martedì, gennaio 10, 2017

Soup of the Day: Zuppa di funghi (quasi un classico)

Nemmeno un post da mesi. Non ce l'ho fatta per l'autunno, per Natale e nemmeno per Capodanno: pigrizia, un po' di cose da fare e un sacco di scuse.

Mi rotolo nella cenere per coloro che mi hanno scritto (alcuni urlato pure dalla Val d'Aosta) chiedendomi nuovi post. Meglio tardi che mai.

Vivere a Londra mi fa perdere il senso del tempo. Mi pare un attimo che sono partita e una vita che mi mancano famiglia e amici. Mi pareva di aver scritto poco tempo fa e invece era agosto (udiu!!!!!).
Ho passato quasi un anno a conoscere la città (e non ho ancora finito visto che la maledetta crea nuovi spazi ogni volta che ti distrai) e ora sto cominciando a tirare le fila su cosa voglio fare per la prossima metà della mia vita: le idee sono tante, alcune folli, alcune confuse, ma piano piano vedo la luce.
Mollare tutto a 30 anni non è facile, farlo con molti anni di più e tante sicurezze (casa, lavoro, famiglia) è destabilizzante. Mi aiutano un marito che è una roccia, per quanto ing, e vent'anni di pratica di tai chi: le mie due costanti in un anno così rivoluzionario.
In compenso studio, faccio corsi (inglese e qigong), knitto e crochetto come se non ci fosse abbastanza lana in tutto il Regno Unito e leggo come una matta.

Cominciamo con quella mini rubrica su Londra e la vita britannica, che ho promesso mesi e mesi fa e partiamo dal più facile.

London: My Fussy Way.

Food (1)
Sfatiamo il mito che a Londra, e in generale in Inghilterra, si mangi male.
Si mangia male o bene come in tutto il resto del mondo. Solo che qui c'è il resto del mondo da provare.
Non mi rivolgo a chi vive qui: gli italiani sono una comunità fortissima e ormai si trova quasi tutto qual che si trova a Milano, il resto te lo manda la mamma o te lo vai a prendere durante le vacanze (le mie valigie sono imbarazzanti). Io trovo la mia pasta preferita, la Rummo, nel Sainsburys, vicino a casa più o meno allo stesso prezzo di Milano e quasi sempre in offerta.
Se siete turisti e in due giorni a Londra e cercate di mangiare italiano (cosa che ho sempre trovato oltremodo da idioti) facile che finite in una catena dove vi rifilano le lasagne con il cheddar o la pasta al sugo di pomodoro con aceto balsamico. Evitate Pizza Express o Jamie Italian, lui è tanto carino e divertente, ma i suoi ristoranti molto meno.
Il caffè non è un granché e sarà sempre troppo lungo, ma se proprio non resistete Caffè Nero ha i baristi italiani o potete rifugiarvi da un Nespresso. Parlo per sentito dire, il caffè mi fa schifissimo.
E non mi fucilate, ma per me la cucina italiana non è la migliore del mondo, è una delle tante molto buone a patto di sapere dove mangiare o di saperla cucinare.

Io amo i pub, mi piace il sidro, il fish&chips e la soup of the day con tanto di fettona di pane a lievitazione naturale. Il burro che la accompagna di solito se lo mangia l'ing.
I pub buoni a Londra sono decine e decine.
Sceglieteli per la birra o il sidro e usate siti come Londonist o Time out, se siete sotto i 40 anni.
Ce n'è uno ogni 50 m e il mio preferito è giusto dietro casa, ma se siete in centro e amate il sidro, The Green Man non è niente male.
Non andateci di venerdì. Tutti, ma proprio tutti, escono dall'ufficio e passano al pub per una birra, quindi anche i più sfigati dei pub sono strapieni.

E rassegnatevi, qui si mangia presto. Alle 9 di sera molti pub (a Londra e soprattutto fuori Londra) chiudono le cucine.

Come e più delle chiese i pub sono la base della vita sociale britannica. Un popolo che riesce a non parlare del tempo solo con un minimo legale di alcol in corpo (timidezza, fairplay, introversione, fate voi) ne ha un assoluto e costante bisogno.
I paesi, anche i più minuscoli, quelli fatti da due vie, una chiesa, due case e 1000 pecore, ne hanno almeno due. Ci si va per mangiare (si mangia a casa il meno possibile), bere e chiacchierare, almeno con il barista. Ci si può fare pure colazione.
E si sono evoluti: facile che nel menu ci sia un piatto vegetariano, vegano o gluten free.
Ci sono posti poi i gastro pub, luoghi meravigliosi, spesso persi nel più assoluto nulla, dove mangi splendidamente in un'atmosfera più rilassata. Alcuni si sono guadagnati anche le stelle Michelin, come quello di Tom Kerridge, i cui programmi di cucina sono per me un mito almeno come quelli di Mary Berry.
Il migliore dove ho mangiato, nello Yorkshire, prevedeva una camminata a piedi di 30 minuti superando muretti, campi, stalle, fattorie e pascoli con decine di pecore (e cacca annessa). Si poteva usare anche la macchina, ma aldilà delle decine di curve in strade strettissime, sarebbe stato meno divertente.



La ricetta (quella sempre).
Zuppa di funghi

1 patata media
1 porro
500 gr di funghi misti
50 gr di farina di polenta
1 C di olio extra vergine di oliva
sale
timo
prezzolo

È una delle mie solite svuota dispensa. Tutto sta nei funghi. Ho scoperto che gli inglesi non solo ne vanno matti, ma ne hanno decine di tipi diversi più o meno locali.
Qui ad esempio trovo gli shitake e i maitake freschi!!! Nel questo caso ho messo chesnut (gli champignon marroni che hanno un sapore notevole), galletti, shitake, enoki, oyster (i nostri orecchioni).
Affettate il porro, soffriggetelo leggermente con un cucchiaio di olio extra vergine. Salate. pepate e unite la patata a pezzi e dopo qualche minuto i funghi. Fate saltare e poi coprite di acqua o brodo vegetale a cui aggiungerete la farina di polenta.
Potete anche scegliere di usare solo patate o solo polenta, ma a me è piaciuta la consistenza, non troppo da purè e non troppo da polenta.
Portate il tutto a cottura e frullate, unendo acqua o brodo fino a una consistenza non troppo densa.
Sistemate di sale, unite prezzemolo e timo tritate e servite con fettone di pane, leggermente tostato e passato di aglio o anche senza nulla.

PS Se proprio non sapete che fare sono su Instagram ... oddio sono foto di gatti, parchi, Londra e tanti calzini :)







giovedì, agosto 18, 2016

Sù e giù e un crumble

Ho trascorso le settimane estive facendo sù e giù tra Italia, Londra e Nord dell'Inghilterra, anche se ho scoperto che la definizione di Nord è fonte di discussioni interminabili tra gli inglesi stessi.

