vittorio ha detto...

La velocità con cui i media divorano tutto è imbarazzante per la "civiltà" umana e non riesco a capire dove ci porta se non verso un buco nero.
Segnalo a tutti un libro scritto da Aung San Suu Kyi a metà degli anni '90, solo ora pubblicato da Sperling&Kupfer: si intitola "Lettere dalla mia Birmania" ed è illuminante.

Petula ha detto...

GRAZIE!

vittorio...:-* hai ragione. rallentare e fermarsi a ricordare è forse l'unica soluzione. grazie anche per il libro.

Scribacchini ha detto...

Sta pur certa che rimaniamo in rosso. Il che, ovviamente, non basta di sicuro.
Kat

Luisa ha detto...

Grazie ancora Petula, per il rinvio al mio blog e per l'invito a ricordare un paese così poco conosciuto, ma che ci ha dato una grande lezione di vero pacifismo.
Se vi interessa, se volete informarvi ancora sui fatti della Birmania, leggete anche "Il pavone e i generali", scritto da una giornalista italiana (non ricordo il nome scusatemi), che a dire il vero non è mai riuscita ad entrare in Birmania, perchè non le è mai stato concesso il visto. Il libro riporta una serie di testimonianze di esuli, fuggiti in Thailandia ed è impressionante.