Al di là di tutte le discussioni sul Brexit (noi abbiamo deciso di darci tempo e poi decidere se restare o spostarci in altro luogo europeo, non più l'Italia ...), l'Inghilterra per me è un paese meraviglioso da girare soprattutto fuori Londra.
Ha paesaggi e luci incredibili e che spiegano come Turner possa essere nato solo qui.
Si mangia discretamente bene un po' ovunque e, anche nei posti più assurdi, puoi sempre trovare un'alternativa al pub's food.

Avere la macchina qui, è una gran figata. Possiamo andare in spiaggia in meno di un'ora.
Certo il costume da bagno non è quasi mai indicato, a meno che tu non sia britannico, non sia stato abituato a metterti in bermuda a novembre e parte della tua alimentazione non consista in burro e alcol.
Dato che detesto mettermi in costume (7 giorni in Sardegna all'anno, per me sono più che sufficienti) e che amo stare in spiaggia vestita, fare hiking lungo le coste dell'Essex o del Devon con regalo finale di granchi freschi è una delle cose che giustificano il mio stare qui.

Prima di trasferirci, andare a fare hiking in Inghilterra è stata la nostra vacanza preferita per anni (escluso il Giappone): Cornovaglia, Devon, Galles e Yorkshire sono posti meravigliosi.
Certo non ve li consiglierei se: cercate vita notturna o simili, non vi piace la pioggia, il vento e 15° a luglio, vi annoiate a stare a guardare un paesaggio con una tazza di tè per ore, non amate i paesini in cui la vita muore alle 8. In questo caso meglio le città con più di 50.000 abitanti.




Quest'anno abbiamo scelto il Lake District, un'area boscosa piazzata appena sopra il Galles e a lato dello Yorkshire, 4/5 ore da Londra. Da sempre luogo di vacanza preferito dai Brits per le passeggiate, data la quantità di boschi e di quelle che qui chiamano montagne, ma che per gli italiani sarebbero solo colline.
A dir il vero hanno l'aspetto e la conformazione delle montagne, ma è come se un gigante le avesse schiacciate camminandoci sopra.



E' un luogo fatato, fatto di laghetti e boschi, pieno di conigli selvatici, tassi e daini, che ti attraversano la strada, per non parlare del numero infinito di pecore. Luogo che ha ispirato scrittori e poeti da sempre e casa d'elezione di Beatrix Potter.
E' quasi obbligatorio avere la macchina se ci si vuole spostare velocemente e non stare sempre nello stesso posto, ma i collegamenti con gli autobus non sono male.
E' un luogo, dove ci si alza presto e si cena al massimo alle 7 e si va a nanna che il sole è appena tramontato (verso le 10 in luglio).
Se si ama il trekking si può trovare di tutto, dalle camminate facili intorno ai laghi (bagni e parcheggi sono ovunque) a quelle impegnative di parecchie ore con belle salite lungo le montagne.
Noi abbiamo girato soprattutto la parte sud del Lake Distric intorno a Coninston.



Il mio amore per le camminate è pari solo a quello per i pranzi tardivi, intorno alle 3.30/4, a base di zuppe del giorno, té e scones o per i panini con le uova (occhio a impedire l'imburramento automatico) e per tutto quello che ha dentro una mela.
Gli inglesi sono maestri nell'allestire locali deliziosi dove pranzare a tutte le ore e dove stare per tempi lunghissimi, magari a leggere, lavorare a maglia o solo guardare il paesaggio. Si trovano sale da tè e cafè ovunque e sono luoghi che amo tantissimo e perfetti per rilassarsi dopo 6 ore di camminata. Nessuno ti chiederà mai di andartene o se vuoi ordinare altro. Si trovano sempre zuppe, molto spesso vegan, insalate e panini di tutti i generi, in porzioni non proprio dietetiche.
Evito poi di ribadire la mia passione per pub e gastro pub, credo di aver ossessionato chiunque per anni.




Per passare a qualcosa di più cibesco: le mele in estate non sono mai eccezionali (di solito san di poco), ma sono perfette per i crumble e grandiose se associate a quella che è la frutta estiva inglese per eccellenza: le bacche, ovvero lamponi, mirtilli, more e affini.
Ovviamente ho pensato bene di sposare un uomo che odia tutta la frutta estiva, quindi nei crumble al massimo io ci posso mettere le uvette, ma voi metteteci mirtilli o lamponi (congelati vanno benissimo, costano molto meno, soprattutto in Italia, dove per comprare i lamponi devi venderti un arto e sono perfetti per un dolce dell'ultimo momento come questo).
Ho preferito usare il burro di cocco rispetto all'olio, perchè ha un sapore e una resa migliore, tanto più che ormai si trova facilmente in tutti i negozi bio o su Amazon. Ricordatevi solo di toglierlo dal frigo un'ora prima di usarlo.

Per la base:
4 mele (meglio qualcosa di acidulo e croccante come una granny)
1 tazza di mirtilli o mezza di uvetta
2 C di sciroppo d'acero o malto di riso o agave
1 C di succo di limone

Per il crumble:
3/4 di tazza di fiocchi d'avena 
2 C di farina integrale
90 ml o 3 C di burro di cocco 
3 C di sciroppo d'acero o malto di riso o agave
1/2 tazza di mandorle
1 C di burro di noccioline (bio e non dolcificato)
la punta di un cucchiaino di carmamomo in polvere o di cannella
un pizzico di sale

Ammollate le uvette in acqua calda.Pelate e tagliate le mele a fette, mischiatele al resto degli ingredienti e mettete il tutto in una pirofila. Se usate i frutti idi bosco congelati, non fateli scongelare, cuociono in tempo minore delle mele e vi ritrovereste con della marmellata; quindi uniteli alle bele direttamente dal freezer.
In un frullatore mettete tutti gli ingredienti per il crumble e date una frullata veloce (non dovete ottenere una purea) e poi, aiutandovi con un leccapentola bagnato ogni volta, spalmate il composto sopra le mele.
Cuocete in forno caldo a 180° per venti minuti o fino a quando la copertura non comincia a brunire e le mele a fare le bollicine da sotto.
Si può mangiare tiepido o freddo. L'ing e tutti i britannici ci mettono a fianco il gelato.



Mi scuso per le foto da telefono, a volte è, non solo più leggero della tradizionale macchina fotografica, se avete già uno zaino pieno di roba necessaria come il Kindle o il lavoro a maglia, ma è molto più veloce, nel caso in cui l'ing abbia un cucchiaio in mano.

lunedì, maggio 09, 2016

La colazione della domenica



Qui due sono le cose sacre (a parte il pub del venerdì e la fila) la colazione e il week end.
La colazione mediamente si fa fuori, i posti carini non mancano e sono ovunque: nei quartieri più impensati della città improvvisamente trovi una decina di persone in fila ad aspettare di fare colazione nel nuovo cafè.
La domenica tutto inizia non prima delle 10. Prima delle 10, in giro ci sono solo runners e anziani, a volte anziani runners. Fare colazione tardi e farne una sorta di pranzo è molto normale. La fretta, che si può notare durante la settimana, la domenica non esiste, tutto si rallenta. 
PS Tutto questo non vale se lavori di domenica, ma anche i negozi non aprono prima delle 10 e chiudono al max alle 5.

Questo è il paese per me anche solo per la colazione: salata prima di tutto! 
L'odore nauseabondo di brioche di pessima qualità che ha tormentato per vent'anni le mie mattine all'uscita della metro, qui non c'è. Oddio a volte l'odore è quello del bacon bruciato o dell'uovo fritto in grasso non riconoscibile, ma il mio stomaco lo regge meglio.

Però io sono un'allodola, dalla nascita. Mi sveglio prestissimo e alle 11 di sera sono una larva.
Per ora viviamo in South London, zona molto negletta dagli italiani, ma tranquilla, ben servita, verdissima, piena di parchi di dimensioni gigantesche e a meno di un'ora dal mare e a 30 minuti dal centro.
Ho la fortuna di avere un bel parco a 4 minuti da casa e di essere da qualche tempo un'appassionata della corsa. 
Quindi la domenica mattina per me è:
nutrire i tre felini
lasciare dormire l'ing
fare pratica
uscire a correre
doccia
colazione 

La colazione quindi è a casa (troppo presto!) e non è una colazione macrobiotica. Il resto della settimana anche sì, ma la domenica no!

O meglio, il pane lo faccio io e le uova sono del contadino (un post lo meritano solo i farmers market), ma l'avocado non è per nulla macrobiotica, qui, però, sono da sturbo. Di una qualità che a Milano non ho mai visto, piccoli, scuri, molto saporiti e profumati: una vera delizia e se avete visto qualche puntata dei programmi di Nigella sapete di cosa parlo. Li vendono in tutti i supermercati o maturi e pronti da mangiare o da maturare a casa, con una certa differenza di prezzo. 
Comprate gli avocado belli maturi o fateli maturare in casa, devono essere morbidi al tatto e non verdi brillanti all'interno, si devono spappolare senza sforzo con una forchetta, se sono sodi sanno di saponetta. Occhio che abbiano il picciolo.

Una vera NON ricetta!

Pane integrale con semi (meglio se fatto in casa e con pasta madre)
1 avocado
1 uovo
sale
pepe
succo di lime

Tagliate a fette il pane e grigliatele. A parte pelate, togliete il nocciolo e schiacciate l'avocado in una ciotola condendolo con lime, sale e pepe. 
Tenete in caldo il pane e cuocete l'uovo come più vi aggrada. In questo caso ho preferito strapazzarlo con sale e una puntina di harissa.


lunedì, aprile 04, 2016

Del perché e del percome ...

Ci ho pensato per giorni, forse pure un pochino di più.

Ci sono persone che in questi mesi (tanti) di assenza completa mi hanno scritto e si sono preoccupate per me. A queste e forse un pochino a me stessa devo una piccola spiegazione.

Il blog è stato in pausa o meglio in ripensamento, perché lo è stata e lo è ancora tutta la mia vita.

Oh niente di tragico o di drammatico! Solo che che la mia vita ha fatto un giro di frittata.
Un riassunto.
Da qualche mese non vivo più in Italia, ma qui:




Chi mi conosce, sa che erano anni che lo dicevo "l'Italia non mi piace più, il lavoro mi sta stretto, vorrei andarmene e andarmene in Inghilterra"
Per anni ho creduto fosse solo un sogno, ma ho un marito, che a volte mi ascolta un po' troppo e visto che l'Italia non piaceva più nemmeno a lui, si è messo in gioco e nel giro di un mese ha trovato un altro lavoro (meglio pagato e più interessante) a due passi da London Bridge.
E stile principe azzurro travestito da ing (il che smorza subito il tono romantico) mi ha portato con lui.

E siamo stati folli, forse completamente incoscienti perché non abbiamo lasciato tutto perché senza lavoro o senza casa, ma perché qui abbiamo la speranza di avere una prospettiva diversa. 
In un'età dove di solito si tirano i remi in barca, noi stiamo riniziando tutto da capo.

Ora, dopo mesi di decisioni da prendere e paure da affrontare, ho voglia di farmi sentire di nuovo. Non so se qualcuno avrà ancora voglia di ascoltarmi, ma tant'è si scrive per se stessi prima di tutto.


Vi racconterò, a puntate, cosa ha voluto dire spostarsi e ribaltare la propria e l'altrui vita (famiglia, amici, gatti, lavoro). 
A questo aggiungerò luoghi, negozi, posti che sto imparando a conoscere e ad amare e brevi indicazioni su cosa fare a Londra di diverso (non facile, ma ci proverò) e su come arrivare qui ... metti che qualcuno sia interessato ad aumentare la comunità italiana :)

Cosa faccio ora?
In Italia, oltre al mio lavoro di content manager, ho insegnato per 10 anni tai chi e pratiche energetiche ... Beh ora pratico, studio, frequento corsi, corro, cerco di capire come funziona il mondo in un'altra lingua e mi dedico a capire cosa sul serio voglio essere di nuovo e, visto che non ho vent'anni, mi prendo il tempo per farlo (mi frullano in mente idee folli e questo è il posto giusto per tentare salti in alto).


Ricette?????
Oh yes vi ribeccherete pure quelle, ma per ora solo una foto dei miei pranzi 
britannici. Sì, ci sono gli scones ... parlerò pure di loro!


PS Se passate di qui, contattatemi e andremo a prendere una cuppa insieme!


martedì, gennaio 20, 2015

La zuppa del conforto





















Ogni zuppa, minestra, passato o roba calda per me è confortante.

Sono una sostenitrice della minestrina, è per me il cibo dell'influenza, della domenica sera o di quando sono triste e pure di quando non lo sono: stelline, brodo vegetale e un cucchiaio di lievito mescolato a mandorle. 
Amo la miso in modo innaturale e ho un marito che mi ha conquistata cucinandomi il minestrone con 35°. 
Per me la zuppa in genere è sul serio il cibo dell'amore, tanto che la faccio spesso quando invito i miei amici speciali. L'alternativa è il risotto (o il risotto al salto per chi è più speciale di altri).
Amare le zuppe è inoltre molto molto macrobiotico.
Però sto divagando.

Ci sono zuppe che mi confortano più di altre. 
Questa è perfetta. Fa bene all'anima, al corpo, è profumatissima, è l'inverno (ceci, erbe amare, brodo, carote) con un pizzico di estate (peperoncino, pomodoro secco, aglio).
Si può fare anche coi ceci in scatola, certo è migliore con quelli secchi, ma non sono una gran programmatrice di menu, quindi vedete voi se avete tempo o no.

L'idea di questa zuppa l'ho presa da Moka di Coquinaria, un forum di cucina spettacolare che lurko tutti i giorni con costanza da anni e anni.

Se amate le minestrine, leggete questo: Lella Costa

3 carote
2 spicchi d'aglio
10 pomodorini secchi
un pezzo di peperoncino fresco (o un pizzico di quello secco)
250 gr di ceci già cotti 
150 gr di tubetti
1 cucchiaio di dado vegetale (quello fatto da me)
una manciata di erbe amare (per me i gambi delle cime di rapa)
rosmarino e alloro (se vi piacciono)
acqua qb
2 cucchiai di olio extra vergine d'oliva
sale

Frullate carote, aglio, peperoncino, pomodorini in modo non troppo fino.
Mettetelo in una pentola con l'olio e fate stufare per benino unendo qualche cucchiaio di acqua.
Unite i ceci e le erbe amare, le erbe aromatiche e fate saltare, poi coprite con il brodo vegetale e fate cuocere per 30
minuti. Deve essere abbastanza brodosa quindi aggiungete acqua o brodo se vedete che si asciuga troppo.
Alla fine unite la pasta, aggiustate di sale e servite ben caldo. 
A volte, accanto ci piazzo una fetta di pane bruscato e sfregato con l'aglio .

venerdì, dicembre 05, 2014

Curry di zucca




















Vado matta per tutto ciò che è zupposo e zuccoso. Basta che la temperatura scenda sotto i 15° e la mia cucina diventa una fucina di minestroni, zuppe, vellutate e di curry.

Tutta roba con una cottura lunga, molto riscaldante per il corpo e confortante pr l'anima. Aggiungeteci poi che la zucca con la sua naturale dolcezza aiuta anche nella regolazione della glicemia e che i ceci, tondi, sono ideali per i reni (organi da tenere sempre coccolati in inverno) e avrete il cibo perfetto da accompagnare a un semplice riso integrale. E poi il colore è perfetto per rallegrare queste grigissime giornate.

Prediligo la pasta di curry thailandese perché è molto profumata, aromatica e comoda visto che è in pasta e si trova in gran parte dei negozi etnici. Io scelgo quello giallo, il meno piccante, ma non esagerate: in inverno il piccante è inutile. Ne basta una puntina per aromatizzare e per il colore serviranno solo curcuma e zucca.

1 cipolla
350 gr di zucca pulita e a quadrotti
1 tazza di ceci (150 gr gia cotti)
1 lattina di latte di cocco
1 lattina di acqua (più o meno, dipende da quanto vi piace denso il curry)
1 patata (opzionale)
2 carote
1 cucchiaio di olio vegetale bio (sesamo o arachidi o girasole)
1/2 cucchiaino di pasta di curry thai gialla
1 cucchiaino di curcuma
1/2 cucchiaino di semi di senape
4 foglie di curry (opzionali)
1 cucchiaino di succo di limone
sale

In una pentola dal fondo spesso (la ghisa è la mia preferita) mettete l'olio e tutte le spezie. Fate tostare a fuoco bassisimo e poi unite la cipolla affettata sottile. Salate e fate stufare, unendo qualche cucchiaio d'acqua se necessario.
Quando la cipolla sarà trasparente potete unire i ceci, 3/4 della zucca, la patata e le carote tagliate a tocchetti non troppo piccoli.
Fate saltare per qualche minuto e poi unite il latte di cocco. Chiudete con un coperchio e fate cuocere per almeno un'ora e mezza, unendo acqua se necessario. A mezz'ora dalla fine della cottura unite il resto della zucca (l'altra parte si sarà praticamente sfaldata e così avrete qualche quadretto di zucca decorativo e più al dente da gustare).
Prima di servire, aggiustate di sale e unite del coriandolo fresco, se lo avete (è una pianta scemissima da coltivare in balcone) e qualche goccia di limone per dare una nota acida al tutto.

L'ideale è farlo la mattina e servirlo la sera: profumi e sapori si saranno meglio amalgamati.
Il pane piatto della precedente ricetta o il riso integrale saranno un accompagnamento ideale.


venerdì, settembre 19, 2014

Pane piatto


Lo so è una traduzione becera di flat bread, una categoria di pani che va dalla focaccia alla pita e che nei paesi anglosassoni è molto amato ed è la mia salvezza nelle cene all'ultimo momento (si congela in modo magnifico), quando il marito finisce il pane, a colazione quando manca di tutto o ho voglia di viziarmi, come nella foto. 
Inoltre mi consente di smaltire le eccedenze di pasta madre e di farine.

Io adotto il sistema 3/4 di cottura e poi grill da surgelato, in questo modo diventa un po' croccantina la superficie, ma nulla vieta di cuocerlo del tutto e poi scongelarlo a temperatura ambiente con passata velocissima in forno così da gustarlo più morbido.
Non ho provato a farlo con il lievito di birra, perché sono intollerante, ma per 500 gr di farina non metterei più di 3 gr di lievito secco o 8 di fresco. I tempi di lievitazione saranno un po' più rapidi.
Non usate mai acqua tiepida o calda con la pasta madre, i fermenti soccomberanno e allora non potrete lamentarvi che il pane non lievita.


500 gr di farina (miscela di farina 0, integrale oppure farro/orzo per un gusto più particolare)
100/150 gr di pasta madre rinfrescata
320 ml di acqua
1 c di olio extra vergine
sale

Sciogliete bene la pasta madre nell'acqua (potete anche lasciarla a mollo per un'oretta), poi unite l'olio, le farine e infine il sale. Impastate facendo assorbire per bene l'acqua alla farina e fino a ottenere un impasto elastico, morbido e non appiccicoso (con l'impastatrice ci vorranno 5/8 minuti, a mano non meno di 15). Fate una palla e mettetela a lievitare un una ciotola leggermente oliata e coperta con un panno umido. Se fa freddo, cacciatela nel forno con la luce accesa.
Quando è raddoppiata, dividetela in due e stendetela in due teglie coperte di carta forno; non deve essere più spessa di un cm.
Lasciatela riposare il tempo di portare a temperatura il forno (10/15 minuti) sempre coperta con un panno umido. 
Se volete mangiarlo subito, cuocete a 220° per 10 minuti, abbassate a 200 per altri 5 fino a quando la superficie è bella bollosa e dorata. 
Se invece volete congelarlo cuocete per 10 minuti a 220° fate raffreddare, tagliate a pezzi, mettete nei sacchetti e poi in freezer. Al momenti di consumarlo dovrete solo metterla sotto il grill per 3/4 minuti senza nemmeno scongelarla.

Di solito servo questo pane a striscette con hummus o salsine varie. 
In alternativa e sempre in onda mediorientale, potete mischiare un cucchiaio di zaatar o dukkah con un cucchiaio abbondante di olio, un pizzico di sale e spalmare il composto sul pane caldo.

giovedì, settembre 04, 2014

Tabouleh



Nemmeno provo a scusarmi per l'assenza, tanto dovrei essere avvolta in tonnellate di cenere per la mia pigrizia e distrazione.

E' un anno non complicato, ma pieno di nuovi inizi, riscoperte, fermate e riavvi, addii cercati ed esaltanti incontri. Di fondo tutte cose che mi hanno distratto non tanto dalla cucina (forse persino da quella ...), quanto dal far foto, dal documentare gli esperimenti prima di mangiarli e dal prendere appunti.

Mi auguro di mettere alcuni punti fermi o almeno punti e virgole con il proseguire dell'autunno, dato che quest'anno al nord l'estate non è mai sul serio arrivata e forse sono trai pochi che non si è molto lamentata della cosa.

La mia passione per la cucina degli altri continua e in questo periodo mi sto orientando verso il medioriente, grazie anche a un delizioso librino francese Liban di Linda Louis.

Il tabouleh è un po' come lo strudel di mele, ci sono decine di ricette differenti, ma quello libanese è il mio preferito, visto che non prevede gli odiatissimi cetrioli.
E' decisamente un piatto estivo e da mangiare non in enormi quantità dato che è quasi tutto crudo e freddo e la notevole quantità di prezzemolo. E' però molto sfizioso, ricchissimo in vitamine, antiossidanti e sali minerali, soprattutto calcio e ferro. Perfetto se accompagnato da pita o pane integrale. Ideale è farlo la mattina e consumarlo la sera in modo che i sapori si siano ben amalgamati.

2 mazzi di prezzemolo (più o meno 150/180 gr)
2 cucchiai di bulghur integrale (40 gr)
2 pomodori grandi o 8 datterini
2 cipollotti
2 cucchiai di succo di limone
4 cucchiai di olio extra vergine d'oliva
sale

Lavate e tritate non troppo finemente in prezzemolo.
Sciacquate e cuocete il bulghur in acqua salata per 15 minuti, poi scolatelo e asciugatelo bene. Se volte una consistenza croccante fatelo asciugare in una padella o in forno, tenendolo d'occhio perché brucia che è un piacere.
Tagliate a fettine sottili i cipollotti e a cubetti i pomodori.
Miscelate bene olio, limone e sale.
In una ciotola unite tutti gli ingredienti e mettete in frigo. Va servito fresco (non congelato) e accompagnato da salse varie e pane arabo.
Volendo potete sostituire parte del prezzemolo con la menta, ma per quanto ne abbia il terrazzo invaso, non la amo moltissimo e mio marito proprio la detesta.















Lo so ho dei mici molto strani, di solito prima rubano, poi assaggiano e, quando non piace ci giocano e spargono i rimasugli per casa.

venerdì, marzo 14, 2014

Zucche zucche zucche

















Ormai sono conosciuta al mercato per essere quella delle manie, zucche e cime di rapa fino a primavera, poi carciofi e asparagi, niente frutta, tanti limoni e radicchio a gò gò.

Queste purtroppo sono le ultime, ma ne ho congelate a chili e ho scoperto di recente che se voglio farmi regalone, visto il costo assurdo, mi compro una butternut al NaturaSì.

La zucca la amo sempre, comunque, in ogni dove e con qualunque cosa, dalla pasta ai dolci.
Peccato che quest'anno non solo non abbia mai fatto freddo, ma abbia fatto caldo troppo presto per cui la stagione si è accorciata parecchio.
Il loro dolce naturale però fa bene tutto l'anno: calma gli eccessi glicemici, tranquillizza la voglia di dolce e coccola lo stomaco, magari già messo a dura prova dai gelati.

Questa ricetta è dedicata a chi ama l'agrodolce e le cotture magari non lentissime, ma non da ultimo minuto. Ha però il vantaggio che il sapore migliora il giorno dopo e che se avanza è perfetta se messa in un fagottino di sfoglia e piazzato in forno.
Secondo me un buon accompagnamento può essere una pietanza dal sapore leggermente piccante.
Per cotture del genere io prediligo il wok o le pentolone di ghisa.


500 gr di zucca a pezzetti
1 cipollotto a fettine sottili
1 cucchiaio di malto di riso (o agave)
2 cucchiaio di mirin
1 cucchiaio di olio di extra vergine leggero o altro olio vegetale
1 cucchiaino di olio di sesamo
acqua qb
sale
semi di sesamo

Tostate i semi di sesamo a secco e poi dategli una piccola pestata con il retro di un cucchiaio.
Fate scaldare l'olio e salateci il cipollotto, poi unite la zucca, il malto e il mirin e saltate per 5 minuti.
Il sugo si addenserà, coprite di acqua e fate cuocere a fuoco dolce.
Quando sarà tutto molto morbido ma non disfatto, unite l'olio di sesamo e i semi pestate. Aggiustate di sale e servite. Pare strano, ma la zucca così è buona anche a temperatura ambiente.
A posto di semi di sesamo e sale, potete usare (meglio!) il gomasio.

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E qualche cosa faccio a parte cucinare le stesse cose o dimenticarmi di fotografare quelle nuove.

Volete saperne di più sulla macrobiotica, vi interessa parlare di alimentazione, sapere come sopportare questa eterna primavera (o eterno autunno) senza impazzire e sentirvi pieni di doloretti???
Volete riempirvi di energia con fatica minima???

Il 5 aprile al centro Il segreto dell'acqua di Sesto San Giovanni terrò una mini conferenza sull'argomento!

Un cosa non troppo noiosa o dolorosa, un paio di ore (o qualcosina di più) di mattina, in cui introdurrò l'argomento "come essere macrobiotici un giorno a settimana" e risponderò a tutte, o quasi, le domande che mi farete.

Seguirà post più esaustivo, per il momento segnatevelo!

venerdì, gennaio 24, 2014

Robe golose



















La ricetta, anche se non è una ricetta, non è mia e sta ovunque sul web.
E tanto meno è macrobiotica, nel senso rigido della parola.
E' venerdì e, dopo una settimana così umida che penso mi cresceranno le branchie, ci vuole una coccola.

Non amo i dolci in generale, non riesco da sempre a mangiare dolci prima delle 10 del mattino e, in generale, i dolci a fine pasto mi nauseano e se fosse per me le pasticcerie fallirebbero e ammetto di amare poco anche i dolci naturali o macrobiotici. 
Amo di fondo solo il cioccolato, possibilmente a barrette, fondente sopra l'80% e mai sopra i 18° di temperatura esterna.
Sono strana e molto petulante ;DD

Ma la panna di cocco dovevo provarla, sono una scimmia curiosa e poi poteva essere un'alternativa golosa da proporre agli amici (i quali, se vengono a casa, sanno di doversi portare il dolce).

In effetti è buonissima. Da consumare a piccole dosi, ma ha il pregio di durare bella montata anche due o tre giorni in frigo.

Avete un barattolo di latte di cocco in dispensa e non sapete che farne (a parte ottimi curry)?

Beh cacciatelo in frigo per tutta una notte, il giorno dopo apritelo, levate la parte più liquida (non buttatela, ma tenetela da parte e usatela per verdure, curry o zuppe), mettete la parte solida in una ciotola e montatela con le fruste elettriche fino a quando non sarà bella soda e spumosa.
Non è necessario aggiungere zucchero, al massimo un po' di estratto naturale di vaniglia.

E' è più o meno buona con qualsiasi cosa, ma pure da sola per una golosa e goduriosa trasgressione. Con un pezzo di cioccolato mega fondente è perfetta!



giovedì, gennaio 09, 2014

La zuppa del rientro


















Un bel modo per ricominciare a prendere i ritmi giusti, senza nessun buon proposito.

Le vacanze di Natale mi hanno regalato dei ritmi lenti, tanta tranquillità e molte ore di silenzio; ora tocca rientrare nel mondo senza dimenticare un dono del genere.
... e magari depurandosi un pochino dopo gli stravizi natalizi.

Perfetto è un marito che va al supermercato (io, per contratto, non ci metto piede da 5 anni limitandomi la mercato locale e ai più divertenti negozi bio) e torna con verdure che lo incuriosiscono: ultima in ordine di apparizione il cavolo nero in grandi quantità.

Così ne è nata una sorta di ribollita o zuppa dei due fagioli.

E' perfetta: cavolo ricco di flavonoidi e sali minerali, fagioli riscaldanti e nutrienti (il legume dei reni, organo invernale per eccellenza), cottura lunghissima, ancora riscaldante e rinvigorente.
In più va cotta la sera e mangiata a pranzo o a cena il giorno dopo in modo da consentire ai sapori di legarsi meglio e quindi è ideale se si hanno ospiti a cena e non si vuole far tutto all'ultimo minuto; è anche una meravigliosa schiscetta.

2 mazzi di cavolo nero
1 tazza di fagioli cannellini secchi
1 tazza di fagioli borlotti secchi (io li avevo congelati freschi)
1 cipolla
1 carota
1 costa di sedano
1 spicchio d'aglio
1 rametto di rosmarino
un cucchiaio di timo fresco (o un cucchiaino di secco)
brodo vegetale
peperoncino
4 cucchiai di olio extra vergine

La sera prima mettete a mollo i fagioli per 10 ore e poi cuoceteli partendo da acqua fredda con un mazzetto di odori e uno spicchio d'aglio. Quando sono quasi cotti, scolateli e metteteli da parte.
Tritate aglio, peperoncino, cipolla, carota e  sedano e metteteli in una pentola larga con il fondo pesante insieme all'olio, al peperoncino e a un pizzico di sale e fateli stufare.
Lavate le foglie del cavolo nero e tagliatele a pezzi, schiacciando con il coltello la vena centrale legnosa (in questo modo la romperete, diventerà morbida in cottura e eviterete di fare troppo scarto).
Al soffritto unite i fagioli e il cavolo e fate saltare per un paio di minuti poi coprite con il brodo vegetale e fate cuocere per almeno due ore.
Per avere una consistenza più cremosa, frullate un paio di mestoli di zuppa.
Mettete al fresco per almeno una notte e il giorno dopo fate cuocere di nuovo per un'ora.
Prima di servire, in un pentolino scaldate appena un cucchiaio di olio con il rosmarino e il timo tritati e poi versate sulla zuppa.
Servite bollente con fette di buon pane vecchio o passato al grill (e magari fatto da voi) sfregato d'aglio. C'è chi, come mio padre e mio marito, mette il pane sul fondo dei piatti, ma a me non piace molto la consistenza e quindi preferisco tenerlo a parte e romperne dei pezzi nella zuppa man mano che mangio (ognuno è anomalo a modo suo).


martedì, novembre 26, 2013

... e di un dolce ripieno




















Non impazzisco per i dolci a meno che non contengano mele.
La torta di mele e lo strudel hanno popolato le mie merende infantili; avevamo sempre mele in balcone grazie a nonni, amici e parenti e mia mamma, da buona trentina, ne ha sempre fatto buon uso: dalla salsa di mele e cipolle per le carni al risotto con le mele fino alle frittelle di mele (quelle spesso me le sogno!)

Le mele, soprattutto cotte, sono anche un cavallo di battaglia della cucina macrobiotica, un dolce naturale che coccola lo stomaco e aiuta nell'equilibrare la glicemia soprattutto nei primi periodi di eliminazione degli zuccheri semplici (la notoria voglia di dolce o buco allo stomaco).

E quindi ho fatto una torta di mele.

impasto del post precedente
4/5 mele medie (qualità a vostro gusto, a me piacciono le annurka)
1 cm di radice di zenzero
succo di un limone
2 cucchiai di sciroppo d'acero

Togliete l'impasto dal frigo e dividetelo in due (uno per la base, uno per il coperchio) e spianatelo con un mattarello. La pasta deve essere sottile ma non trasparente altrimenti di aprirà in cottura facendo fuoriuscire il ripieno. Rivestite con uno dei due impasti una teglia antiaderente coperta di carta forno; mettete l'impasto per il coperchio su un foglio di carta forno e mettete il tutto in frigo.
Tagliate a cubetti le mele, grattugiate lo zenzero, mettete tutti gli ingredienti (mele, succo di limone, sciroppo d'acero, zenzero) in pentola, mescolate e fate cuocere per 10 minuti, in modo da asciugare un pochino le mele ed evitare che tutto il succo esca durante la cottura in forno rendendo troppo umida la base. Se il liquido fosse troppo, scolatene una parte. Fate intiepidire e accendete il forno a 180°.
Tirate fuori gli impasti dal frigo, versate le mele, pareggiate bene il ripieno e coprite con il resto dell'impasto unendo bene i bordi con l'aiuto di un pochino di acqua.
Fate dei tagli sulla superficie del dolce così da far fuoriuscire il vapore e spennellate il tutto con una miscela di acqua e succo d'acero.
Fate cuocere il forno per 40 minuti.
Servite tiepida o a temperatura ambiente.

venerdì, novembre 15, 2013

La storia di un impasto ... (1)



Si sa non amo i dolci, ma il periodo finto autunnale e la speranza dell'inverno mi portano a desiderare di essere in grado di proporre dolci a ospiti, amici, parenti e persino marito che non siano solo la mousse al cioccolato (troppo fredda e yin) o i budini. Spesso rimedio chiedendo agli ospiti di portarsi il dolce che preferiscono, ma non sempre è possibile.

Di contro amo poco le margarine di soia, per quanto utilizzabilissime, a me non  ne piace molto l'odore e sono spesso peggio di un cane da trifola.

All'inizio dell'estate complice una scorribanda al supermercato bio preferito e una serie infinita di ricette lette in rete, mi sono convinta a comprare l'olio di cocco solido. Con qualche resistenza iniziale dovuta al fatto che è un alimento tropicale e dall'odore pareva una crema abbronzante.

In effetti è rimasto in dispensa intoccato fino alla scorsa settimana, quando presa da un momento di cucina matta e furibonda ho deciso di fare una torta e ho sperimentato (e variato) un impasto trovato in rete (Cleà e Food52 sopra tutti).

Mi sono ricreduta sull'olio di cocco, sa di crema abbronzante sia mentre si impasta, sia in cottura (per non parlare delle mani), ma è assolutamente insapore e dona fragranza e giusta consistenza agli impasti.

Se avete una casa fresca tenete l'olio di cocco fuori dal frigo, se no mettetelo in frigo e ricordatevi di tirarlo fuori almeno un'ora prima, altrimenti dovrete usare uno scalpello.

Nel farlo comportatevi come con qualsiasi impasto burroso, ovvero mani fredde, tavolo per impastare freddo e, se usate la planetaria o il frullatore (che per gli impasti veloci come questo va benissimo, evita di sporcare e viene molto meglio), bicchiere in frigo.
Inoltre dopo aver ottenuto l'impasto piazzatelo nel frigo per almeno mezz'ora (serve anche a far rilassare la maglia glutinica e quindi a fargli perdere elasticità) e dopo averlo steso nella teglia rimettetelo nel frigo per altri 30 minuti e comunque fino al momento dell'utilizzo. Questo eviterà che il grasso venga rilasciato e di ottenere una torta unticcia.

Come misura ho utilizzato le cup ... mi sono innamorata dei misurini a forma di cuore trovati da Tiger ovvero l'ikea della stupidaggine (a Milano ce ne sono ben due in centro e quindi pericolosamente vicini al mio ufficio). Hanno accessori da cucina colorati e deliziosi.

1 cup e 1/4 di farina 0
1 cup di farina semi-integrale
1/2 cup di olio di cocco solidificato
1 cucchiaio di sciroppo d'agave o malto di riso
1/2 cup di acqua 
1/2 cucchiaino di sale fino

Mettete in un'impastatrice o frullatore tutti gli ingredienti solidi e mescolate bene; unite a filo prima lo sciroppo d'agave/malto e poi l'acqua fermandovi quando comincerà a fare le briciolone.
Versate tutto su una spianatoia, date una veloce impastata tanto da ottenere una bella palla elastica, avvolgete nella pellicola e piazzate in frigo.

La prossima volta vi dirò con cosa l'ho riempita ... il marito ancora non ci crede!



venerdì, settembre 13, 2013

... e quasi fine d'estate




















Un'estate buffa, iniziata tardissimo, con poche settimane di vero e terrificate (per me) caldo, settimanali tempeste d'acqua e con le vacanze, in parte, ancora da fare.
Un'estate in cui ho cucinato il meno possibile, godendomi una straordinaria pigrizia fatta di amiche (anche amici, ma è stato un periodo molto femminile), libri, gomitoli, piante e gatti.
Ora mi godo l'avvicinarsi delle vacanze e della subitanea ripresa a ottobre di lavoro, corsi di vario genere e trantran vario.

Il mio unico appuntamento settimanale è stato quello con la pasta madre e la panificazione.
L'allergia ai lieviti e un marito che ha definitivamente abbandonato le orride brioche della mattina (nemo profeta in patria, sono l'unica macrobiotica in famiglia e tale sono destinata a rimanere) per un più salutare pane e marmellata, mi costringono a fare il pane tutte le domeniche.

Ho però una pasta madre parecchio allegra e quindi spesso mi ritrovo a fare, oltre a un enorme panone, anche simil piadine, pizza o focaccia.

Questa è la mia focacciona al rosmarino.

250 gr di pasta madre rinfrescata
350 ml di acqua
1/2 cucchiaino di sale
20 ml di olio per l'impasto + 20 ml per la superficie
500 gr di farina (ho mischiato farina 0 e integrale)
tanto rosmarino fresco
sale grosso

Sciogliete bene la pasta madre nell'acqua (se si usa la pasta madre meglio che l'acqua si fresca, massimo a temperatura ambiente, mai tiepida o peggio calda), poi unite olio, sale, farina e impastate fino a avere un impasto elastico e liscio. Più si impasta meglio è.
Mettete a lievitare in una ciotola leggermente unta e coperta da un panno umido. Se la stanza è fredda, cacciate la ciotola nel forno con la luce accesa.
Quando l'impasto sarà raddoppiato, lavoratelo senza sgonfiarlo troppo e stendetelo in una teglia. Allargatelo bene e poi copritelo con una pellicola per alimenti leggermente unta, in questo modo potrà ri-lievitare senza seccarsi.
Aspettate che l'impasto raddoppi di nuovo, accendete il forno (statico) a 220° e fate una miscela con 20 ml di olio e altrettanto di acqua e spalmatela sulla focaccia facendo dei piccoli buchi con le dita.
Sciacquate il rosmarino fresco, lasciatelo leggermente umido così non brucerà in cottura e spargete gli aghi sulla superficie della focaccia insieme a qualche grano di sale grosso.
Infornate a mezza altezza e cuocete fino a quando la superficie non sarà dorata.

venerdì, luglio 05, 2013

Voglia d'estate



















Se l'anno scorso mi potevo lamentare del caldo assurdo, ora devo solo starmene zittina, anche se Milano continua a essere una città dove bastano 5° in più per avere afa, asfalto appiccicoso e persone pazze che mettono i condizionatori a 17° (e che ancora non hanno capito come faccio a manometterli).

Tutto è in ritardo, sul mio terrazzo le piante hanno un'aria primaverile, i gelsomini stanno ancora fiorendo, i mandarini mi hanno mandato a quel paese (col piffero che mettiamo fuori i fiori prima dei 32° costanti), le insalate ci mettono il doppio a crescere abbastanza da farsi mangiare e i peperoncini hanno cominciato a far frutti mentre ero a prendere il sole in Sardegna.

Una sorta di eterno autunno che mi ha messo una voglia matta di colore ovunque: compro solo cose ipercolorate e cucino cibi che mi trasmettano una forte allegria.
La macrobiotica è anche questo o meglio deve essere anche questo: niente cibi tristi o sempre uguali, nulla di pallidino, ma mettere nel piatto allegria, freschezza e stagionalità. Usate il cibo come una tela, mixate le consistenze e i profumi.

La ricetta di oggi è però merito del marito, anche se io ho fatto un paio di variazioni non approvate ...


20/30 pomodorini secchi 
1 peperoncino fresco, aromatico o piccante a vostro gusto
1 acciuga
la mollica di un panino integrale raffermo (se poi lo fate voi con la pasta madre, meglio)
2 spicchi d'aglio fresco
tante belle foglioline di timo fresco
3 cucchiai di olio extra vergine
sale
pasta a vostro gusto

Sciacquate velocemente i pomodorini e asciugateli. 
Tagliate a filettini sottilissimi i pomodori e il peperoncino e lamelle sottili l'aglio.
In una padella scaldate l'olio, metteteci pomodorini, peperoncino, acciuga e aglio e fate andare a fuoco bassissimo per almeno 30 minuti, controllando sempre che tutto non bruci (l'aglio se volete dopo una decina di minuti potete anche toglierlo). In questo modo l'olio diventerà di un meraviglioso colore rossastro e i pomodorini diventeranno morbidi.
Fate bollire l'acqua e gettate la pasta.
In un cutter o a coltello tritate grossolanamente mollica e mandorle.
Poco prima scolare la pasta, buttate in pentola la mollica e il timo, fatela saltare per bene, poi unite la pasta.

Potete anche aggiungere pinoli, uvetta, olive o capperi.

lunedì, maggio 27, 2013

A volte ritornano ...
















Dopo mesi di poche novità da cucinare, di troppi impegni e di mancata primavera (oddio, oggi ci sono le temperature di marzo ...) rieccomi: ero in letargo e di uscire dalla mia calda grotta non se ne parlava proprio.

D'altronde non mi sono quasi azzardata a cucinare cibi più freddi e primaverili: le temperature erano polari e le verdure stesse non erano un granché. Il mio corpo ha ancora bisogno di zuppone calde più che di torte salate e verdure crude.
Persino il mio terrazzo ha vegetato fino a fine a aprile ... e le piante mi guardano ancora con odio per avergli tolto tutte le copertine ed ho passato (passo e credo passerò, viste le previsioni) troppo tempo a ripararle dall'eccesso di pioggia più che a goderne i frutti.

L'unica cosa molto coltivata durante gli scorsi mesi è stata la pasta madre.
Suicidatane una due anni fa causa trasloco e troppo poco tempo a disposizione, ho deciso di riniziare a produrre pane e pizza con la pasta madre grazie a un'allergia ai lieviti che è tornata a tormentarmi e alla decisione  molto autonoma (ehmmm) del marito di abbandonare la colazione con brioche per quella con pane e marmellata.

Me ne sono fatta regalare un pezzetto da un'amica speciale e così sono tornata ai vecchi riti di rinfreschi e cura del "blobbino".

Ho una pasta madre molto attiva, che raddoppia in meno di due ore e che a volte avanza e così quando non abbondo in pane o pizza o focaccia, la trasformo in una via di mezzo tra la piadina e il chapati.

Non ci sono dosi, se non prendere la pasta avanzata, farla lievitare per un'ora al caldo e poi farne tante palline da appiattire con il mattarello e cuocere sulla piastra fino a un leggero abbrustolimento della superficie,
All'impasto potete aggiungere erbe aromatiche fresche o secche, buccia di limone, semi di sesamo etc.

Si cuociono e si servono belle calde, magari con hummus e cuscus.

martedì, marzo 26, 2013

Curry di cavolfiori e patate dolci




















Il curry è uno dei miei cibi coccola: caldo, colorato, morbido e pieno di profumi. 
Viste le previsione dei prossimi giorni (è la prima volta che a marzo il mio terrazzo è ancora in assetto invernale) potrebbe diventare la portata principale del pranzo di pasqua.
Mi rimette al mondo durante le giornate di pioggia o quando sono molto stanca. Il profumo del curry e del basmati sono gli unici odori di cibo che riesco a tollerare fino a sera.
Ne faccio sempre in quantità industriali in modo da averne un po' nel congelatore come forma di pronto soccorso quando torno a casa troppo tardi o non ho voglia di pensare a cosa ho nel frigo.
Mi basta solo aggiungere del basmati integrale o semi integrale come accompagnamento e ho la cena perfetta.

Inoltre è un ottimo svuota frigorifero e si può fare più o meno con tutto.
Per le spezie potete usare la pasta di curry thai (ne vado pazza, è un mix geniale), i mix per curry già pronti o sbizzarrirvi con curcuma, cardamomo, assa fetida, cannella, peperoncino, zenzero etc. 

Di solito  lo preparo la sera per il giorno dopo in modo che tutti i sapori si assestino e si mescolino per bene.

Il latte di cocco può essere sostituito dal brodo vegetale (non usate mai il latte normale o peggio la panna); la cremosità è data dalla lunga cottura.

Se volete 5 minuti prima di servire potete unire dei gamberi sgusciati.


2 cipolle gialle
2 spicchi d'aglio
1 cavolfiore diviso a cimette
1 patata dolce grande
1 lattina di latte di cocco da cucina
1 cucchiaino colmo di pasta di curry thai giallo
1 pezzo di zenzero fresco di 3 cm
il succo di un limone o di un lime
2 cucchiai di olio di sesamo o di arachidi bio
prezzemolo o coriandolo fresco
brodo vegetale qb

Affettate molto sottili le cipolle e lo zenzero e tagliate a tocchetti la patata dolce (di solito sono enormi).
In un pentola di ghisa o adatta alle cotture lunghe, scaldate l'olio con la pasta di curry e metà dello zenzero. Quando le spezie cominciano a profumare, unite le cipolle con un pizzico di sale, mescolate bene e stufate fino a quando non diventeranno trasparenti.
Unite il cavolfiore e la patata, mescolate bene e coprite con brodo vegetale.
Quando il brodo si sarà assorbito unite il latte di cocco e fate cuocere per almeno altri 30/40 minuti.
il tutto dovrà essere quasi disfatto e morbidissimo.
Aggiustate di sale e di piccantezza unendo altro curry (fatto scaldare in un pentolino a parte con pochissimo olio) o del peperoncino.
15 minuti prima di servire unite del prezzemolo o coriandolo fresco tritato, lo zenzero e il succo del limone. 
Servite con del basmati o del riso a chicco lungo cotto a vapore.

mercoledì, marzo 06, 2013

Gambi di velluto


















Se c'è una cosa che non sopporto è buttare via il cibo; non sono una maniaca dell'utilizzo dello scarto (ci fanno intere trasmissioni e alcune cose mi lasciano piuttosto scettica), ma i gambi di alcune verdure sono buonissimi soprattutto se cucinati freschi.

Massimo, il mio spacciatore verdurifero, ha quasi sempre broccoli e cime di rapa spettacolari e se mi ricordo di cuocerle nel giro di 24/36 ore posso utilizzarle quasi al completo. Diversa è invece utilizzare quelle robine mollicce e depresse che a volte si possono scovare nel frigo quando per troppi giorni si è fuori casa o ci si dimentica di fare pulizia prima delle ferie. In questo caso ci si può fare la "zuppa del senso di colpa" o del buon dado vegetale (se non sono cavoli).

L'altro giorno mi sono ritrovata con gambi di broccolo, cime di rapa e parte verde dei porri e ne ho fatto una vellutata deliziosa, perfetta per questi giorni di pioggerella uggiosa che fa entrare il freddo nelle ossa. 
Tutti i parenti dei cavoli hanno oltre a notevoli proprietà antiossidanti, anche il pregio di scaldare nel profondo i reni e di farci sentire caldi con uno sforzo minimo.
Un cucchiaio di miso fuori fuoco renderà questa zuppa un vero trattamento di bellezza per il vostro corpo.

Non ci sono dosi esatte perché quando si tratta di scarti non si possono fare previsioni.

gambi di broccolo
gambi di cime di rapa
foglie esterne e dure delle cime
parte verde dei porri
olio extra vergine d'oliva qb
brodo vegetale
sale 
1 cucchiaio di miso (qualità a vostro gusto)

Mentre pulite le verdure, separate i gambi o le parti esterne dure e filacciose. Togliete la parte più esterna dei gambi dei broccoli e dei porri (sono durissime e spesso molto sporche o rovinate) e fate il tutto a pezzetti.
In una pentola dal fondo pesante mettete un cucchaio di olio e saltate prima i porri poi tutte le altre verdure per qualche minuto. Coprite di brodo vegetale o di acqua a cui avrete aggiunto un cucchiaio di dado vegetale, meglio se fatto in casa e fate cuocere fino a quando tutto non sarà morbidissimo.
Passate la minestra al minipimer, aggiustate di sale e pepe, unite fuori fuoco il miso e servite ben caldo con dei crostini.
Se volte aumentare la densità della zuppa, unite anche dei fagioli già cotti.